Lo sviluppo sostenibile al centro delle cose da fare nel programma del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza 

NewTuscia – di Stefano Stefanini – Il governo vuole vincere questa sfida e consegnare alle prossime generazioni un Paese più moderno, allinterno di unEuropa più forte e solidale”, spiega il presidente del Consiglio, Mario Draghi nella premessa alla bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza PNRR . Il minor incremento del Pil rispetto agli altri Paesi europei registrato negli ultimi ventanni e il deludente” andamento della produttività sono problemi che rischiano di condannare lItalia a un futuro di bassa crescita da cui sarà sempre più difficile uscire”.

IL TESTO A FIRMA DRAGHI

La storia economica recente dimostra, tuttavia, che lItalia non è necessariamente destinata al declino”, sottolinea ancora Draghi ricordando che nel secondo Dopoguerra, durante il miracolo economico il nostro paese ha registrato tassi di crescita del Pil e della produttività tra i più alti dEuropa”. Il Pnrr, assicura il premier, “è parte di una più ampia e ambiziosa strategia per lammodernamento del Paese. Il governo intende aggiornare e perfezionare le strategie nazionali in tema di sviluppo e mobilità sostenibile; ambiente e clima; idrogeno; automotive; filiera della salute”.

Il Rapporto sviluppo sostenibile ASviS: lAgenda 2030 diventa dunque il riferimento strategico del Piano di Ripresa e Resilienza degli enti territoriali.Regioni, province e comuni sono fondamentali per assicurare la sostenibilità dello sviluppo del Paese.

Entro il 2030 oltre il 60% delle regioni potrebbe riuscire a ridurre il tasso di mortalità, labbandono scolastico e circa il 50% ad aumentare luso di energie rinnovabili, in linea con i target dellAgenda 2030. Non riuscirà invece, a meno di un profondo cambiamento delle politiche, a raggiungere la parità di genere nelloccupazione, a ridurre le disuguaglianze di reddito e il consumo di suolo e raggiungere lefficienza idrica.

Il nuovo Rapporto ASviS, di Slleanza per lo Sviluppo Sostenibile valuta per la prima volta in termini prospettici la distanza del Paese e dei suoi territori dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile al 2030, segnalando punti di forza e di debolezza delle regioni, delle province e delle città, e svela limpegno delle istituzioni locali per integrare lAgenda 2030 nei piani strategici.

LItalia è ancora lontana dalla sostenibilità economica, sociale e ambientale, ma sempre più regioni, provincie e città metropolitane guardano al futuro e pianificano le loro strategie usando lAgenda 2030 dellONU. Lo si apprende dal nuovo Rapporto dellASviS I territori e lo sviluppo sostenibile”, strumento unico e innovativo che misura se e in che tempi il Paese e i suoi territori riusciranno a raggiungere i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs nellacronimo inglese) a 10 anni dalla scadenza del piano dazione sottoscritto nel 2015 da 193 Paesi, inclusa lItalia. Il Rapporto descrive anche limpegno delle istituzioni locali per disegnare e realizzare piani strategici in linea con lAgenda 2030.

Con lelaborazione di indicatori compositi per regioni e province relativi agli SDGs – che sintetizzano oltre 100 indicatori elementari riferiti al periodo 2010-2019, e di misure delle distanze dai Target previsti per il 2030 per città metropolitane e aree urbane, lASviS integra il Rapporto 2020 pubblicato a ottobre mostrando il forte ritardo – aggravato dalla crisi pandemica – verso lattuazione dellAgenda 2030 e simulando landamento del Paese e dei suoi territori (regioni, province e città metropolitane) in chiave prospettica, sui prossimi dieci anni.

Con riferimento al raggiungimento degli Obiettivi entro il 2030, dallanalisi basata sulle tendenze degli ultimi anni emerge che lItalia potrebbe riuscire a centrare i target quantitativi associati a tre Goal: Goal 2 (Quota di coltivazioni destinate a colture biologiche), Goal 3 (Tasso di mortalità per le maggior cause) e Goal 16 (Affollamento degli istituti di pena). Un progressivo avvicinamento ai target quantitativi si potrebbe determinare in quattro casi: Goal 4 (Uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione e Quota di laureati e altri titoli terziari), Goal 7 (Quota di energia da fonti rinnovabili) e Goal 13 (Quota di emissioni di gas serra), obiettivi principali del Green deal europeo.

Negative o decisamente negative appaiono invece le tendenze per i rimanenti 14 target quantitativi: Goal 1 (Quota di persone a rischio povertà ed esclusione sociale), Goal 2 (Uso dei fertilizzanti), Goal 3 (Incidenti stradali), Goal 5 (Parità di genere nel tasso di occupazione), Goal 6 (Efficienza delle reti idriche), Goal 8 (Tasso di occupazione 20-64 anni), Goal 9 (Spesa per ricerca e sviluppo), Goal 10 (Disuguaglianza del reddito disponibile), Goal 11 (Qualità dellaria e offerta del trasporto pubblico), Goal 12 (Produzione di rifiuti), Goal 14 (Aree marine protette), Goal 15 (Consumo di suolo e Aree protette terrestri), Goal 16 (Durata dei procedimenti civili).

