Addio pesticidi: manifestazione del coordinamento

NewTuscia – VITERBO – Il Coordinamento Addio Pesticidi nasce dalla urgente necessità e dal dovere etico di salvaguardare il paesaggio, l’aria, l’acqua, il suolo, l’ambiente in generale e la salute nell’Alto Lazio, attraverso un percorso che porti alla rinuncia all’uso dei pesticidi e il parallelo affermarsi di un modello economico, rurale, ricettivo e turistico ecosostenibile, non violento verso la natura e gli animali ed incentrato sull’agroecologia a tutela della biodiversità quale fonte di vita.

Questo percorso è anche condizione fondamentale per tutelare la fertilità del suolo e per non compromettere quel bene comune essenziale rappresentato dall’acqua.

Addio ai Pesticidi è quindi per una produzione agricola in armonia con il territorio e le comunità per produrre un cibo biologico di prossimità, per cancellare lo spreco alimentare, per avere un verde senza insetticidi e diserbanti, una qualità della vita libera dai veleni chimici, dalla minaccia e dal rischio di malattie.

Il Coordinamento Addio Pesticidi vuole anche essere una risposta concreta e di responsabilità all’appello espresso nell’enciclica “Laudato si’” da Papa Francesco rivolto a tutti coloro, credenti e non credenti, che vogliono impegnarsi in azioni individuali e collettive per un cambiamento radicale affinché la nostra Casa comune sia preservata nelle sue matrici fondamentali per la vita e possa così avere un futuro giusto e dignitoso insieme a tutte le specie che lo abitano.

Addio Pesticidi

perché?

 

Con il termine pesticidi, più appropriato del rassicurante fitofarmaci di sintesi in quanto si tratta di sostanze biocide, si indicano tutte quelle le sostanze che interferiscono, ostacolano o distruggono organismi viventi (microrganismi, animali e vegetali) utilizzate nell’agricoltura intensiva, nelle monocolture di tipo industriale e che comprendono: diserbanti, fungicidi, insetticidi, nematocidi, erbicidi etc.

Si tratta, per la maggior parte, di sostanze di sintesi tossiche, persistenti, bioaccumulabili che possono penetrare nella catena alimentare anche come multiresidui e che si possono riscontrare perfino nei cordoni ombelicali e nel latte materno. Tali agenti hanno un impatto negativo non solo sugli organismi che vogliono contrastare e distruggere, ma anche su moltissimi altri organismi viventi, interi ecosistemi, nonché sulle proprietà fisiche e chimiche dei suoli e sulla salute umana.

Attualmente, la massiccia e crescente diffusione di pesticidi di sintesi nelle matrici ambientali – acqua, aria, suolo e alimenti- evidenzia un’esposizione biologica a tali sostanze e ai loro metaboliti le cui proporzioni devono essere seriamente ponderate in relazione ai loro documentati impatti negativi.

 

Gli studi scientifici

Una mole davvero imponente di studi scientifici, condotti a cominciare dagli anni ’70, ha comprovato come l’esposizione cronica ai pesticidi possa comportare alterazioni di svariati organi e sistemi dell’organismo umano quali quello nervoso, endocrino, immunitario, riproduttivo, renale, cardiovascolare e respiratorio.

L’esposizione a tali sostanze è pertanto correlata ad un incremento statisticamente significativo del rischio per molteplici patologie quali neoplasie, diabete mellito, patologie respiratorie, malattie neurodegenerative (in particolare il morbo di Parkinson – riconosciuto come malattia professionale degli agricoltori in Francia –, malattia di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (SLA), malattie cardiovascolari, disturbi della sfera riproduttiva, disfunzioni metaboliche ed ormonali, specie a carico della tiroide anche per l’azione di

interferenza endocrina di molti pesticidi.

Da segnalare anche il legame, riportato dalla letteratura scientifica, tra esposizione a pesticidi e rischio di melanoma, una segnalazione da approfondire anche per la popolazione residente nella provincia di Viterbo come evidenziato nel Report 2019 “I tumori in Provincia di Viterbo”.

