Le regioni adottano un Atto di indirizzo per il rafforzamento della diagnostica Covid sui singoli territori

di Stefano Stefanini

NewTuscia – ROMA – Il Comitato di settore Regioni-Sanità ha approvato un Atto di indirizzo per i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta per il rafforzamento delle attività territoriali di diagnostica di primo livello e di prevenzione della trasmissione del Covid 19”, ad annunciarlo è lo stesso Presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità, Davide Caparini (assessore al Bilancio della Regione Lombardia.

“La grave situazione emergenziale che il Paese sta affrontando impongono – spiega Caparini – una risposta tempestiva ed adeguata dell’assistenza territoriale nelle sue diverse articolazioni, per cui i medici di medicina generale e i pediatri svolgono un ruolo fondamentale. Rispondendo anche ad una sollecitazione del Ministro della Salute rafforziamo le attività di indagine epidemiologica, tracciamento dei contatti (contact tracing) e accertamento diagnostico.

Lobiettivo è potenziare una delle attività fondamentali di contrasto al virus – sottolinea Caparini – identificando rapidamente i focolai, isolare i casi ed applicare misure di quarantena. Inoltre, limpegno è per consentire unefficace presa in carico degli assistiti riducendo la pressione sui presidi ospedalieri e sulle strutture sanitarie e, di conseguenza, limitare le occasioni di esposizione al rischio di contagio.

Tamponi presso Studi di medicina generale e pediatri. Foto ANSA.

Latto di indirizzo – conclude Caparini – facilita lacquisizione di apparecchiature sanitarie per la diagnostica di primo livello e leffettuazione di tamponi antigenici rapidi da parte dei medici di medicina generale e dei pediatri, in attuazione delle disposizioni introdotte dalla Legge di Bilancio 2020”. Ora la decisione spetta alle singole realtà territoriali.

Le misure adottate in queste ore dal Governo sul versante sanità rispondono a richieste e sollecitazioni che le Regioni avevano rivolto all’esecutivo nei giorni scorsi, in particolar modo per quanto riguarda lallargamento dei test utilizzabili per unefficace e più ampia azione di prevenzione anche attraverso prodotti cha siano già certificati dalle autorità sanitarie di Paesi G7 e per quel che concerne il restringimento dei previsti periodi di quarantena e la previsione del tampone unico negativo per certificare la fine del periodo di contagiosità”, lo ha dichiarato il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini.

“Rispetto al DPCM – ha poi spiegato Bonaccini – la Conferenza delle Regioni ha espresso un parere condizionato ad alcune osservazioni già inviate al Presidente del consiglio Giuseppe Conte e ai ministri Roberto Speranza e Francesco Boccia.

Si tratta – ha concluso Bonaccini – di proposte che sottolineano la necessità di:

– prevedere adeguate forma di ristoro per i settori e le attività economiche che saranno interessati dalle limitazioni introdotte dal decreto;

– chiarire e circostanziare al meglio gli ambiti del concetto di “festa” su cui si soffermano alcune disposizioni del provvedimento;

  • verificare le misure previste in relazione agli aspetti concernenti il trasporto pubblico locale, approfondendo lo scenario di contesto”.
  • Antonio Decaro, presidente dell’Anci e sindaco di Bari ha rafforzato la posizione dei Comuni in materia di individuazione di strade e piazze da interdire per evitare assembramenti, ribadendo che spetta a prefetti e questori assicurare il controllo del rispetto delle misure interdittive adottate. “I sindaci non si sottraggono alle responsabilità. Mai. Figuriamoci in tempo di emergenza. Prenderci cura delle nostre comunità è nel nostro dna. Se oggi il nostro compito è individuare strade e piazze da chiudere per evitare gli assembramenti e quindi i contagi, lo faremo. Anzi, lo stiamo già facendo. Personalmente, per la mia città, ho già partecipato alla riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto alla presenza del direttore del dipartimento di prevenzione della Asl, per individuare una procedura snella e tempestiva che ci consenta, come ufficiali di governo, di raggiungere i risultati indicati nel Dpcm”.

“Come ho spiegato  al presidente del Consiglio – ha aggiunto  il presidente dell’Anci Decaro – noi sindaci individueremo le aree all’interno del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, lo Stato dovrà assicurare il controllo attraverso le forze dell’ordine coordinate dal prefetto e dal questore. Perché, come è noto, non sono i sindaci a disporre delle forze dell’ordine. Facciamo il nostro dovere e ci aspettiamo la stessa collaborazione dallo Stato”.