Per Alfio Pannega, avvicinandosi l’undicesimo anniversario della scomparsa

NewTuscia – Ricorre il 30 aprile l’XI anniversario della scomparsa di Alfio Pannega, un amico, un compagno di lotte e un maestro di vita indimenticabile.
Lo ricordiamo con struggente nostalgia e ne riproponiamo la figura e la testimonianza ancora una volta alla memoria di quanti lo conobbero ed alla riflessione dei piu’ giovani affinche’ il lascito morale e civile suo grande illumini ancora e ancora chi oggi si confronta con l’ingiustizia, con il dolore e con la morte.
Alfio e’ stato una persona che veramente ha voluto e saputo condividere tutto il bene e tutti i beni, un comunista nel senso etimologico e autentico del termine: la persona che mette in comune tutto cio’ che ha affinche’ nessuno resti privo di cio’ di cui ha bisogno, la persona che lotta contro tutte le rapine affinche’ ogni persona abbia il necessario e possa vivere una vita degna e felice; e’ stato un amico della nonviolenza che alla forza della verita’ e alla lotta nonviolenta in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani ha educato e persuaso quanti hanno condiviso con lui almeno alcuni passi sul cammino della vita; e’ stato un sapiente e saggio conoscitore e difensore degli animali e delle piante, dell’intero mondo vivente; ed e’ stato un poeta innamorato della conoscenza e del mondo grande e meraviglioso.
Che grande fortuna averlo conosciuto ed essergli stati vicino.
Che grande fortuna per l’umanita’ che persone come lui siano esistite ed esistano ed esisteranno.
Anche nel suo nome e nel suo ricordo continuiamo nell’impegno nonviolento in difesa della vita, della dignita’ e dei diritti di tutti gli esseri umani.
Anche nel suo nome e nel suo ricordo continuiamo nell’impegno nonviolento in difesa dell’intero mondo vivente di cui l’umanita’ e’ parte e deve essere responsabile, sollecita, amorevole custode.
Anche nel suo nome e nel suo ricordo invitiamo una volta ancora tutte le oppresse e tutti gli oppressi all’impegno nonviolento per la comune liberazione e salvezza, per il bene comune dell’umanita’, per la condivisione del bene e dei beni, per amore della vita e del mondo.
Alfio Pannega seppe essere l’umanita’ come dovrebbe essere: sappi esserlo anche tu che leggi che parole.
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Qualcosa su Alfio Pannega
Alfio Pannega nacque a Viterbo il 21 settembre 1925, figlio della Caterina (ma il vero nome era Giovanna), epica figura di popolana di cui ancor oggi in citta’ si narrano i motti e le vicende trasfigurate ormai in leggende omeriche, deceduta a ottantaquattro anni nel 1974. E dopo gli anni di studi in collegio, con la madre visse fino alla sua scomparsa, per molti anni abitando in una grotta nella Valle di Faul, un tratto di campagna entro la cinta muraria cittadina. A scuola da bambino aveva incontrato Dante e l’Ariosto, ma fu lavorando “in mezzo ai butteri della Tolfa” che si appassiono’ vieppiu’ di poesia e fiori’ come poeta a braccio, arguto e solenne declamatore di impeccabili e sorprendenti ottave di endecasillabi. Una vita travagliata fu la sua, di duro lavoro fin dalla primissima giovinezza. La raccontava lui stesso nell’intervista che costituisce la prima parte del libro che raccoglie le sue poesie che i suoi amici e compagni sono riusciti a pubblicare pochi mesi prima dell’improvvisa scomparsa (Alfio Pannega, Allora ero giovane pure io, Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2010): tra innumerevoli altri umili e indispensabili lavori manuali in campagna e in citta’, per decine di anni ha anche raccolto gli imballi e gli scarti delle attivita’ artigiane e commerciali, recuperando il recuperabile e riciclandolo: consapevole maestro di ecologia pratica, quando la parola ecologia ancora non si usava. Nel 1993 la nascita del centro sociale occupato autogestito nell’ex gazometro abbandonato: ne diventa immediatamente protagonista, e lo sara’ fino alla fine della vita. Sapeva di essere un monumento vivente della Viterbo popolare, della Viterbo migliore, e il popolo di Viterbo lo amava visceralmente. E’ deceduto il 30 aprile 2010, non risvegliandosi dal sonno dei giusti.
Molte fotografie di Alfio scattate da Mario Onofri, artista visivo profondo e generoso compagno di lotte che gli fu amico e che anche lui ci ha lasciato anni fa, sono disperse tra vari amici di entrambi, ed altre ancora restano inedite nell’immenso, prezioso archivio fotografico di Mario, che tuttora attende curatela e pubblicazione.
Negli ultimi anni il regista ed attore Pietro Benedetti, che gli fu amico, ha sovente con forte empatia rappresentato – sulle scene teatrali, ma soprattutto nelle scuole e nelle piazze, nei luoghi di aggregazione sociale e di impegno politico, di memoria resistente all’ingiuria del tempo e alla violenza dei potenti – un monologo dal titolo “Allora ero giovane pure io” dalle memorie di Alfio ricavato, personalmente interpretandone e facendone cosi’ rivivere drammaturgicamente la figura.

La proposta di costituire un “Archivio Alfio Pannega” per raccogliere, preservare e mettere a disposizione della collettivita’ le tracce della sua vita e delle sue lotte, e’ restata fin qui disattesa.
Alcuni testi commemorativi sono stati piu’ volte pubblicati sul notiziario telematico quotidiano “La nonviolenza e’ in cammino”, ad esempio negli “Archivi della nonviolenza in cammino” nn. 56, 57, 58, 60; cfr. anche il fascicolo monografico dei “Telegrammi della nonviolenza in cammino” n. 265 ed ancora i “Telegrammi della nonviolenza in cammino” nn. 907-909, 1172, 1260, 1261, 1272, 1401, 1622-1624, 1763, 1971, 2108-2113, 2115, 2329, 2331, 2334-2335, 2476-2477, 2479, 2694, 2833, 3049, 3051-3052, 3369-3373, 3448, 3453, 3515-3517, 3725, i fascicoli di “Coi piedi per terra” n. 546 e 548-552, e “Voci e volti della nonviolenza” nn. 687-691, 754-755, 881, il fascicolo di “Ogni vittima ha il volto di Abele” n. 170, i fascicoli di “Una persona, un voto” nn. 88-90, 206, 209, i fascicoli de “La domenica della nonviolenza” nn. 420 e 511, i fascicoli de “La nonviolenza contro il razzismo” nn. 202-206, 213, 437-438, 445-446.

Il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo