I rischi dell’impianto geotermico a Castel Giorgio

NewTuscia – ACQUAPENDENTE – Da oltre dieci anni le popolazioni, i comitati e ben 30 sindaci di un vasto comprensorio tra Umbria, Lazio e Toscana, lottano per impedire la realizzazione di impianti geotermici nelle loro aree. Ed in particolare il primo di questi impianti, quello che si intende realizzare a Castel Giorgio, vicino Orvieto. Si tratta di impianti che appaiono ecologici e “puliti”, in quanto riducono le emissioni in atmosfera, ma che presentano in effetti altri problemi ancora maggiori, soprattutto se implementati in aree non adatte.

E questo non perché le popolazioni e le autorità locali siano contrarie alle nuove forme di energia alternativa, o perché ossessionate da un insensato ed egoistico sentimento Nimby (Not In My BackYard). Ma perché oggettivamente questi impianti presentano seri, gravi ed accertati rischi di vario tipo. Primo dei quali quello di poter innescare terremoti, anche gravi, in una zona già ad elevata pericolosità sismica, come dimostrato da una serie di terremoti anche recenti proprio nella zona dove dovrebbe sorgere l’impianto.

In questi dieci anni il progetto – presentato da una fumosa società originariamente creata “ad hoc” nel paradiso fiscale del Liechtenstein, e che non ha alcuna esperienza di alcun genere di impianto, e tanto meno di questi rischiosi impianti – è andato tranquillamente avanti per quanto riguarda le autorizzazioni governative. Ostacolato e ritardato solamente da una intensa opposizione della popolazione, di ben 30 sindaci, e delle Regioni Lazio e Umbria. Ma insolitamente favorito e sostenuto da una vera e propria, evidente e imponente operazione lobbistica mirante a far ottenere ad un piccolo impianto, di produzione irrisoria (5 MW), enormi, sproporzionati incentivi governativi. Per ottenere questo negli anni sono emersi scandalosi conflitti di interesse tra i principali funzionari addetti all’approvazione del progetto per conto delle istituzioni governative. Conflitti di interesse dei quali le autorità preposte non hanno tenuto alcun conto, così come degli obiettivi rischi e della contrarietà delle popolazioni e delle istituzioni locali.

Ora, dopo una recente sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, si è arrivati finalmente a riconoscere l’illegittimità di alcune procedure e quindi al blocco del progetto. Ma una prossima sentenza del Consiglio di Stato, prevista per il prossimo settembre, rischia di riaprire nuovamente e definitivamente la strada a questo progetto. In relazione al quale le valutazioni fatte dagli organi governativi (in particolare la Commissione VIA del Ministero dell’ambiente) sono talmente scandalose ed omissive, da aver indotto il TAR del Lazio a disporre il rifacimento della procedura di valutazione.

Ma nel frattempo è avvenuto un fatto di portata enorme per confermare in modo drammatico che le previsioni di rischio per questi impianti erano assolutamente e completamente fondate: un impianto analogo a quello previsto a Castel Giorgio, è entrato in funzione nei pressi di Strasburgo, in una zona non sismica, ed ha prodotto subito una serie di preoccupanti terremoti, che ancora non si è esaurita, a partire dal 2020.  Con un episodio maggiore alla fine dello scorso anno. Per questi terremoti è stato dimostrato che sono stati indotti proprio dall’impianto. La stessa società proprietaria dell’impianto e le autorità competenti francesi hanno ammesso il nesso di causa-effetto tra attività dell’impianto e i terremoti, che hanno spaventato la popolazione di Strasburgo. E quindi le autorità francesi hanno provveduto a chiudere le attività della struttura industriale, con la seguente dichiarazione del prefetto del Basso Reno Josephine Chevalier: «Ma préoccupation première est la protection des populations, ça l’emporte bien évidemment sur tout le reste ».

Ed allora hanno improvvisamente preso corpo e sono state drammaticamente confermate le previsioni evocate in passato da due noti scienziati, il Prof Borgia e il Prof Mastrolorenzo, secondo i quali questo tipo di impianti può scatenare terremoti, ed anche “catastrofici” se implementati in zone ad alta pericolosità sismica, come quelle umbro-laziali-toscane nelle quali è previsto questo primo impianto italiano. Non si trattava solo di “evocazione di fantasmi”, ma i fatti di Strasburgo hanno dimostrato che si tratta di solide ed estremamente pericolose realtà. Rispetto alle quali le autorità governative italiane rimangono ancora del tutto passive, al punto da apparire complici.

Questi sviluppi impongono una rivalutazione totale, e libera da indebite interferenze, di questo progetto.

Questo il link ad un precedente, ben fatto ed equilibrato articolo di Internazionale: https://www.internazionale.it/reportage/stefano-liberti/2020/07/24/italia-energia-alto-rischio

Un articolo del luglio del 2020, che già evidenziava le criticità del progetto, ma scritto prima dell’esplosione vera e propria del caso Strasburgo, della chiusura di quell’impianto e della confermata similitudine tecnica tra l’impianto francese e quello da realizzare in Italia. In effetti la vicenda di Strasburgo rende ora ancora più reale, concreto, preoccupante ed oggettivo l’elevato livello di rischio di questi impianti. Non è più la previsione di una possibilità, ma la certezza di un serio rischio per la salute delle popolazioni di una vasta area.

 

Gaetano Alaimo

Giornalista iscritto all'Albo dal 2002. Ha collaborato al Messaggero di Viterbo per 4 anni. Ha diretto prima Ontuscia.it e dal 2008 dirige NewTuscia.it. A Tele Lazio Nord conduce "Luce Nuova sui fatti", trasmissione settimanale di approfondimento tematico in onda il giovedì alle 21