Le celebrazioni per Sant’Antonio Abate

Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – In coincidenza con la festa di Sant’Antonio Abate di domenica 17 gennaio, nelle  nostre Città, nelle aree agricole  come in quelle urbane, si sta riscoprendo e consolidando la bella tradizione della benedizione degli animali, che purtroppo quest’anno a causa della pandemia vedrà un ridimensionamento delle celebrazioni della benedizione dei nostri amici animali per assicurare il distanziamento sociale.

La festa di Sant’Antonio Abate, padre del monachesimo, e’ dedicata quest’anno al tema del valore della famiglia contadina e al rispetto per il Creato.

Ricordiamo che Sant’Antonio Abate, nato in Egitto intorno all’anno 250 e morto ultracentenario nel deserto della Tebaide il 17 gennaio del 356 . Dopo la morte dei genitori distribuì i suoi beni ai poveri e si ritirò nel deserto, ebbe molti discepoli, sostenne i martiri cristiani nella persecuzione dell’imperatore Diocleziano e aiuto’ sant’Atanasio nella lotta contro l’Arianesimo.

E’ considerato il Santo protettore degli animali domestici, per la sua vita da anacoreta,  a contatto con la natura  e di solito viene raffigurato con accanto un maialino che reca al collo una campanella.

Questa particolare festa, oltre a ricordare gli animali e la vita del Santo, scandisce anche il tempo tra le semine e i raccolti in agricoltura.

In alcune zone d’Italia la sera del 17 gennaio si accendono dei falò che simboleggiano la volontà di abbandonare tutto ciò che appartiene ai mesi passati e di rinnovarsi a partire dal primo mese del nuovo anno.

I falò che in alcune località si accendono nella notte della festa di Sant’Antonio rievocano il miracolo cheSant’Antonio avrebbe compiuto mettendo in fuga gli invasori stranieri e trasformando le querce in grandi torce.

Gli Animali, anche se in misura ridotta rispetto al passato,  affiancano l’uomo nella fatica del lavoro dei campi e abitano nelle nostre case  come animali di affezione, o meglio di compagnia.

Come già ha avuto modo di osservare l’ecologista Fulco Pratesi, fondatore di WWF Italia, “ l’elezione di Papa Francesco – ed il suo costante Magistero, aggiungiamo noi, espresso anche operativamente nell’ Enciclica “Laudato Sì” –  è stata una vera rivoluzione nei rapporti tra uomo e uomo e tra uomo e natura e regno animale.

Le  generose e coraggiose denunce  del Pontefice sulle ingiustizie e sulle aggressioni alla biodiversità del Creato,  ne confermano la decisione di scegliere il nome di un Santo, Francesco di Assisi,  che  ha avuto un buon rapporto anche con gli animali e le piante selvatici.“ 

Nellenciclica ecologica” Laudato sì, papa Francesco ha più volte esortato ad una maggiore considerazione del regno animale.

Così, la sera della sua storica  elezione, guardando la televisione, molti telespettatori, come ricordato dallo stesso Fulco Pratesi “ avranno  immaginato che il gabbiano reale posato sul comignolo  della fumata bianca della Cappella Sistina, fosse un simbolo dello Spirito Santo, generalmente impersonato da una candida colomba, sceso a festeggiare il nuovo rappresentante di Dio sulla Terra.”

Rileggiamo insieme alcuni punti cardine dellEnciclica del papa in chiave di adeguata considerazione e tutela-custodia dei nostri amici animali.

– Difendere la biodiversità . Con uno sguardo che va oltre il qui e ora, che supera l’immediato. “Le diverse specie – spiega papa Francesco- contengono geni che possono essere risorse-chiave per rispondere in futuro a tante necessità umane o per risolvere qualche problema ambientale”. Trattare le specie come oggetti è, dunque, un errore imperdonabile: “Ci illudiamo di poter sostituire una bellezza irripetibile e non recuperabile con un’altra creata da noi”. Un atteggiamento colpevole, frutto della logica della finanza e del consumismo.

–  Dare  valore  alle piccole azioni quotidiane per cambiare stili di vita più rispettosi dellAmbiente anche nei confronti  degli animali. Occorre  cambiare stile di vita, ponendo  le basi per una “cittadinanza ecologica” attraverso una serie di reti comunitarie. I cittadini, afferma papa Bergoglio, hanno il potere di “esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale”. Possono anche modificare il comportamento delle imprese “forzandole a considerare l’impatto ambientale e i modelli di produzione”.

–  No alla produzione  di cereali transgenici ed alla vivisezione. La tendenza ad estendere  la coltivazione  di cereali transgenici “distrugge la complessa trama degli ecosistemi, diminuisce la diversità nella produzione e colpisce il presente o il futuro delle economie regionali”. La vivisezione, invece, va combattuta perché è “contrario alla dignità umana far soffrire inutilmente gli animali e disporre indiscriminatamente della loro vita”. Un giudizio negativo, questo, che non si estende al punto di comprendere ogni tipo di esperimento sugli animali: se l’esperimento è assolutamente necessario, infatti, deve considerarsi legittimo.

– Non credere che la sola tecnologia sia la soluzione a tutti i nostri problemi, la sola  tecnologia “non è in grado di vedere il mistero delle molteplici relazioni che esistono tra le cose, per questo a volte risolve un problema creandone altri” ed il rapporto uomo-animale,  specie di quelli di affezione  e quelli di aiuto nel lavoro dei campi  e nel rispetto nei loro confronti prova il rapporto affettivo, oltre che economico utilitaristico  che lega naturalmente da secoli l’uomo ed il regno animale.

– Difendere la cultura come si farebbe con una specie animale è segno di civiltà, la cui scomparsa è grave come o più della scomparsa di una specie animale o vegetale. “È indispensabile – dice  Papa Francesco – prestare speciale attenzione alle comunità aborigene con le loro tradizioni culturali”.

Alla luce di tali riflessioni, la riscoperta della tradizione della benedizione dei nostri amici animali, di aiuto nei nostri campi o di compagnia nelle nostre case,  in occasione della festa di Sant’Antonio Abate,  è a  nostro parere un grande segno di civiltà e di qualità della  vita dell’uomo, immerso nell’ambiente naturale, la Casa Comune di tutte le specie.