Liceo “Santa Rosa da Viterbo” sul rientro in presenza degli studenti

NewTuscia – VITERBO – Riceviamo e pubblichiamo.

Con il presente documento, il collegio docenti e il consiglio d’istituto, in condivisione con la Rappresentanza sindacale unitaria (RSU) e il Terminale associativo sindacale (TAS) di istituto, intendono esprimere le riserve che un’ampia maggioranza delle componenti scolastiche hanno mosso ai contenuti delle disposizioni degli organi competenti riguardanti la ripresa delle attività scolastiche in presenza e dalle quali è scaturito, all’interno del quadro istituzionale, un commissariamento “de facto” della scuola, in pieno e aperto contrasto con il principio dell’autonomia scolastica.

A tal proposito, sottolineando con forza il senso di responsabilità che ha ispirato e mosso l’azione didattica a distanza, unitamente alla professionalità, alla versatilità e all’abnegazione con cui è stata attuata la didattica a distanza (DaD) fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria, nella consapevolezza che essa abbia rappresentato occasione di crescita professionale e unica possibilità per testimoniare vicinanza formativa e morale agli studenti, così come emerso dai dati forniti dal monitoraggio intermedio effettuato dalla funzione strumentale supporto studenti della scuola (a.s. 2020/2021), nella coscienza che tale strumento non rappresenti allo stato dell’arte che un’alternativa didattica e un surrogato dell’esperienza scolastica, , il Liceo “S. Rosa da Viterbo” leva una viva protesta deontologica, e considera non praticabili le ipotesi di prolungamento delle attività didattiche così come proposte dagli organi istituzionali.

La comunità del “S. Rosa” sente di avanzare dubbi sulla validità delle soluzioni proposte.

In particolar modo:

– La ripresa delle attività scolastiche in presenza deve avvenire nella piena tutela della salute di tutto il personale scolastico e dell’utenza. L’analisi dei dati relativi all’andamento dei contagi emersi nelle settimane scorse dimostra che la scuola, intesa in senso proprio e non come fattore di massa critica del sistema Paese, non è stata responsabile che in minima parte dell’aumento della curva epidemiologica. Curva che ha continuato il suo progresso anche con l’adozione delle modalità didattiche a distanza. Da ciò emerge l’impressione chiara che senza un potenziamento della rete dei trasporti pubblici (solo in parte effettuata) e un controllo efficace della permanenza degli studenti nei luoghi di ritrovo esterni alle pertinenze delle scuole, le forme proposte dai documenti sopra citati risulteranno inefficaci.

– In particolare, lo scaglionamento degli ingressi (8-10) non pare poter contribuire all’auspicabile controllo del diffondersi del contagio per ragioni oggettive: gli studenti potranno infatti raggiungere i centri abitati sede di istituti con mezzi privati, adottando le abituali modalità di socializzazione e di aggregazione sia prima dell’ingresso sia al termine delle attività scolastiche. Inoltre, l’entrata nelle due fasce imposte genererà assembramenti in quelle situazioni in cui i mezzi di trasporto extraurbani effettuano soltanto una corsa mattutina. Lo stesso vale per il personale docente. Premesso che il Liceo “S. Rosa da Viterbo” articolato in tre indirizzi (Scienze umane, Economico-sociale, Musicale) ha già sperimentato negli anni la difficoltà di conciliare la didattica frontale con le lezioni pomeridiane dell’indirizzo musicale in orari scaglionati, la rimodulazione oraria proposta da tali disposizioni, renderebbe inconciliabili le lezioni dello “scaglione” pomeridiano con gli insegnamenti (individuali e di gruppo) di strumento, stante la mancanza di spazi e ambienti idonei.

– Il dilatarsi dell’orario di servizio su una fascia oraria più ampia esporrà il personale scolastico a rischi maggiori di contagio, considerato anche il prolungamento del tempo scuola e quindi una maggiore permanenza nella sede di servizio.

– Risulta difficoltoso immaginare forme di didattica efficaci di fronte ad un orario scolastico che, prevedendo il termine delle lezioni alle 16, porterà gran parte dell’utenza a rientrare nel proprio domicilio nel tardo pomeriggio. Lo stesso vale per il personale docente, impossibilitato in tale prospettiva ad espletare tutte quelle attività complementari ma essenziali, come l’elaborazione di materiale, la correzione delle verifiche, gli approfondimenti ecceterra, che costituiscono il corredo abituale di una didattica efficace. Tutto questo nella tutela, che il collegio docenti richiama con forza, del diritto alla disconnessione.

A quanto sopra espresso, la comunità scolastica unisce un vivo richiamo alle istituzioni, affinché ascoltino in sede dibattimentale e deliberativa il mondo della scuola nel suo complesso, a mezzo delle rappresentanze costituzionalmente riconosciute, evitando così di far piovere sul corpo docente, sulle famiglie e sugli studenti decisioni che obbediscono a logiche burocratiche, strumentali e politiche, che nulla hanno a che vedere con la realtà effettiva del fare scuola. Né appare più accettabile un modus operandiche, di fatto, trasforma la scuola in un organismo impersonale e mercenario, chiamato a compensare le falle e le mancanze del sistema Paese.

Tutto ciò considerato, il Liceo “S. Rosa” chiede che siano modificate le soluzioni proposte dalle disposizioni legislative e che sia restituita alle scuole la propria autonomia nel predisporre un’organizzazione che garantisca il più possibile la presenza degli allievi, il diritto di tutti alla salute, all’istruzione, alla sicurezza, in base a soluzioni condivise dalle diverse componenti scolastiche.

L’intera comunità scolastica si riserva di studiare forme di protesta pacifiche che operino nei limiti degli obblighi di servizio contrattualmente stabiliti, ma che non rinuncino al dovere morale, di denunciare una situazione insostenibile, contribuendo a rafforzare quella fiducia nelle istituzioni e nella sostanza stessa della democrazia, cui la scuola nel suo complesso è chiamata.

La comunità scolastica del

Liceo delle scienze umane e musicale “Santa Rosa da Viterbo”