Oggi si celebra il 160 dell’Unità d’Italia

Il  presidente della Repubblica Sergio  Mattarella: “edificare un Paese più unito e solido, per una rinnovata prosperità e uno sviluppo equo e sostenibile”

di Stefano Stefanini

NewTuscia – ROMA – Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha così riassunto il significato del 160 anniversario dell’Unita’ d’Italia:

“Celebriamo oggi il 160° anniversario dell’Unità d’Italia, la “Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”.

Palazzo del Quirinale: : foto www.romasegreta.it

Il coronamento del sogno risorgimentale ha suggellato l’identità di Nazione, che trae origine dalla nostra storia più antica e dalla nostra cultura. Le generazioni che ci hanno preceduto, superando insieme i momenti più difficili, ci hanno donato un Paese libero, prospero e unito.

Rivolgo un deferente pensiero e l’omaggio di tutto il popolo italiano ai cittadini che hanno contribuito a costruire il nostro Paese.

L’Italia, colpita duramente dall’emergenza sanitaria, ha dimostrato ancora una volta spirito di democrazia, di unità e di coesione. Nel distanziamento imposto dalle misure di contenimento della pandemia ci siamo ritrovati più vicini e consapevoli di appartenere a una comunità capace di risollevarsi dalle avversità e di rinnovarsi.

La Repubblica, per scelta degli italiani, è la massima espressione dell’Unità nazionale e l’Inno e la Bandiera sono i simboli più cari e riconosciuti della nostra Patria. La celebrazione odierna ci esorta nuovamente a un impegno comune e condiviso, nel quadro del progetto europeo, per edificare un Paese più unito e solido, condizione necessaria per una rinnovata prosperità e uno sviluppo equo e sostenibile.”

Lo stile ed i Valori,  costantemente affermati con sobrietà istituzionale e  rigore costituzionale, dal presidente Sergio  Mattarella si caratterizzano anche in questo 160 anniversario dell’Unita’ d’Italia, per una decisa assunzione di responsabilità nelle dimensioni delle motivazioni alla lotta al coronavirus, della coesione  tra cittadini ed istituzioni e della speranza racchiusa nelle attese e nelle aspirazioni dei cittadini, nei momenti difficili del periodo storico che stiamo vivendo,  per risollevare le prospettive socio-economiche e valoriali-culturali del popolo, nell’ispirazione ai fondamenti  della Costituzione repubblicana.

Sono due, in particolare, i temi sviluppati dal Capo dello Stato:

  1. Impegno per superare la crisi della pandemia, con una particolare attenzione per la tutela dell’Ambiente e della qualità della vita, per affermare e consolidare l’identità nazionale;
  2. Ispirare coesione tra istituzioni e cittadini, valorizzando i corpi intermedi della società civile, in particolare famiglie, scuola, associazionismo, sindacati, partecipazione politica e volontariato.

In più occasioni il Presidente aveva rilevato come nel momento storico che viviamo occorre coesione per vincere il virus e concretizzare il rilancio dell’economia, con la creazione di opportunità di lavoro.

A tale riguardo il presidente  ha voluto ricordare alcune parole di Aldo Moro: “Anche se talvolta profondamente divisi… sappiamo di avere in comune, ciascuno per la propria strada, la possibilità e il dovere di andare più lontano e più in alto”. “Non è importante che pensiamo le stesse cose” invece è di straordinaria importanza – scriveva – la “comune accettazione di essenziali ragioni di libertà, di rispetto e di dialogo”.

Se ne possono trarre due preziose indicazioni.

La prima: chi riveste ruoli istituzionali deve avvertire la responsabilità di farlo in nome e per conto di tutti i cittadini. Aveva ben presente, Moro, il grave pericolo – purtroppo confermato dagli eventi successivi – che corre una società attraversata da lacerazioni profonde.

In particolare in questa pandemia che stiamo attraversando il bene comune:  la salute, il benessere, le prospettive di un futuro migliore  sono, appunto, bene di tutti, nessuno escluso. E chi amministra la cosa pubblica, chi è chiamato al compito di governare esprime, certo, gli orientamenti della maggioranza ma con il dovere di rispettare e garantire la libertà e i diritti degli altri, delle minoranze. Questa è l’essenza della democrazia, che richiede rispetto reciproco.

