Conclusioni del Convegno in provincia su “Il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e la Tuscia”

Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – Il  15 ottobre scorso si e’ svolto presso la sede della Provincia l’importante convegno “Il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e la Tuscia: una scelta impossibile”, un dibattito tra enti, associazioni e politica della Tuscia sulla questione dell’individuazione dei siti ove depositare le  scorie nucleari.

Il convegno si è concluso con la richiesta-proposta di svolgere a Viterbo il seminario nazionale dedicato al Piano di localizzazione dei rifiuti radioattivi relativo  al Lazio  del 9 novembre.

Al convegno hanno partecipato istituzioni, studiosi, associazioni, amministratori e politici del territorio, insieme, senza alcuna distinzione, nè di area geografica nè politica, perché è l’intera Tuscia unita che deve dire no al deposito di scorie nucleari Sogin.

Una sede istituzionale, la sala consiliare della Provincia di Viterbo, e tanti partecipanti tra amministratori, associazioni ed enti: la Tuscia si unisce per dimostrare che il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi è una scelta impossibile.

Co-invitata di pietra” la Sogin, a cui sarà giunto un forte messaggio dal territorio, che sarà ribadito dal seminario nazionale del 9 novembre, dedicato  alle controdeduzioni ufficiali, l’unica tappa in cui è possibile opporsi come privati ed associazioni.  

E’ la politica a dover dare le parole più ferme, e inizia il presidente Nocchi, padrone di casa: “Siamo tutti uniti per la tutela della nostra casa comune, il nostro territorio, che va tutelato”, seguito dai rappresentanti regionali, come l’assessore Lombardi, che parla anche a nome del collega Valeriani: “Ci siamo opposti sin da subito, noi ci siamo per dire che il Lazio non è un’area idonea”, e ancora il consigliere Panunzi: “Sono molto soddisfatto della risposta del territorio, unito per opporsi a questa possibile scelta”. Dal Parlamento, l’onorevole Rotelli: “Stiamo lavorando per dare la massima immagine alla Tuscia dal punto di vista turistico, e spesso il Mibact ha combattuto con noi contro il fotovoltaico Mi chiedo come lo Stato che si è opposto prima sia lo stesso Stato che propone un deposito della durata di centinaia di anni”, e il senatore Fusco: “Non è pensabile che tutto si debba concentrare in questo territorio. La Tuscia non ha bisogno di rifiuti, né tossici né normali, Abbiamo già dato”.

Ricordiamo che nella  Tuscia le aree individuate sono 22 su 67 a livello nazionale. i comuni coinvolti 14 e gli ettari di terreno più di 7500, distribuiti in due blocchi. Maremma e Monti Cimini.

Due aree strategiche per lo sviluppo del territorio provinciale. Una provincia che ha inoltre, dati Istat, un numero di aziende agricole e di superficie agricola utilizzata tra i più alti a livello nazionale.

I comuni interessati e il numero di aree in cui è inserito il loro territorio sono: Tuscania, il suo territorio è riportato in 7 distinte aree, Canino 5, Montalto di Castro 4, Arlena di Castro 4, Vignanello 3, Corchiano 3, Piansano 2, Tessennano 2, Ischia di Castro 2, Soriano nel Cimino 2, Gallese 2, Cellere 1, Tarquinia 1, Vasanello 1.

La carta nazionale del governo ha individuato nella Tuscia il 32% dei territori ritenuti idonei in tutta Italia. Più di tutti. Una percentuale che arriva al 92% se si considerano le sole aree del centro Italia. Ventiquattro. Ventidue riguardano la provincia di Viterbo, una quella di Grossetto e l’ultima la provincia di Siena. Per quanto riguarda il resto del paese, a nord le aree ritenute idonee dalla carta nazionale sono 8, a sud 17 e nelle isole 18.

Il convegno si è concluso con la richiesta di svolgere a Viterbo il seminario nazionale dedicato al Piano di localizzazione dei rifiuti radioattivi relativo  al Lazio  del 9 novembre.

Ricordiamo che a  promuovere il convegno del 15 ottobre, indetto dalla Provincia di Viterbo, sono stati i comitati per la salvaguardia del territorio di Corchiano e della Tuscia, Montalto Futura, Maremma Viva, Verde Tuscia, le associazioni Italiana Cultura e sport (sez. Viterbo), Italia Nostra (sez. Tarquinia) e Pro loco Gallese, il Sovrano Militare Ordine di Malta e il Biodistretto della Via Amerina e delle Forre.
Alcuni responsabili sono stati coinvolti anche come relatori, e a loro si sono aggiunti la Soprintendenza archeologica dell’Etruria Meridionale, Giovani Confagricoltura e Federalberghi.