 

Pesticidi e impatto sull’ambiente

L’agricoltura chimica insieme agli allevamenti intensivi contribuisce in forma rilevante, circa per il 25%, alla emissione di gas serra che provano i cambiamenti climatici e questo a causa dell’utilizzo di combustibili fossili, pesticidi di sintesi, fertilizzanti inorganici e grande consumo di acqua; contribuisce anche all’inquinamento delle risorse idriche di superficie, delle falde idriche, e dei suoli, all’eutrofizzazione dei bacini idrici, nonché all’accumulo di residui tossici lungo l’intera catena alimentare.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Ispra i pesticidi di sintesi in Italia sono presenti nel 67% delle acque superficiali e nel 33% delle acque sotterranee (Ispra – Rapporto Nazionale pesticidi nelle acque, dati 2015-2016, (https://www.isprambiente.gov.it/files2018/eventi/presentazione-rapportopesticidi-nelle- acque-2018/Rapporto_20181.pdf).

 

Nel sottosuolo queste sostanze si accumulano per la mancanza di organismi decompositori e persistono per tempi molto lunghi, da settimane fino ad anni e con loro persiste la loro attività tossica. I pesticidi rappresentano un serio pericolo per l’estinzione delle api e degli insetti impollinatori; un’estinzione che avrebbe come conseguenza la drammatica riduzione della produzione di cibo e anche la fine della sopravvivenza della specie umana. In Cina, nella provincia di Sichuan, il problema è diventato talmente grave che si è fatto ricorso all’impollinazione manuale umana dei fiori degli alberi da frutta.

 

Impatto dei pesticidi sul mondo vegetale

L’uso dei pesticidi di sintesi indebolisce la naturale capacità di difesa delle piante,  il loro “sistema immunitario” con conseguente riduzione del quantitativo di polifenoli, quali fattori antiossidanti indispensabili anche per la salute umana. Contrariamente a quanto si riteneva in passato, i pesticidi chimici non sono riusciti ad eliminare i parassiti e le piante infestanti dai terreni coltivati.

Col passare del tempo, gli insetti hanno mostrato una straordinaria capacità di adattamento e resistenza ai trattamenti chimici e così anche le erbe infestanti.

L’attuale sistema produttivo industriale e agricolo incentiva modelli di produzione monocolturali (come quelli del nocciolo in gran parte dei nostri territori) che necessitano di quantitativi enormi e sempre maggiori di pesticidi, fertilizzanti chimici, erbicidi, sostanze queste che sono responsabili della perdita di micro-nutrienti e della contaminazione ambientale.

L’immissione in ambiente di queste sostanze conduce progressivamente alla sterilità del suolo perché uccide anche i miliardi di microrganismi che lo compongono e che lo rendono fertile compromettendo gravemente la biodiversità, base anche dell’armonioso e interconnesso sistema di difesa del mondo vegetale.

Il settore agricolo di tipo intensivo e multinazionale si va così sempre più configurando su scala planetaria come uno dei maggiori artefici della cosiddetta “globalizzazione predatoria”, che permette a pochi e potenti gruppi economici di controllare e gestire l’economia mondiale a protezione del loro profitto piuttosto che del benessere e della salute dei popoli e del pianeta.

 

Perché tutto è connesso

Ormai da decenni un numero rilevante e in costante aumento di studi scientifici internazionali ed articoli a firma di prestigiosi studiosi indipendenti denunciano il drammatico impatto dei pesticidi non solo sull’ambiente (acqua, aria, suolo) ma anche sulla salute umana, animale, vegetale e persino minerale (anche i ghiacciai risultano impregnati di pesticidi) ovvero sull’intero ecosistema che regola i delicati equilibri della vita sul pianeta.

L’ Italia è il paese maggior consumatore https://www.wwf.it/news/?13820/ di pesticidi in Europa  secondo il rapporto Eurostat del 2016 (ufficio statistico dell’Ue) che impiega più pesticidi per unità di superficie coltivata ed è al terzo posto per quantità complessivamente utilizzata, circa 130.000 tonnellate l’anno.

