In attesa del discorso di Capodanno del Capo dello Stato e le prospettive del 2021

di Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – Con queste riflessioni non è nostra intenzione  anticipare i contenuti del messaggio che il Capo dello Stato, Sergio Mattarella rivolgerà agli Italiani questa sera,  in occasione del Capodanno 2021, ma soltanto invitare a seguire con attenzione le tematiche che il presidente sottoporrà agli italiani, alla società civile, alle istituzioni ed al mondo della politica.

Palazzo del Wuirinale: foto www.romasegreta.it

Lo stile ed i Valori affermati con sobrietà istituzionale e  rigore costituzionale  dal presidente Sergio  Mattarella si caratterizzano per una decisa assunzione di responsabilità nelle dimensioni delle motivazioni alla lotta al coronavirus della coesione  tra cittadini ed istituzioni e della speranza racchiusa nelle attese e nelle aspirazioni dei cittadini, nei momenti difficili del periodo storico che stiamo vivendo ,  per risollevare le prospettive socio-economiche e valoriali-culturali del popolo, nell’ispirazione ai fondamenti  della Costituzione repubblicana.

Dalle anticipazioni trapelate,  due saranno i temi sviluppati dal Capo dello Stato:

  1. Impegno per superare la crisi della pandemia, con una particolare attenzione per la tutela dell’Ambiente e della qualità della vita, per affermare e consolidare l’identità nazionale;
  2. Ispirare coesione tra istituzioni e cittadini, valorizzando i corpi intermedi della società civile, in particolare famiglie, scuola, associazionismo, sindacati, partecipazione politica e volontariato.

Già in occasione degli auguri alle Istituzioni il presidente aveva rilevato come nel momento storico che viviamo occorre coesione per vincere il virus e concretizzare il rilancio dell’economia, con la creazione di opportunità di lavoro.

Pur con i toni accessi della dialettica politica di questi giorni le istituzioni devono collaborare al servizio dei cittadini.

A tale riguardo il presidente  ha voluto ricordare alcune parole di Aldo Moro: “Anche se talvolta profondamente divisi… sappiamo di avere in comune, ciascuno per la propria strada, la possibilità e il dovere di andare più lontano e più in alto”. “Non è importante che pensiamo le stesse cose” invece è di straordinaria importanza – scriveva – la “comune accettazione di essenziali ragioni di libertà, di rispetto e di dialogo”.

Se ne possono trarre due preziose indicazioni.

La prima: chi riveste ruoli istituzionali deve avvertire la responsabilità di farlo in nome e per conto di tutti i cittadini. Aveva ben presente, Moro, il grave pericolo – purtroppo confermato dagli eventi successivi – che corre una società attraversata da lacerazioni profonde.

In particolare in questa pandemia che stiamo attraversando il bene comune:  la salute, il benessere, le prospettive di un futuro migliore  sono, appunto, bene di tutti, nessuno escluso. E chi amministra la cosa pubblica, chi è chiamato al compito di governare esprime, certo, gli orientamenti della maggioranza ma con il dovere di rispettare e garantire la libertà e i diritti degli altri, delle minoranze. Questa è l’essenza della democrazia, che richiede rispetto reciproco.

Il rispetto rappresenta il più efficace antidoto all’intolleranza, foriera di conseguenze negative.

La seconda indicazione è quella di confrontarsi, con lungimiranza, sulle prospettive, sull’ampio orizzonte del futuro del dopo pandemia, quando dovrà essere attuato il Recovery Fund.

A volte parliamo del futuro come di un domani lontano, cui non dedicare grande attenzione, oppure un domani che giungerà all’improvviso.

Invece il futuro è già cominciato: scrive sulle pagine del nostro presente. Il futuro ci riguarda già oggi perché sta cambiando le nostre vite.

Siamo pienamente dentro un cambiamento vorticoso e inedito. Il mondo in cui ci troviamo è diverso da quello che abbiamo conosciuto. Il modo in cui viviamo è differente.

Dopo la pandemia cambiano le tecnologie, gli strumenti della nostra quotidianità, le nostre abitudini. I linguaggi, gli stili di vita, i lavori, i tempi con cui organizziamo le nostre giornate. Cambia l’ambiente in cui viviamo, il clima e, in conseguenza di questo, si aggravano gli effetti dei fenomeni naturali sui nostri territori.

E’ forse questo uno degli aspetti più evidenti e più dirompenti del cambiamento.

Oggi i mutamenti climatici fanno apparire fragili ed esposti i nostri territori. Insicure le popolazioni che si trovano ad affrontare le drammatiche conseguenze di calamità che sarebbe illusorio definire eccezionali, data la frequenza con la quale si ripetono.

Quanto accade rilancia la necessità di definire una nuova idea di cura del territorio e della sua difesa, basata sulla prevenzione del rischio, e non centrata sulla fase dell’emergenza. Prevenire è un dovere.

