Edito in questi giorni il saggio di Corrado Tocci: Memoria e postmodernità

di Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – Questo libro, edito il 7 di gennaio,  vuole stimolare un confronto dialettico con una visione, anticipatrice di anni, di fenomeni politico-sociali che hanno radicalmente mutato il rapporto sociale, nella valutazione dell’etica del lavoro e dell’impresa.

L’elemento distintivo della società moderna è, del resto, la promozione del libero scambio: si ritiene che il commercio internazionale rappresenti uno dei pilastri per la crescita economica, pilastro che dovrebbe contribuire a creare nuovi posti di lavoro, ad aumentare le opportunità per i consumatori, i lavoratori, le imprese e a ridurre la povertà.

In questi ultimi decenni il commercio internazionale ha registrato una grande espansione, e ha favorito la delocalizzazione di rilevanti porzioni di attività economica, come di componenti di beni e servizi, dai paesi di origine a paesi emergenti, paesi in grado di garantire costi di produzione e tassazione più bassi.

Tale sistema oggi viene messo in discussione dalla digitalizzazione e dalla pandemia e dalle loro ricadute sull’economia mondiale.

Anche in Italia, negli ultimi trenta anni, grandi e medie imprese industriali o dei servizi hanno trasferito attività o funzioni aziendali all’estero. Questo ha contribuito al declino dei “Distretti Industriali”, fiore all’occhiello del sistema produttivo italiano, con la conseguente perdita di milioni di posti di lavoro.

La memoria della postmodernità

L’esperimento di dar vita ad una bottega-scuola dove confrontarsi con le nuove generazioni è nato dalla non accettazione della idea ricorrente che le nuove generazioni lasciandosi trasportare dagli avvenimenti, nella società

liquida dove sono immersi, si limitano a prendere quello che la famiglia, la società e gli amici gli offrono.

A questo riguardo sorge spontanea una domanda, il contesto socio economico nel quale hanno vissuto quanto ha inciso sui loro comportamenti ed è causa della loro inerzia nel contesto economico sociale?

I giovani sembrano oggi soffrire della fragilità della loro prospettiva futura e della mancanza di “sicurezza” sul proprio destino a lungo termine.

Gli aspetti negativi presenti in questa situazione possono essere riconosciuti attraverso un’analisi critica degli eventi che li hanno determinati.

I cambiamenti in atto sono la conseguenza di una cultura del latifondismo finanziario che ha avuto come focus la crescita economica e non lo sviluppo.

Papa Francesco non perde occasione per denunciare che la applicazione delle ricette neoliberistiche in tutto il mondo non sembra portare i risultati sperati; i risultati indicano un impoverimento complessivo di nazioni intere e, soprattutto, una diffusa precarietà delle giovani generazioni.

Dal primo impatto con questi giovani emerge evidente quella che Zigmunt Bauman definisce “la perdita di futuro”.

L’uomo post- moderno, l’uomo liquido, non è più in grado di esercitare un con- trollo sulla propria vita, né tantomeno di esercitare un’influenza sugli avvenimenti che interessano la società nel suo complesso.

Preso atto che la vita di relazione dei nativi digitali passa attraverso i social network e altre tecnologie digitali che ampliano il mondo disponibile nella dimensione virtuale a discapito di quella reale.

L’indebolimento delle relazioni umane rende molto debole la prospettiva esistenziale di queste generazioni.

Questa generazione si dovrà confrontare con il giudizio storico sulle politiche neoliberiste e sulle sue conseguenze, soprattutto nell’ultimo decennio, per la incapacità di sostenere lo sviluppo e per aver provocato un impoverimento complessivo delle popolazioni.

I vari articoli di questa pubblicazione trattano aspetti di queste politiche che hanno portato alla situazione attuale e possono essere punto di riferimento certo per coloro della generazione dei nativi digitali che vorranno approfondire quali sono le tematiche che li obbligano a ripensare il sistema socio-economico-politico precedente se vorranno costruirsi un futuro fondato su una pietra d’angolo.

Quanto prima avremo ospite Corrado Tocci nelle nostre trasmissioni televisive per presentare questo suo ultimo testo.

Corrado Tocci e’ giornalista  pubblicista. Ha lavorato per Agenzia Montecitorio e il quotidiano Avvenire dal 1970 al 1980.

Docente scuola giornalismo Regione Lazio.

È stato amministratore locale dal 1975 al 1980, Segretario nazionale della Associazione Cristiana Artigiani Italiani dal 1977 al 1986.

Fondatore e ex Presidente dell’Istituto Ricerca Settore Terziario per i partenariati .

Promotore di progetti di sussidiarietà orizzontale per lo sviluppo locale

Fondatore e ex Segretario politico del Movimento Popolari Glocalizzati.

È componente della Commissione “Problemi Sociali e Lavoro, Giustizia e Pace, Gestione del Creato” della Conferenza Episcopale del Lazio.