Sambin (Più Italia): “Il Covid e le difficoltà di andare avanti dei lavoratori precari”

NewTuscia – VITERBO – Non c’è un punto di questo governo o un settore che questo esecutivo non abbia messo in difficoltà.

Con la dicitura “COVID” in un contratto iniziano i problemi, come se non bastassero quelli della salute con le tante difficoltà sanitarie per mancanza di investimenti e chiusure di molti ospedali pubblici per la sanità privata.

Purtroppo anche chi in questo anno scolastico è entrato al lavoro con un contratto “COVID” ha dei problemi che siano insegnanti o collaboratori scolastici.
Da quando sono entrati in servizio di stipendi non si vede luce se non una piccola quota a dicembre con la dicitura “pagamenti vari” o “tredicesima” che, essendo di pochi mesi, ovviamente sono pochi euro. Essere precari è un sacrificio per le persone, non hai una garanzia di continuità e soprattutto aspetti anni prima di riuscire ad entrare definitivamente al lavoro con contratto indeterminato e, questo, è avvenuto per il grave errore di prolungare l’età pensionabile con la conseguenza che migliaia di posti non si sono più liberati e la meritata pensione per chi ha lavorato tanti anni è diventata un miraggio e un traguardo irraggiungibile.

I precari il problema della pensione neanche se lo pongono visto che è già difficile entrare e accumulare punteggi e spesso vengono anche abbandonati questi percorsi da molte persone per trovarsi un lavoro che possa mantenerli a lungo nel tempo.
Le difficoltà di questo anno sono ancora maggiori, tra ingressi scaglionati, sospensioni per la DAD, ritorno in presenza al 50%, poi di nuovo DAD, distanziamento e percorsi per tenere a distanza i ragazzi dove si sono trovate non poche difficoltà. Oltre a tutto ciò i precari  si trovano anche con gli stipendi che ancora non sono arrivati e la cosa è demoralizzante ancor di più visto che queste persone devono organizzarsi in famiglia qualora ci fossero figli da gestire.
Non abbiamo ancora capito come il governo voglia gestire questa situazione e come pensa che queste persone possano andare avanti con le spese giornaliere se non vengono retribuiti. Per caso il governo ha pensato che devono lavorare di giorno e rubare di notte per mantenersi? Oppure ha pensato che devono rovistare nei secchi per trovare del cibo da mettere a tavola?

Queste persone hanno una dignità e, prima di pensare ai banchi a rotelle (a quanto pare risultati inutili per la situazione ma non per i venditori), dovrebbero pensare a come retribuire queste categorie.

L’articolo 1 della Costituzione dice che l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro ma, il fatto che non sia specificato che il lavoratore debba essere retribuito, non sta a significare che si può fare come vogliamo.
Tralasciamo al momento la parola “democrazia” che ultimamente è venuta meno in questa nostra splendida nazione.
Spero che anche per questa situazione i sindacati prendano una posizione forte a tutela dei lavoratori.