Crisi sanitaria, è il tempo della coesione: poi chi ha sbagliato dovrà pagare

Gaetano Alaimo

NewTuscia – VITERBO – Prepariamoci: si va verso minimo il lockdown regionale. E, come ormai sembra, nella fase 4 non è più da escludere una chiusura generale nazionale. Ancora una volta. Sarebbe ora poco serio e, soprattutto, poco utile parlare di colpe e criticare questo o quel politico, questo o quel “guru” sanitario.  Quello che conta è capire che solo uniti si potrà uscire da questa situazione, le fughe in avanti o le critiche politiche e veti incrociati hanno avuto l’effetto solo di aggravare il quadro generale.

Se si vuole fare un’analisi critica si può dire che, certamente, il Governo ha in parte sottovalutato la seconda ondata del Covid-19, ritardando interventi sacrosanti, in particolare sui trasporti pubblici locali. Troppo tempo ci si è soffermati solo sulla scuola (polemica dei banchi a rotelle) e sugli effetti degli assembramenti vicino e dentro ai luoghi di consumo e ritrovo (bar, ristoranti, palestre, centri ricreativi), non affrontando seriamente le alternative al vero punto di assembramento: il trasporto dei pendolari. Troppo poco parlare di distanziamento dei posti quando era necessario trovare altre alternative (mezzi privati, ecc. , mediante accordi con queste categorie).

Ma, tant’è. Ora è il tempo della coesione e delle scelte “forti”. Il che non significa agire in modo autoritario e illogico ma ponderare le scelte e puntare in primis alla coesione sociale e fare in modo che gli Italiani siano informati e messi al corrente dei perché di ogni scelta. Difficile salvare l’economia in queste condizioni ma possibile evitare la catastrofe sicuramente. E’ qui che si gioca la bontà delle scelte di questo governo.

Viterbo e la Tuscia sono state colpite come e più della media nazionale dal Coronavirus: il Lazio è tra le 5 regioni con l’indice rt più alto e, se non ci sarà prima il lockdown nazionale per scelta di Conte, quasi certamente il Lazio verrà chiuso in entrata e uscita. Nella Tuscia si sta assistendo ad uno straordinario lavoro del personale sanitario che, dopo la prima ondata, non si è fatto trovare sotto tono in questa seconda emergenza. I problemi sono di natura quantitativa: tanti, troppi a fare il tampone, necessità di nuove strutture di potenziale accoglienza e, tornando all’inizio, sicurezza sui trasporti e nelle scuole.

Questi prossimi giorni e settimane saranno decisivi per capire una volta per tutte se ci si deve preparare a restare di nuovo a casa (esclusi i “soliti” motivi di lavoro, salute ed emergenza). Prescindendo da valutazioni critiche, serve ora puntare ad agire con  tutto ciò che ognuno può fare per agevolare l’uscita da questa maledetto virus: seguire le regole e protestare, se proprio necessario, sempre nel rispetto della salute del prossimo. Ci sarà il tempo per fare un bilancio globale di tutto ciò che sta succedendo e, se del caso, chi ha sbagliato dovrà pagare.

Per ora restiamo uniti contro questo virus subdolo.