Traffico di sostanze stupefacenti: 6 anni al boss di mafia viterbese Rebeshi

NewTuscia-VITERBO-I fatti risalgono agli anni in cui il boss credeva di poter fare come voleva a Viterbo. Dal 26 novembre 2018 non è più uscito dal carcere, dove si trova in regime di 41 bis.

È arrivata la conclusione giovedì, davanti al gup Roberto Cau del tribunale di Cagliari, il processo derivato dall’operazione Ichnos dei carabinieri di Carbonia (guidati inoltre da una comandante viterbese) iniziata con i primi arresti nel febbraio del 2018 e continuata il 26 novembre 2018 nell’arresto di Rebeshi e altri quattro indagati.
Ismail “Ermal” Rebeshi, era da tempo ormai residente a Viterbo, dove oltre a gestire il traffico di cocaina, era proprietario di un night club in via della Palazzina e di una rivendita di auto a Bagnaia. Il 25 gennaio 2019, a distanza di due mesi, è stato poi raggiunto in carcere dall’altra ordinanza di custodia cautelare, quella dell’operazione Erostrato, che ha smantellato il sodalizio criminale italo-albanese, reo di avere letteralmente messo a ferro e fuoco Viterbo tra il 2017 e il 2018.

In carcere è dunque finita una banda di presunti narcotrafficanti, esperti nell’importazione di grossi quantitativi di eroina e cocaina nell’isola, che avrebbe avuto epicentro nell’Ogliastra. Le pene più gravi, 18 anni di carcere, sono state inflitte ai due presunti capobanda, mentre per gli altri 21 imputati sono state inflitte condanne tra i quattro e gli 11 anni di reclusione.
Rebeshi, il boss albanese che secondo la Dda di Roma puntava a ottenere il pieno controllo del mercato della cocaina a Viterbo, in Sardegna è stato condannato in primo grado a sei anni con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato chiesto dal difensore Roberto Afeltra.