 

Non ci sono pesticidi sicuri. Il falso mito della sicurezza dei pesticidi

 

La valutazione dei rischi dati dall’esposizione cronica ai pesticidi presenti negli alimenti o nelle acque, su cui sono basati i limiti normativi non può ritenersi sufficientemente adeguata per quanto riguarda la salute umana per diverse ragioni:

– di norma vengono testati i principi attivi e non le formulazioni commerciali spesso estremamente più tossiche;

– esiste la possibilità di effetti tossici anche per dosi inferiori ai limiti consentiti e per esposizioni minimali;

– abitualmente si studia l’effetto della singola sostanza dimenticando che siamo esposti a cocktail di molecole chimiche;

– diversa suscettibilità individuale (differenze nella capacità di metabolizzazione, detossificazione nei diversi periodi della vita ecc.)

– maggiore suscettibilità degli organismi in via di sviluppo, in particolare nel periodo embriofetale, nei neonati e nei bambini.

 

Alla salute fa bene l’agroecologia

Molti studi hanno dimostrato di recente che non solo nei cibi biologici vi sono minori residui di pesticidi, ma anche migliori profili nutrizionali rispetto a quelli convenzionali.

Con un’alimentazione biologica si riduce il rischio di obesità, diabete e allergie.

In gravidanza diminuisce il rischio di pre-eclampsia e viene protetto lo sviluppo cerebrale del feto.

Una alimentazione biologica riduce il rischio di cancro della mammella e di linfoma tanto da essere considerata una strategia di prevenzione contro tutte le forme di cancro.

Anche il fenomeno dell’antibiotico-resistenza viene notevolmente ridotto.

All’economia fa bene l’agroecologia

Una buona e sana politica per ogni territorio è quella che ha come principio guida la tutela dei suoli, delle falde, dei corpi idrici, della biodiversità, della qualità dei prodotti agricoli e della salute umana.

Acqua, aria, energia, terra, agricoltura e cibo sono connessi da un rapporto indissolubile, dinamico e naturale e nel rispetto di questo legame si misurano nel concreto anche le scelte in favore di un ambiente sano, della salute e il vivere secondo dignità, democrazia e pace dell’intera umanità.

Scegliere di coltivare secondo le pratiche dell’agroecologia significa lavorare in armonia con l’ambiente, nel rispetto dei cicli della natura, della salute di tutti a cominciare da quella degli agricoltori e delle loro famiglie. Significa custodire la bellezza del paesaggio, mantenere le tradizioni agricole locali e produrre cibo sano e di qualità con un ritorno importante anche dal punto di vista economico come dimostrato da studi di settore. Significa contrastare la tragedia del cambiamento climatico e il dramma della desertificazione dei suoli, in Europa il 23% del terreno coltivabile ha perso la sua materia organica e la sua fertilità. I territori preservati nella loro bellezza e salubrità possono così essere fertili e produttivi per le future generazioni e anche costituire un forte attrattore turistico, soprattutto in tempi come questi in cui si

deve riscoprire, anche forzatamente, il turismo di vicinato e rurale.

Il Coordinamento Addio Pesticidi intende quindi impegnarsi in tutte le sedi perché siano previsti fondi per gli agricoltori che intendono riconvertire le loro coltivazioni a coltivazioni biologiche, per la lavorazione e il confezionamento in loco dei prodotti così da favorire la filiera corta e la vendita diretta e perché si abbia sin da oggi una drastica riduzione dell’uso di pesticidi e di concimi chimici

 

Applicare sempre il Principio di Precauzione

La prima e vera forma prevenzione sanitaria consiste non nella diagnosi precoce di una malattia ma nel non far ammalare le persone e questo può essere ottenuto riducendo tutte le fonti di inquinamento dell’acqua, dell’aria, del suolo e del cibo e quindi anche con una agricoltura che rinunci all’utilizzo di sostanze di sintesi chimica utilizzate in forte misura anche nelle monocolture come quella della nocciola, sempre più diffusa nel territorio dell’Alto Lazio a scapito di altre coltivazioni e con conseguente impoverimento dei suoli ed elevato consumo e rischio di inquinamento dell’acqua.

Nel nostro territorio è emblematica la compromissione dell’ecosistema del lago di Vico proprio a causa delle attività antropiche che si svolgono nella sua caldera.

L’applicazione del Principio di Precauzione dovrebbe guidare l’agire dei decisori politici ed istituzionali.

