Un ricordo di Santa Teresa di Calcutta accolta dai giovani a Capranica nel 1986

Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – Cinque anni fa, il  4 settembre 2016 (giorno in cui Viterbo fa memoria della giovane eroica Rosa) papa Francesco proclamava  a Roma la santità di madre Teresa.  Per ricordare questo evento spero di fare cosa gradita ai nostri lettori  ripubblicando l’articolo  scritto per Avvenire  in occasione dell’indimenticabile  incontro che la santa dei poveri e degli emarginati ebbe con i giovani a Capranica sabato 24 maggio 1986.

Madre Teresa,  al secolo Anjeza Gonxhe Bojaxhiu, era nata a  Skopje (Albania) il  26 agosto 1910  ed è morta a Calcutta il 5 settembre 1997,  religiosa,  fondatrice della congregazione religiosa delle Missionarie della Carità. Il suo lavoro tra le vittime della povertà di Calcutta l’ha resa una delle persone più famose al mondo. Le fu conferito il Premio Nobel per la Pace nel 1979, e il 19 ottobre 2003 è stata proclamata beata da papa Giovanni Paolo II.

Madre Teresa di Calcutta

Lo scrittore Pierpaolo Pasolini: Madre Teresa è una donna anziana, bruna di pelle, asciutta con due mascelle quasi virili e locchio dolce che dove guarda vede ed ha nei tratti impressa la bontà vera…mai lo spirito di Cristo mi è parso così vivido e dolce…”  

Raramente nei tempi in cui viviamo ci è dato di incontrare una testimonianza così viva ed autentica, tale da incarnare nei gesti , nelle parole e nello sguardo la Carità di Cristo come in Madre Teresa di Calcutta, che ha fatto dono della sua presenza a Capranica il 24 maggio 1986  alla comunità cristiana di Civita Castellana in festa per il giubileo sacerdotale del  vescovo  mons. Marcello Rosina.

I giovani, che sanno intuire l’autenticità dell’amore disinteressato per Dio, manifestato nella carità ai fratelli bisognosi, i dimenticati, gli ultimi,  hanno accolto con entusiasmo e con una larghissima partecipazione (più di cinquemila presenze), l’invito a confrontarsi  con gli ideali vissuti e incarnati dall’umile religiosa, strumento di Carità nella lontana India ed ora “messaggio itinerante” di sollecitudine verso la Vita, in ogni sua espressione più umana e indifesa .

Nella cornice verdeggiante del Centro sportivo “L’incontro” di Capranica la folla formata da giovani, famiglie, religiosi, anziani e handicappati provenienti da ogni parrocchia della diocesi  ha sfidato la pioggia, caduta a tratti,  pur di ascoltare quelle parole così semplici, ma  autenticamente colme di umanità pronunciate da Madre Teresa con la solerzia e la determinazione  che provengono dal suo contatto spesso drammatico con la “vita meno amata”.

L’attesa dell’arrivo di Madre Teresa è stata spesa nell’approfondimento dell’amicizia e dell’identità di comunione ecclesiale, con il canto dei brani composti ed eseguiti da Don Giosy Cento, con  l’apporto del gruppo giovanile di Capranica.

Mentre le nuvole minacciavano un temporale poi trasformatosi in una pioggia da molti definita “benedetta”, i giovani presenti sono stati condotti in un itinerario di riflessione sull’edificazione della Chiesa, “una Chiesa non di mattoni, ma di persone che vivono la comunità nella libertà, testimoniando la speranza che nel mondo c’è ancora amore, Il vero leit-motiv del momento introduttivo della manifestazione  è stato il brano “Incontro sul profondo” che ha associato  una fresca musicalità ai testi descrittivi dell’universo giovanile che, oltre un’apparente superficialità e una  sterile attrazione verso il consumismo , manifesta una straripante voglia e gioia di vivere, fondata su Ideali solidi, che danno risposte esaurienti sul senso della vita “per il palpitare di un amore per i sentimenti di pace  a cui i giovani medesimi aspirano e che nascondono nel loro cuore”.