La cultura digitale moltiplica le opportunità, amplia le conoscenze. Ma troppo spesso l’accesso a queste possibilità, a queste conoscenze non è uguale per tutti. Il divario digitale è sempre più palesemente un fattore di profonde diseguaglianze.

Cambiamenti e potenzialità nuove, di cui abbiamo via via preso coscienza in questi anni, avanzano molto più velocemente e incessantemente di quanto i nostri modelli tradizionali riescano a recepire.

Mutamenti climatici e realtà digitale sono paradigmi di un tempo davvero inedito.

Il tradizionale e frequente augurio “felice anno nuovo” esprime il fascino e la suggestione del futuro.

Non ci si può limitare a subire gli eventi, lasciando a dinamiche incontrollate il compito di decidere come sarà il mondo nuovo.

La fase prolungata di debolezza dell’economia in questa pandemia ha inciso fortemente sull’apparato produttivo del nostro Paese, con pesanti conseguenze occupazionali e gravi fenomeni di disgregazione sociale.

Ecco la missione per cui combattere e il nemico da sconfiggere insieme: il virus con le conseguenze economiche della mancanza di lavoro,autonomo e dipendente,  quel lavoro indicato come fondamento della nostra Repubblica. Il lavoro che spesso, quando c’è, è sovente precario o sottopagato.

Serve il lavoro, remunerato e tutelato, anche nella sicurezza, come rimedio alla frammentazione sociale e come elemento centrale della ripresa economica.

Un lavoro che possa essere il risultato di investimenti che accrescano la produttività del sistema e che affrontino i nodi che frenano lo sviluppo.

La stessa ferita dell’emigrazione forzata di tanti nostri giovani è frutto di questa situazione di stallo, al cui superamento vanno indirizzati tutti gli sforzi delle Amministrazioni della Repubblica, delle forze economiche e sociali, delle energie dinamiche della società civile, dei suoi corpi intermedi, del mondo della scienza e della cultura.

 Una grande alleanza tra le qualità, spesso sottoutilizzate della straordinaria rete di competenze e capacità imprenditoriali del nostro Paese, dei suoi territori, dei suoi Sindaci. Delle sue Regioni la cui autonomia rappresenta un valore costituzionale e apporta un contributo di grande rilievo che qualifica l’unità nazionale.

Queste potenzialità possiamo e dobbiamo investirle anche per rafforzare l’Unione Europea, di cui siamo fondatori. Ne abbiamo il prestigio, l’autorevolezza e l’interesse.

L’Europa è casa nostra, e costituisce l’ambito di integrazione essenziale per consentire al nostro Paese di misurarsi con questioni divenute – piaccia o meno – globali e che solo a questo livello possono trovare soluzioni efficaci. In un mondo, i cui gli attori protagonisti hanno ormai dimensioni continentali.

L’Unione Europea ha avviato una fase di importante Piano di Ricostruzione , per la prosecuzione, con coraggio, di un processo di integrazione equilibrato e solidale; e per un ruolo più incisivo in ambito internazionale. Il nostro contributo sarà tanto più significativo quanto più la nostra presenza ai tavoli negoziali saprà essere qualificata nelle proposte e ferma nel sostegno di una visione che valorizzi gli interessi comuni.

La presenza delle donne nel mondo del lavoro e nei ruoli di responsabilità  delle istituzioni delle imprese e della società civile è uno straordinario fattore di crescita e di equilibrio. In questa occasione desidero rinnovare la riconoscenza della Repubblica alla Polizia di Stato, all’Arma dei Carabinieri, alla Guardia di Finanza, agli Organismi di informazione per la sicurezza, a tutte le Forze impegnate, insieme alla Magistratura, per debellare la criminalità, per contrastare l’illegalità, per prevenire minacce alla convivenza civile. Nei loro confronti va espressa, insieme agli auguri, l’assicurazione della alta considerazione dell’impegno profuso.

Profonda gratitudine ha più volte espresso in questi ultimi il presidente Mattarella al mondo della sanità,  alle amministrazioni, ai Servizi e ai Corpi dello Stato. Dai Vigili del Fuoco alla Protezione Civile, al mondo della scuola e del volontariato.

Le nostre Forze armate continuano a farsi apprezzare nel mondo per la loro professionalità e per il loro senso di umanità. Ai nostri militari che trascorreranno le festività in missione all’estero, formulo gli auguri più cordiali. Come ai tanti volontari, impegnati in diverse parti del mondo in opere di solidarietà e di sostegno allo sviluppo. Di  Medici ed Infermieri, delle Forze Armate, delle Forze dell’Ordine, e dei Corpi dello Stato ricordiamo, con commozione e riconoscenza, quanti sono caduti nell’espletamento del dovere per contrastare la pandemia.

Con questi presupposti disponiamoci all’ascolto delle parole di Augurio che il Capo dello Stato rivolgerà agli Italiani questa sera  in occasione  del Capodanno 2021.

Auguri di un anno di uscita piena dalla pandemia e di crescita e di laboriosità a tutti i nostri lettori !