Analisi Viterbese-Paganese (e non solo): serve un centrocampo al potere e più personalità,quel dubbio che va risolto…

NewTuscia – Viterbo. Consueta analisi del Lunedì.

Premessa doverosa : quando un allenatore viene esonerato è sempre una sconfitta, per la società e in primis per i giocatori. Giocatori che, come “confessato” dal Presidente Marco Arturo Romano ieri, meriterebbero l’esonero proprio come il mister di turno. In questo caso a farne le spese è stato Maurizi, peraltro in un momento umanamente difficile per quest’ultimo, alle prese col Covid-19.
Scelta condivisibile, considerando il fatto che, tranne rarissime occasioni, questa squadra non ha mai mostrato un impianto di gioco, ne tantomeno la personalità necessaria per affrontare questa stagione che si prospetta piena di imprevisti.

Dicevamo, la Viterbese vista ieri è stata senz’altro una delle più brutte della stagione, senz’altro non la prima.
La Paganese ha fatto poco e nulla, tolta l’occasione estemporanea nata da calcio d’angolo che ha portato al rigore. Questo però non deve affatto rincuorare la compagine gialloblù.
A preoccupare non è tanto la tenuta difensiva della squadra, che nelle ultime partite non ha mai patito realmente l’avversario e sembra lavorare bene di reparto, quanto l’anemia di gioco e personalità mostrata dai ragazzi di Maurizi.

Nella partita di ieri, la Viterbese ritrovava Simone Palermo dopo quasi un anno di inattività, tra infortuni vari e il Covid-19. Nonostante la sua presenza abbinata a quella di De Falco e Salandria, i gialloblù non sono riusciti ad imporre il proprio ritmo.
Ciò che è sembrato evidente è infatti la mancanza di gioco palla a terra che possa impensierire l’avversario.

La squadra è sembrata “slacciata” tra i reparti, rimanendo corta in fase difensiva (motivo per cui si è rischiato poco) ma facendo molto fatica ad alzare il baricentro per attaccare gli spazi e la profondità, anche in quelle pochissime ripartenze che potevano essere sfruttate meglio.
Lo schema più volte ripetuto è stato fin troppo scontato (lancio lungo del centrale per la sponda di Rossi e profondità di Tounkara) e facile da leggere per la retroguardia avversaria, che infatti ha “sofferto” (per modo di dire…) soltanto in un paio di azioni nel primo tempo.

Ecco, quello che nella breve era Maurizi ha deluso è stato questo : il non aver dato le chiavi del gioco al centrocampo. Davvero difficile per giocatori del calibro di Palermo e De Falco, indirizzare la gara se non c’è una squadra che si muove armoniosamente attorno. Con gli esterni piatti, Rossi spalle alla porta, è arduo aiutare la squadra dettando il passaggio.
A proposito di ciò, ricordiamo una dichiarazione di Maurizi di qualche settimana fa : il mister di Colleferro spiegava ai giornalisti come le caratteristiche intrinseche dei due attaccanti, imponevano loro di partire più lontani dalla porta, con conseguente abbassamento del baricentro.

Qui sta il dubbio : per avere il controllo del match, una squadra deve essere il più possibile alta, iniziare l’azione dal basso, e in un 3-5-2, spingere molto con gli esterni per supportare le due punte.
La rosa è giovane, se c’è una qualità che questi hanno è la spregiudicatezza, perché non cercare di essere più “sbarazzini” ed essere artefici del proprio destino?
Le caratteristiche dei giocatori lo permettono? I centrali non hanno per caso la velocità tale per coprire più spazio tra loro ed il portiere?
A voi (e ai posteri) l’ardua sentenza.