Bitcoin, la risposta ai problemi economici dei prossimi anni

NewTuscia – Perché un sistema monetario fiat funzioni, ha bisogno di fiducia nei guardiani del denaro. La gente, infatti, deve credere che domani la moneta sarà preziosa quanto lo è oggi. In caso contrario, il sistema collasserà. Tale scenario potrebbe essere imminente, secondo uno studio della Deutsche Bankintitolato Imagine 2030. La sua argomentazione, difatti, si impernia sul fatto che la politica monetaria espansiva delle banche centrali sta erodendo la fiducia dei cittadini nelle valute governative.

Da molto tempo, i guardiani monetari non perseguirebbero più la stabilità dei prezzi come obiettivo primario, ma, come braccio esteso di policy maker, manterrebbero artificialmente bassi i tassi di interesse per facilitare agli Stati il rifinanziamento dei loro debiti. All’interno di questo studio, si sostiene, ad esempio, che prima che i governi consentano un aumento dei tassi di interesse, è più probabile che cambino i mandati delle banche centrali.Quanto accennato, pertanto, palesa che, probabilmente si alimenterà ulteriormente l’inflazione, il che incrementerà ulteriormente i dubbi sulla carta moneta. La domanda di valute alternative come Bitcoin potrebbe, quindi, salire alle stelle.

Ma le criptovalute sono davvero i mezzi di pagamento migliori? I critici discutono principalmente di volatilità. Affinché una valuta possa essere accettata, il suo valore deve essere stabile. Se lunedì il prezzo sale del tre per cento e scende del cinque per cento mercoledì, i giocatori d’azzardo saranno felici, ma la maggior parte delle persone non accetterà facilmente tale valuta come mezzo di pagamento stabile. Il sito https://bitcoin-profit.org/it/, è risultante essere un fondamentale punto di riferimento.

Per i più esperti, date le oscillazioni dei prezzi, i token crittografici non sono adatti per una fidelizzazione affidabile del valore o come unità di calcolo. Oggettivamente, allo stato attuale delle cose, non serve essere un grande analista per osservare che vi siano dei palesi ostacoli per un sistema finanziario basato su criptovalute. In primo luogo, gli Stati e le autorità di regolamentazione dovrebbero riconoscere ufficialmente le valute digitali come mezzo di pagamento per stabilizzare il tasso di cambio.

Si richiederebbe, quindi, il supporto dei fornitori di servizi di pagamento, delle società di carte di credito e dei commercianti per creare una portata globale. Infine, i fornitori dovrebbero, comunque, trovare soluzioni alle potenziali minacce come attacchi informatici o interruzioni di corrente in modo che gli hacker non causino il collasso del sistema.I critici vedono un altro problema, specialmente con il leader di mercato ovvero il Bitcoin.

Se l’economia cresce, la massa monetaria deve effettivamente crescere. Dopo tutto, ha anche bisogno di più denaro per acquistare i beni aggiuntivi e prodotti. I banchieri centrali adeguano,pertanto, costantemente l’offerta di moneta. Tuttavia, la quantità di Bitcoin è limitata a 21 milioni. Questo protegge il Bitcoin dall’inflazione, ma il sistema tende alla deflazione. Un sistema finanziario basato su Bitcoin soffrirebbe quindi degli stessi problemi di fiducia che, attualmente, interessa la moneta fiat.

Pur tuttavia, è innegabile che il 2021 sia l’anno crittografico, un periodo particolarmente fruttuoso per il sistema della blockchain. Infatti, mentre molti settori e aziende sono stati sotto forte pressione a causa della crisi economica legata al covid-19, già il 2020 si è rivelato un anno giubilare per il mercato delle criptovalute. Tutto, perciò, porta a suggerire che, questa dinamica positiva, continuerà anche nel 2021.

D’altra parte, è innegabile che vi siano evidenti tendenze che confermano che il 2021 sarà l’anno del Bitcoin e delle altre criptovalute. Non è forse vero che hedge fund e family office si stanno precipitando verso le criptovalute? Nel 2020, i grandi hedge fund hanno, infatti, adottato misure concrete per entrare in criptovaluta, in particolare Bitcoin. Altro esempio è dato dal Guggenheim Funds Trust, il quale ha riferito alla Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti, che gli è stato permesso di investire il 10% dell’investimento totale direttamente in Bitcoin per il suo Grayscale Bitcoin Trust.

Ciò consente all’hedge fund Guggenheim di investire 500 milioni di dollari in Bitcoin con l’approvazione dell’Autorità di vigilanza sui mercati finanziari. Seguiranno altri gestori di asset, poiché importanti gestori di hedge fund come Stanley Druckenmiller e Paul Tudor Jones hanno suscitato scalpore quando, andando a concludere, hanno smesso di “inveire” contro iBitcoininiziando a pubblicizzarlo come la più grande criptovaluta del mondo.