Rapina alle poste di Canino, è giallo sul bottino

NewTuscia – CANINO – Articolo di redazione.

Tribunale di Viterbo

Non solo non sarebbe stata reperita la refurtiva, ma sarebbero emerse discrepanze tra i sette arrestati sul totale raccolto. Ammonterebbe a 200mila euro (meno la sua parte di 30mila euro) secondo il direttore delle poste Ciocia, quindi 170mila euro. Invece, secondo i tre esecutori materiali, si tratterebbe di 44mila euro.
Se così fosse, mancherebbero all’appello circa 130mila euro. I soldi che i presunti complici Daniele Casertano, Domenico Palermo e Christian Lanari – che ha fatto conoscere gli altri due al direttore – avrebbero chiesto qualche giorno dopo allo stesso Massimiliano Ciocia, arrivando alle minacce di morte.

Lecito dunque domandarsi che fine abbia fatto il resto del bottino.
Oggi, nel mentre, i tre esecutori materiali del colpo del 28 novembre 2020 compariranno davanti alla gip Savina Poli per l’interrogatorio di garanzia. E in attesa di sapere se risponderanno e  cosa diranno Carloni Modesti, Gallo e Laezza al magistrato, la novità risiede nel fatto che il bottino potrebbe veramente essere stato di 44mila euro e non di 200mila come riferito da Ciocia (prima di essere sorpreso dai carabinieri mentre cercava di portarsi via in macchina la sua parte).

Gallo e Laezza, il 28enne di Marta e il 37enne di Viterbo,  entrambi agli arresti domiciliari, sono difesi rispettivamente dagli avvocati Giovanni Labate e Enrico Zibellini. E’ assistito da Luigi Mancini il 25enne Carloni Modesti, il rapinatore entrato da solo a mano armata dentro l’ufficio postale.