Madre Teresa parla con la sua vita alla sensibilità dei giovani. 

Quando le note del complesso di don Giosy risuonavano ormai stancamente nell’aria intrisa del profumo di terra bagnata dalle gocce di pioggia, un sussulto incontenibile ha colto le oltre cinquemila persone presenti: “Madre Teresa è finalmente tra noi !”

Nell’arco di  pochi attimi il vento ha ripiegato sui se stessi gli striscioni con le esortazioni di papa Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura della vostra giovinezza, dei desideri di felicità, di verità, bellezza, durevole amore … il futuro sta nelle vostre mani.. nei vostri cuori”, sembrava che una impercettibile superiore regìa avesse voluto concentrare l’attenzione dei presenti su quell’accesso  al grande palco sormontato da una multiforme simbologia: dall’arcobaleno, simbolo di pace  e di vita, alla lampada accesa, simbolo della fede in Cristo. Preceduta da mons. vescovo Marcello Rosina, riconoscente per il suo Giubileo sacerdotale fa ingresso sul palco, attorniata da un serrato cordone di forze di polizia, la figura esile ma energica e dinamica di Madre Teresa, accompagnata da due sue giovani figlie.

Una mamma solerte ha avvicinato la propria creatura all’anziana apostola della carità che, con la stessa naturalezza e delicatezza con cui consola i bambini e gli anziani più poveri e malati, ha abbracciato e baciato la piccola tra gli applausi commossi dei presenti.  Chi ha potuto avvicinare Madre Teresa ha  sperimentato quanto aveva detto di lei lo scrittore Pierpaolo Pasolini: “Madre Teresa è una donna anziana, bruna di pelle, asciutta con due mascelle quasi virili e l’occhio dolce che dove guarda vede ed ha nei tratti impressa la bontà vera…mai lo spirito di Cristo mi è parso così vivido e dolce…”

Con il suo saio candido, coperto per l’occasione da una consunta giacca blu, Madre Teresa ha risposto  alle parole di benvenuto di mons. Marcello Rosina  ed alla sua preghiera incentrata sull’ attenzione verso i più bisognosi di amore e di affetto.

Le parole di madre Teresa ai giovani: amate la vita sempre, dal concepimento sino alla fine. La famiglia come strumento di santità. Laccettazione della sofferenza avvicina a Dio.

In inglese, con l’ausilio della traduzione di una sua figlia spirituale, la fondatrice delle Missionarie della Carità si è rivolta ai giovani, esortandoli ad amare la vita, sin dal suo concepimento, infatti lei conosce bene la morte degli inermi che spirano sulle strade senza la minima assistenza  materiale e spirituale.  Ha inoltre affermato con convinzione il ruolo insostituibile della famiglia, per aver sperimentato lei il vuoto che l’abbandono, la fame e la malattia arrecano all’armonico sviluppo della persona, privata del calore umano dei congiunti.   Comunque i più piccoli, i sofferenti e gli emarginati sono i più vicini a Dio e la sofferenza, in particolare la sua accettazione fiduciosa, è particolarmente gradita a Dio. Madre Teresa ha poi concluso il suo intervento con la considerazione che la Speranza a cui siamo chiamati si riassume in Cristo nella sua Parola e nel Sacramento della Sua presenza  nella comunità riunita nel Suo nome. Poi scherzando ha ringraziato inaspettatamente Dio anche per la pioggia, strappando una risata inaspettata ai tanti giovani presenti.

Nel viaggio di ritorno ognuno ha rimeditato le parole di Madre Teresa che rimarranno scolpite nella memoria, perché sgorgate sinceramente dalla testimonianza di un Carità  incarnata in una dimensione eroica, per alleviare la sofferenza degli ultimi, da una donna che fa già trasparire in vita la sua santità. (Avvenire “Lazio Nord” , domenica 1 giugno 1986)