41 bis, gli riducono le ore d’aria e il detenuto ricorre in Cassazione

NewTuscia – VITERBO – E’ stata bocciata la richiesta di un uomo appartenente alla camorra, che a Mammagialla aveva fatto ricorso in Cassazione contro un’ordinanza emessa il 6 febbraio 2020 con cui il Tribunale di Sorveglianza di Roma confermava quella emessa il 29 gennaio 2019.

La richiesta poggiava sulla formula di “riparazione del pregiudizio derivante dalle condizioni inumane e degradanti della sua detenzione”, che nello specifico si basava sul dimezzamento delle ore d’aria destinate al detenuto, riducendola ad una sola. Ma tra le decisioni impugnate ci sarebbe anche quella che omette di valutare “i profili di lesione introdotti con il divieto di cucinare cibi all’interno della camera detentiva, e la schermatura metallica di finestra e cortili adibiti al al passeggio”.

L’uomo, ritenuto uno degli scissionisti di Secondigliano e Scampia, è un napoletano 46enne che sta scontando nel carcere viterbese una condanna per tentato omicidio, detenzione di armi, droga e associazione a delinquere di stampo mafioso nel regime di 41 bis, il carcere duro. Secondo la difesa non si tratterebbe di un pezzo grosso ma di un semplice membro appartenente al clan malavitoso.

La decisione dei giudici di rigettare l’istanza si basa sulla presunzione che potendo ricorrere in Cassazione contro il Tribunale di Sorveglianza solo qualora la legge fosse stata violata, nella situazione specifica essa si è invece attenuta all’esatto principio. L’avvenuta adozione del provvedimento riguardante le due ore giornaliere non comporta l’automatico riconoscimento della riparazione dal momento che la riduzione non avrebbe inciso in modo significativo sulle condizioni di vita del detenuto e non avrebbe raggiunto un grado di mortificazione che possa rientrare nella detenzione inumana e degradante.