Le analisi dellASviS mostrano chiaramente che lItalia non è su un sentiero in linea gli Obiettivi dellAgenda 2030 e la crisi in atto impatta negativamente su ben nove di essi”, commenta il presidente dellASviS Pierluigi Stefanini. Per questo è necessaria e urgente una mobilitazione di tutte le energie sociali, civili, economiche e istituzionali del Paese ed è fondamentale limpegno dei territori, e delle loro istituzioni, senza i quali non sarebbe possibile per il Paese raggiungere la sostenibilità economica, sociale e ambientale entro i termini stabiliti dal piano dazione dellOnu”.

Valutazione delleffetto della crisi sanitaria sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile in Italia per lanno 2020.

Oltre a fornire unanalisi dellimpatto della pandemia sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile per lItalia, il nuovo Rapporto dellASviS presenta per la prima volta un quadro statistico integrato e una valutazione della situazione e delle iniziative in corso a livello di regioni, province, città metropolitane e aree urbane. Inoltre, viene fornito un quadro completo delle politiche nazionali per i territori (Piano Sud 2030, Strategia nazionale per le aree interne, ecc.) e delle iniziative assunte a livello regionale e dalle città metropolitane per programmare strategie integrate di sviluppo basate sullAgenda 2030. Da tale analisi emerge un dato quasi paradossale: gran parte delle regioni e delle città metropolitane usano questultima come riferimento concettuale e come strumento pratico per coordinare meglio le politiche settoriali di propria competenza, mentre il Governo stenta ancora ad allinearsi a questa impostazione, se non allinterno del Piano Sud 2030.

In un momento storico, in cui il governo decide il futuro del Paese definendo del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza per accedere alle risorse del Next Generation Eu, abbiamo voluto offrire un quadro statistico unico e una visione prospettica sia dellItalia sia dei territori chiamati a realizzare le politiche necessarie per contribuire a portare il Paese fuori dalla crisi nel segno dello sviluppo sostenibile”, sottolinea Enrico Giovannini, oggi ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture sostenibili e già  portavoce dellASviS che, con i suoi oltre 280 aderenti è la più grande rete di organizzazioni della società civile mai creata in Italia per diffondere la cultura della sostenibilità e la conoscenza dellAgenda 2030.

Il lavoro dellASviS fa emergere disuguaglianze, punti di forza e debolezza, ma soprattutto rivela, grazie allanalisi dei diversi territori, unItalia attiva, resiliente e impegnata a realizzare il cambiamento, con risultati che in molti casi appaiono in grado di ridurre le distanze tra le diverse aree del Paese”.

Alla luce delle evidenze del Rapporto, il Pacchetto di investimenti per lo sviluppo sostenibile delle città e dei territori”, elaborato dallASviS nei mesi scorsi, e le principali proposte di politiche economiche, sociali e ambientali illustrate del Rapporto 2020 di ottobre si confermano indispensabili per accelerare il cammino dellItalia e dei suoi territori verso lattuazione dellAgenda 2030, soprattutto alla luce degli effetti della crisi in corso.

Per quanto riguarda le regioni, gli indicatori compositi mettono in evidenza il loro posizionamento e andamento negli anni 2010-2019 per ogni Obiettivo di sviluppo sostenibile in relazione al dato nazionale, mentre gli indicatori relativi ai target quantitativi, oltre a misurare la distanza dai singoli obiettivi, ci dicono se, considerate le tenenze osservate negli ultimi anni, essi potranno essere o meno raggiunti.

Ad esempio, oltre il 90% delle regioni e delle province autonome ha raggiunto o raggiungerà il 25% di superficie agricola utilizzata da coltivazioni biologiche; circa il 70% ridurrà del 25% rispetto al 2013 il tasso di mortalità per le principali cause tra i 30 e i 69 anni; oltre il 60% riuscirà a ridurre al 10% la quota di uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione (18-24 anni) e circa il 50% a raggiungere una quota del 32% di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia.

Di contro, oltre due terzi delle regioni e delle province autonome si sta allontanando o non si avvicinerà ai target relativi a: riduzione della quota di fertilizzanti distribuiti in agricoltura del 20% rispetto al 2018 e del tasso di feriti per incidente stradale del 50% rispetto al 2010); raggiungimento della parità di genere nel rapporto di femminilizzazione del tasso di occupazione (20-64 anni) e di una quota dell80% nell’efficienza delle reti di distribuzione dell’acqua potabile; riduzione a 4,2 dell’indice di disuguaglianza del reddito disponibile; aumento del 26% dei posti-km offerti dal trasporto pubblico locale rispetto al 2004; riduzione del 27% dei rifiuti urbani prodotti pro-capite del rispetto al 2003; raggiungimento di una quota del 10% di aree protette marine; azzeramento entro il 2050 dell’incremento annuo di suolo consumato.

Per Claudia Caputi responsabile  Comunicazione dell’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibileil rapporto presenta anche le mappe delle province relative ai 12 Goal per i quali sono disponibili informazioni sufficienti al calcolo di indicatori compositi. Infine, dedica un capitolo alle buone pratiche territoriali messe in campo da soggetti istituzionali e non, e al ruolo della Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile (Rus), prima esperienza di coordinamento e condivisione tra gli Atenei italiani (attualmente 78) impegnati sui temi della sostenibilità.