Distretto della ceramica di Civita Castellana: export al +4,9% ultimo trimestre. Resta un -11% nei primi mesi del 2020

NewTuscia – VITERBO – L’export dei poli tecnologici laziali ha registrato nel terzo trimestre 2020 un calo tendenziale pari al -6,3% (a prezzi correnti), che ha portato a una variazione cumulata nei primi 9 mesi del -15,9%, sintesi di un risultato negativo in tutti i cluster monitorati.

Si tratta di una contrazione più intensa di quella osservata per l’export del settore manifatturiero, che ha chiuso il terzo trimestre 2020 in sostanziale stabilità (-0,1% la variazione tendenziale a prezzi correnti) dopo la forte frenata registrata nei mesi primaverili in concomitanza con la chiusura della maggioranza delle attività produttive (-27,8%). Il polo farmaceutico laziale ha registrato un calo tendenziale del 4% portando la contrazione registrata nei primi 9 mesi a – 14,7%.

A condizionare la performance del polo farmaceutico è stata soprattutto la decelerazione degli scambi con gli Stati Uniti mentre è tornato a crescere l’export verso il Belgio, primo sbocco commerciale. Le esportazioni del polo farmaceutico laziale rappresentano comunque circa il 30% delle esportazioni dei poli tecnologici italiani e circa la metà dell’export manifatturiero regionale. In prospettiva i flussi di import ed export del polo potrebbero essere condizionati anche dalle scelte produttive e commerciali che uno dei principali player produttori di vaccini anti Covid-19, presente sul territorio, adotterà nonché dalla possibilità che anche altre aziende concluderanno, con successo, la sperimentazione sul vaccino. Il polo ICT romano ha chiuso il trimestre con un calo tendenziale del 6,8% portando la variazione cumulata delle esportazioni nei primi 9 mesi a -9,8%: l’export si attesta così su valori pari a oltre 500 milioni di euro posizionandosi al terzo posto tra i poli ICT monitorati dopo Milano e Trieste.

Anche il polo aerospaziale ha chiuso in calo: è infatti proseguito anche nel terzo trimestre il trend negativo delle esportazioni, dopo il balzo del 2019.

Dal Monitor dei Poli Tecnologici del Lazio realizzato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo emerge comunque che i poli hi-tech laziali si confermano tra le principali aree ad elevato contenuto tecnologico del Paese.

Terzo trimestre positivo invece per i distretti tradizionali; il  chiude il terzo trimestre con un +4,9% tendenziale ma rimane in territorio negativo il bilancio dei primi 9 mesi dell’anno (-11%). Prospettive potenzialmente più favorevoli sul mercato interno grazie all’introduzione del bonus idrico nei nuovi incentivi previsti dalla Legge di Bilancio.

Ancora in crescita, dopo un secondo trimestre positivo, il distretto ortofrutticolo dell’AgroPontino che registra un +7,3% tendenziale nel periodo luglio-settembre. I flussi di export nei primi 9 mesi dell’anno sono praticamente in linea con il medesimo periodo del 2019. Pieluigi Monceri, Responsabile della Direzione Regionale Lazio, Sardegna, Sicilia, Abruzzo e Molise:” L’emergenza Covid ha inevitabilmente colpito l’economia del Lazio, ma i prossimi mesi saranno decisivi per investire e superare alcune fragilità emerse nel periodo più difficile, promuovendo la capacità di creare network e valorizzando le connessioni sul territorio tra imprese innovative e dinamiche, centri di ricerca e università. Alcuni settori di specializzazione del Lazio, come la farmaceutica, l’ICT e l’agro-alimentare sono stati fortemente impegnati per fronteggiare l’emergenza, altri, come il sistema casa e le costruzioni, hanno delle buone prospettive di crescita grazie alla spinta degli incentivi promossi dal Governo.

Da parte nostra, fin dall’inizio dell’emergenza, siamo stati vicini al territorio sostenendo le aziende con bisogni di liquidità e accompagnando le imprese nei percorsi necessari all’uscita dalla crisi. Nel corso del 2020 abbiamo erogato quasi 3,5 miliardi di euro di nuovo credito a medio-lungo termine a imprese e
famiglie del Lazio e attivato, dall’inizio della pandemia, oltre 40.000 moratorie di mutui e prestiti per un controvalore di circa 5 miliardi di euro. Fattori abilitanti per la ripartenza saranno gli investimenti in ricerca e sviluppo, l’utilizzo di nuove tecnologie e la valorizzazione del capitale umano, temi sempre più centrali in un contesto particolarmente complesso.”