L’ “assembramento” decisionale natalizio del governo Conte

Gaetano Alaimo

NewTuscia – ROMA – La gente ha voglia di normalità e di uscire almeno a fare 4 passi nei giorni di festa. Più che lo shopping è la voglia di normalità e di avere un minimo di relax il motivo delle tante persone in strada e a fare acquisti di questi giorni.

Ecco, però, che il governo torna a dire no, memore della cosiddetta seconda ondata di contagi di Covid-19 ancora in atto e, secondo tanti, derivante dalla scarsa programmazione durante l’estate sugli interventi da mettere in atto in autunno. Quindi va bene il nuovo e battezzato “metodo Merkel”, ossia zona rossa generale di tutto il Paese nei periodi di rischio, ma quello che risalta è una troppo mobile volontà del Governo a seconda delle contingenze.

C’è un week end con tanti assembramenti? C’è immediatamente il chi va là di Conte e dei suoi ministri e ricorso al Comitato tecnico scientifico per nuove misure. Dibattito tra l’ala rigorista del governo, che vorrebbe chiudere tutto e tutti, il “filosofo” Conte che cerca di farsi interprete dell’umore di tutti gli Italiani e altre componenti della maggioranza “ribelli” (leggi…Renzi) che minacciano crisi di governo.

Alcune domande nascono spontanee: il rigore è solo sui presunti assembramenti degli italiani? Perché tale rigore non si usa nel controllo dei confini che, a prescindere dalle % di quanto influiscano sui contagi, sono un altro punto ben chiaro e delineato di rischio Coronavirus? Perché il ministro Lamorgese, oltre al discorso immigrazione e siti come Lampedusa “abbandonati” da tempo, non ragiona anche in termini di risultato del suo pacchetto di controlli (pochi giorni fa sembrava che i 70 mila agenti messi in campo avrebbero risolto i problemi, ora invece si deve ricorrere di nuovo alla zona rossa?). Il sistema delle fasce colorate per descrivere i rischi epidemiologici delle regioni e le possibilità di circolazione si stanno rivelando allora un insuccesso? E ancora: tra le ipotesi c’è un nuovo, ennesimo, reiterato e ingiusto, possibile stop alle attività di ristorazione, bar e compagnia cantando: siamo certi che i ristori previsti dal governo per queste categorie martoriate siano davvero adeguati a questo sforzo che si richiede? Non è un’altra indiretta ammissione di impossibilità di controlli adeguati a fronte di un “abbiamo già dato” generale di queste categorie?

Ce n’è di tutto per scrivere un romanzo.

Ora sono al tavolo del governo misure molto forti per i singoli giorni di festa e per tutto il periodo natalizio, a seconda della linea che prevarrà. Dall’apertura di ristoranti e bar per pranzo per i giorni di festa ora si pensa ad una chiusura generale, negozi commerciali compresi. Dovrebbe passare la linea della possibilità di uscire solo dai piccoli Comuni sotto i 5 mila abitanti e per un raggio massimo di 30 chilometri con divieto di uscita dai propri Comuni per tutti gli altri casi. Sulla proposta ufficiale del governo che verrà discussa in Aula ci sarà senz’altro la possibilità di ulteriori variazioni.

Teniamo duro…