Scuole: protocolli severi ma assembramenti di ragazzi all’esterno. Scatena fa un appello ad Arena: “Fermiamoci per qualche giorno: la sanità è al collasso”

NewTuscia – VITERBO – Il dibattito scuole aperte-scuole chiuse è uno dei temi più sentiti e controversi di questa seconda ondata di pandemia del Coronavirus.

Nel prossimo Dpcm l’ipotesi di limitare ulteriormente la didattica in presenza vede fronti contrapposti: chi appoggia una stretta (e, a Viterbo, è il caso del sindaco Giovanni Arena, che lo ha detto pubblicamente) e chi, soprattutto per compensare esigenze di lavoro, spinge per controlli e rispetto protocolli è favorevole alla didattica in presenza.

I dati non sono buoni a Viterbo: già 150 gli studenti che sono risultati positivi. Quello che rimane sempre difficile da capire, al pari del sovraffollamento del trasporto pubblico locale, è come si possa accettare che dentro le mura scolastiche i protocolli anticovid siano ferrei e, appena fuori, ci siano ancora i tradizionali “ammassamenti” di ragazzi in attesa di entrare a scuola e, spesso, anche dei genitori che li accompagnano.

La foto scattata stamattina è solo una delle tante che ritraggono la situazione ordinaria all’esterno delle scuole viterbesi: in questo caso siamo fuori la Fantappié. Bene le mascherine, ma le distanze di sicurezza, come si vede, non ci sono.

Senza entrare nel dibattito scuole chiuse-scuole aperte, la domanda sorge spontanea: com’è possibile che ci sia questo paradosso per cui dentro le strutture scolastiche ci sia la puntuale applicazione dei protocolli e fuori ognuno possa fare come crede? E’ chiaro che non si possa addossare la colpa sempre e solo ai controlli pubblici, ma i genitori avrebbero forse un ruolo fondamentale per evitare ammassamenti come in foto. Per quanto Polizia locale e forze dell’ordine possano controllare sta poi alla coscienza di ognuno evitare assembramenti.

Lo psicoterapeuta Stefano Scatena
Lo psicoterapeuta Stefano Scatena

Nel dibattito si inserisce anche un accorato appello dello psicoterapeuta Stefano Scatena che, dalla sua pagina, ha lanciato oggi un appello accorato al sindaco di Viterbo per bloccare quante più attività possibile e la didattica in presenza perché la situazione è ormai quasi fuori controllo.

Stefano Scatena parla rivolgendosi direttamente a Giovanni Arena dicendo che un suo amico è stato dimesso a Mezzanotte ed è morta una sua conoscente di 85 anni: “Chiedo al sindaco di fermare l’onda epidemica – dice Scatena – e mi unisco alla sua proposta di chiudere le scuole, ad eccezione di quelle dell’infanzia ed elementari, e quanto più sia possibile. Sono consapevole che si debba lavorare ma lavorando in questi 15 giorni non si fa altro che rischiare di contagiare altri concittadini, purtroppo è inevitabile: molta gente non ha capito come ci si contagia, non ha capito quanto basti poco. Con sommo dolore mi unisco a quanti stanno chiedendo una stretta”.

E ancora. “Arrivano a chiedermi informazioni mediche delle persone, a me che sono uno psicoterapeuta – continua Stefano Scatena – parliamo dei parenti malati di cui non si hanno notizie, non sanno come fare un tampone, non sanno distinguere un raffreddore dal Covid, c’è una situazione di collasso purtroppo ampiamente prevista. Quindi credo che dovremmo ridurre le attività lavorative e le uscite al massimo per abbassare la curva epidemica”.

Scuole, attività economiche e uscite: il prossimo Dpcm darà voce finale alle soluzioni messe in campo per arrestare questa ondata di contagi. Anche a Viterbo si attende una presa di posizione forte da parte di Sindaco e autorità competenti.

L’APPELLO DI STEFANO SCATENA
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