Il bene e il benessere delle popolazioni, dell’ambiente e degli ecosistemi dovrebbe essere il centro di ogni attività diretta al bene comune, come costantemente richiamato dall’Organizzazione mondiale della Sanità e dalle maggiori e più importanti Agenzie ed Enti internazionali per la tutela della salute.

Il Principio di Precauzione viene così definito:”…In caso di rischio di danno grave o irreversibile,l’assenza di una piena certezza scientifica non deve costituire un motivo per differire l’adozione di misure adeguate ed effettive, anche in rapporto ai costi, dirette a prevenire il degrado ambientale”.

Il Principio di Precauzione dovrebbe quindi essere il punto di riferimento assoluto a fondamento di scelte locali e nazionali in favore dell’agricoltura biologica e dell’agroecologia. Scelte sostenute dalla comunità scientifica ma costantemente rinviate o applicate parzialmente, mentre si continua ad assistere all’ingente vendita, spesso anche illegale, di pesticidi.

 

Il Coordinamento Addio Pesticidi

Il Coordinamento intende promuovere azioni per avviare un processo concreto che porti progressivamente e rapidamente all’abbandono dell’agricoltura intensiva e chimica in favore di una agricoltura più sana, naturale, ecologica, rispettosa della composizione e della vitalità dei suoli, della biodiversità e non asservita alle logiche di sfruttamento e profitto delle monocolture, che non inquini l’aria, l’acqua e quindi il cibo; un’agricoltura che sappia riappropriarsi delle conoscenze e dei saperi acquisiti nel corso dei millenni di storia

umana, ricominciando a produrre rispettando i naturali cicli della terra e insieme la dignità del lavoro, tutelando così l’ambiente e la salute di tutti a cominciare proprio da quella degli agricoltori e delle loro famiglie.

 

Il Coordinamento promuoverà:

– iniziative di informazione e formazione per favorire le pratiche dell’agroecologia e la riconversione delle attuali colture a colture biologiche;

– rapporti con le istituzioni, gli agricoltori, le associazioni di categoria, le Asl territoriali, gli Ordini dei Medici, degli Agronomi, con gli specifici Dipartimenti universitari in particolare dell’Università della Tuscia e con il Bio-distretto della via Amerina e delle Forre;

– iniziative di conoscenza e valorizzazione del territorio, turismo di vicinato, lavorazione,

trasformazione e vendita in loco dei prodotti agricoli;

– la costituzione di nuovi Biodistretti nel territorio dell’Alto Lazio:

– ricerche e studi sulla contaminazione umana, vegetale e animale, idrica, dell’aria e dei suoli per esposizione a pesticidi e altri inquinanti;

– azione di sensibilizzazione e pressione sulle istituzioni per la salvaguardia del territorio ovvero controllo delle cave, siti inquinati, prevenzione dei fenomeni di dissesto idro-geologico;

– campi di lavoro estivi per i ragazzi per la formazione di una cultura del rispetto ambientale;

– iniziative con le scuole di ogni ordine e grado per far conoscere meglio il territorio e l’importanza di scelte rispettose di ambiente e salute;

– forme di coinvolgimento sociale dei cittadini e delle associazioni per il controllo e la segnalazione di eventuali attività illecite di inquinamento nei territori;

– promozioni di aree comunali da dedicare ad orti sociali;

– punti di ascolto per dare indicazioni concrete ai cittadini che possano presentare problemi di salute derivanti da esposizioni acute e cronica ai pesticidi;

– promozioni di leggi regionali e nazionali a favore dell’incentivo dell’agricoltura biologica e per restrizioni fino alla completa eliminazione dell’ uso dei pesticidi;

– attivazione di un gruppo di studio in materia di leggi, direttive e regolamenti per rendere sempre più semplice l’applicazione del principio di precauzione nelle vertenze di inquinamento territoriale;

– interazioni con i sindaci affinché si giunga ad ordinanze il più possibile omogenee e restrittive, perché vi sia una rigorosa applicazione dei principi dell’agricoltura integrata, perché si vieti l’uso del glifosate e dei neonicotinoidi fino ad arrivare a Zero Pesticidi.

Al Coordinamento Addio Pesticidi potranno aderire associazioni e cittadini che si riconoscono nelle linee del Manifesto sopra esposto.

Per comunicazioni: info@addiopesticidi.it