I bambini della Scuola dell’infanzia di S. Lorenzo Nuovo si preparano alle vacanze di Natale

NewTuscia – SAN LORENZO NUOVO – È uno strano anno questo 2020, in cui fare regali è quasi più bello che riceverne, anche per i bambini. Sono molti i pensieri, grandi e piccoli che dimostrano di essere nella mente di amici e parenti, anche se forse non sono i pacchetti ad essere aumentati ma il significato che incarnano. L’entusiasmo per le feste appare ingenuo e voluto in alcune circostanze, come altrettanto ingenuo e voluto può sembrare il rituale della famiglia riunita a cena o attorno all’albero; ma nel trascorrere la serata del 24 con chi ci sta a cuore, la spontaneità che si va via via acquisendo spazza via ogni forma di artificiosità. Quello che rimane è una sorta di felice stupore nel vedersi ancora insieme, un altro anno. Se poi in famiglia ci sono anche i bambini, si crea tutto un nascondere di pacchetti fino all’ultimo, grandi depistaggi sul contenuto, scatole contraffatte riempite di carta ed oggetti vecchi prima di arrivare al vero regalo.

Atmosfera che richiama a quelle che si leggevano nei libri di Dickens e cui la recita dei bambini della scuola dell’infanzia di San Lorenzo Nuovo si rifà in un certo senso. Il teatrino delle ombre, nero su sfondo bianco, che hanno preparato sotto la supervisione delle attente insegnanti si avvicina a quelle scene appartenenti a un secolo diverso. Lo stesso spettacolo che hanno messo in moto sembra provenire da una delle storie che si ascoltano volentieri davanti al caminetto e davvero potrebbe cominciare con “c’era una volta” se non fosse per la serietà che i bambini hanno messo nello svolgere il proprio ruolo in questa rappresentazione.

Nel 2020 hanno dovuto imparare un nuovo modo di vivere lo spazio e il tempo con regole diverse rispetto a quelle che avevano osservato fino all’anno precedente. Non si possono toccare gli oggetti come prima, non ci si può prendere per mano, ma sfruttare gli ultimi cinque minuti precedenti la campanella per igienizzarsele. Eppure, nonostante le mani non si siano intrecciate in un grande girotondo, sono state comunque molto occupate nel gestire il gioco di ombre nel teatrino rappresentante la scena della natività. A causa delle norme anti contagio i genitori non hanno potuto essere presenti, ma agli occhi di chi avesse saputo guardare si sarebbe aperto un cielo in grado di far respirare un ossigeno più puro rispetto a quello della cappa sotto cui il Covid ci sta facendo affannare da quasi un anno.

Le figure sagomate sui personaggi del presepe, potevano sembrare sottili come foglie o solide come statue, ma nel loro nero, a seconda della descrizione dei bambini, si sono tinte del riverbero argenteo della cometa e dell’avorio delle sabbie d’oriente. Dietro il lento alternarsi delle ombre del teatrino si sono dipanate poi le vicende di Babbo Natale che, in ritardo sulla consegna dei regali si fa aiutare dalla Befana per portare a tutti un dono. Pronti ai loro posti dietro il tavolino che faceva da base al palcoscenico in miniatura, i bambini hanno fatto la loro parte uno dopo l’altro, attenti a non far scorgere neppure un dito, dando voce alle ombre e descrivendo le scene con tono ben chiaro. Hanno affrontato giorni di prove per essere preparati, ma forse quella più dura è arrivata proprio ieri (21 dicembre), il giorno in cui l’assenza degli spettatori si è fatta sentire.

Chiarito questo, forse ora possiamo azzardarci a raccontarla questa storia tanto simile ai racconti antichi e dire che “c’era una volta, in un paese arroccato su una collina, una scuola dove i bambini imparavano a crescere. Le giornate trascorrevano tra mille impegni e scoperte, finché un giorno si videro imporre nuove regole, davvero bislacche all’inizio. I grandi spiegarono la loro versione e, a malincuore, i piccoli dovettero ammettere che poteva essere giusta.

I bambini però si accorsero presto che mentre i divieti legavano le mani e talvolta anche i piedi, in un angolino della loro fantasia c’era un passaggio segreto che portava ad un giardino dove crescevano degli strani fiori a forma di ali; li colsero e ogni volta che non potevano andare da qualche parte li mettevano ai piedi e volavano. Andarono lontano e incontrarono voci e racconti, sogni e speranze. Fino ad imbattersi in un mormorio crescente sulla nascita di Gesù bambino,  e di notizie alquanto bizzarre che riferivano di un certo Babbo Natale, in ritardo sulla consegna dei regali, precipitarsi a telefonare alla Befana per cercare aiuto. I bambini volarono di corsa a scuola per raccontare i due grandi eventi, la nascita del bambinello e l’alleanza del sacco e della scopa, poi tornarono a casa e raccontarono tutto a genitori e parenti; e che contentezza al pensiero dei pacchi che attendevano solo di essere aperti la mattina del 25! I piccoli andarono a letto e si addormentarono cullati in un domani presto passato, sognando stupiti frammenti di un mondo di luci. Videro piano piano le vacanze scivolare via, e il ritorno a scuola farsi sempre più vicino e gli amici compagni di classe…

Be’, ma questa è già un’altra storia”.