Il rispetto rappresenta il più efficace antidoto all’intolleranza, foriera di conseguenze negative.

La seconda indicazione è quella di confrontarsi, con lungimiranza, sulle prospettive, sull’ampio orizzonte del futuro del dopo pandemia, quando dovrà essere attuato concretamente il Recovery Fund.

Dopo la pandemia cambiano le tecnologie, gli strumenti della nostra quotidianità, le nostre abitudini, i  linguaggi, gli stili di vita, i lavori, i tempi con cui organizziamo le nostre giornate. Cambia l’ambiente in cui viviamo, il clima e, in conseguenza di questo, si aggravano gli effetti dei fenomeni naturali sui nostri territori.

E’ forse questo uno degli aspetti più evidenti e più dirompenti del cambiamento.

Oggi i mutamenti climatici fanno apparire fragili ed esposti i nostri territori. Insicure le popolazioni che si trovano ad affrontare le drammatiche conseguenze di calamità che sarebbe illusorio definire eccezionali, data la frequenza con la quale si ripetono.

Quanto accade rilancia la necessità di definire una nuova idea di cura del territorio e della sua difesa, basata sulla prevenzione del rischio, e non centrata sulla fase dell’emergenza. Prevenire è un dovere.

La cultura digitale moltiplica le opportunità, amplia le conoscenze. Ma troppo spesso l’accesso a queste possibilità, a queste conoscenze non è uguale per tutti. Il divario digitale è sempre più palesemente un fattore di profonde diseguaglianze.

Cambiamenti e potenzialità nuove, di cui abbiamo via via preso coscienza in questi anni, avanzano molto più velocemente e incessantemente di quanto i nostri modelli tradizionali riescano a recepire.

Mutamenti climatici e realtà digitale sono paradigmi di un tempo davvero inedito.

La fase prolungata di debolezza dell’economia in questa pandemia ha inciso fortemente sull’apparato produttivo del nostro Paese, con pesanti conseguenze occupazionali e gravi fenomeni di disgregazione sociale.

Ecco la missione per cui combattere e il nemico da sconfiggere insieme: il virus con le conseguenze economiche della mancanza di lavoro,autonomo e dipendente,  quel lavoro indicato come fondamento della nostra Repubblica. Il lavoro che spesso, quando c’è, è sovente precario o sottopagato.

Serve il lavoro, remunerato e tutelato, anche nella sicurezza, come rimedio alla frammentazione sociale e come elemento centrale della ripresa economica.

Un lavoro che possa essere il risultato di investimenti che accrescano la produttività del sistema e che affrontino i nodi che frenano lo sviluppo.

La stessa ferita dell’emigrazione forzata di tanti nostri giovani è frutto di questa situazione di stallo, al cui superamento vanno indirizzati tutti gli sforzi delle Amministrazioni della Repubblica, delle forze economiche e sociali, delle energie dinamiche della società civile, dei suoi corpi intermedi, del mondo della scienza e della cultura.

Una grande alleanza tra le qualità, spesso sottoutilizzate della straordinaria rete di competenze e capacità imprenditoriali del nostro Paese, dei suoi territori, dei suoi Sindaci. Delle sue Regioni la cui autonomia rappresenta un valore costituzionale e apporta un contributo di grande rilievo che qualifica l’unità nazionale.

Ai Medici ed Infermieri, alle Forze Armate, alle Forze dell’Ordine, ed ai Corpi dello Stato va il ringraziamento di tutta la nazione,  capace di risollevarsi dalle avversità e di rinnovarsi.

Ricorda il presidente Mattarella, “La Repubblica, per scelta degli italiani, è la massima espressione dell’Unità nazionale e l’Inno e la Bandiera sono i simboli più cari e riconosciuti della nostra Patria.

La celebrazione odierna ci esorta nuovamente a un impegno comune e condiviso, nel quadro del progetto europeo, per edificare un Paese più unito e solido, condizione necessaria per una rinnovata prosperità e uno sviluppo equo e sostenibile.