“No alla catastrofe di un nuovo Lockdown”

Intervento del Direttore della Federlazio, Giuseppe Crea
I timori delle imprese per il rischio di chiusure generalizzate

NewTuscia – VITERBO – Riceviamo e pubblichiamo. I dati parlano chiaro: la pandemia ha ripreso a diffondersi senza sosta in Italia e all’Estero.

La prospettiva di un autunno nero era stato in qualche modo messa in conto, ma di fronte all’attuale scenario sale il timore di potersi ritrovare in una situazione simile a quella dell’emergenza che aveva determinato uno stato di chiusura generalizzata e pressoché totale.

Una prospettiva che, se dovesse ripetersi, significherebbe la catastrofe della nostra economia; si andrebbe inevitabilmente incontro ad una nuova recessione con effetti letali anche sull’occupazione.

Anche nel nostro territorio si percepisce una diffusa preoccupazione tra gli operatori e si guarda al futuro con forte apprensione.

Il messaggio deve essere forte ed inequivocabile: non possiamo permetterci un altro lockdown.

Pure nella duplice consapevolezza che la salute è un diritto primario e che l’emergenza appare lontana dalla conclusione, non possiamo sottovalutare la salvaguardia della nostra economia, un obiettivo che deve accomunare la responsabilità di tutti.

E’ una partita in cui si vince o si perde tutti, indistintamente.

A tutti i costi occorre evitare nuovi interventi restrittivi di chiusura generalizzata: le conseguenze sarebbero troppo gravose, persino letali, sull’assetto economico del nostro territorio e del Paese intero, già messo a dura prova dai precedenti provvedimenti della primavera scorsa.

Da un’altra misura di confinamento o di blocco delle attività sia essa di carattere locale ovvero nazionale deriverebbero danni irreversibili per il nostro tessuto produttivo, incentrato sulla piccola e media impresa, un patrimonio economico e sociale assolutamente irrinunciabile.

L’autunno appena iniziato, si presenta denso di difficoltà, ma anche di speranze ed attese, che richiedono la massima attenzione e senso di responsabilità, che, come Federlazio, abbiamo già iscritto in cima all’agenda dei nostri impegni istituzionali.

Sin dai mesi di marzo e aprile abbiamo sostenuto le nostre aziende nell’applicazione all’interno dei luoghi di lavoro delle misure preventive.

L’emergenza epidemiologica ha imposto cambiamenti consistenti nelle abitudini personali, nei contatti sociali, nelle modalità operative nei contesti produttivi.

La sicurezza del personale dipendente, dei clienti, dei fornitori, di tutti i soggetti che interagiscono con le organizzazioni aziendali è sempre stata al centro degli sforzi di tutti.

Conciliare le esigenze di tutela della salute con quelle di salvaguardia dell’assetto economico deve costituire un obiettivo condiviso.

Un’ipotesi su cui mettersi subito al lavoro: le attuali criticità riscontrate nel trasporto pubblico per motivi di studio e di lavoro.

Sono sotto gli occhi di tutti le immagini dei pericolosissimi assembramenti alle fermate e all’interno delle vetture, con evidente mancato rispetto delle primarie regole di prevenzione.

Perché, allora, non affiancare al servizio pubblico i bus turistici degli operatori privati, un comparto tra i più colpiti dalle conseguenze della pandemia.

All’interno delle rimesse esiste una parco veicoli efficiente ed inutilizzato.

Metterlo a disposizione dell’utenza consentirebbe sia di agevolare il rispetto dei protocolli anti-covid 19, sia la ripresa dell’attività di molte aziende del trasporto turistico, richiamando al lavoro una vasta platea di autisti oggi in Cassa integrazione.

Ma per questo, oltre alla volontà politica ed agli opportuni stanziamenti, occorrerebbe lo snellimento delle procedure burocratiche di acquisizione.

La riduzione del numero degli utenti che quotidianamente prendono i mezzi pubblici potrebbe verificarsi solo nel caso in cui si attivasse l’alternanza in presenza degli alunni nelle classi, perché non prendere in considerazione tale eventualità?

Lo stato d’animo dei nostri associati inizia ad essere inquieto.

Necessario quindi una riflessione profonda da parte del Governo e delle istituzioni regionali, manteniamo la guardia alta, si ma non dobbiamo uccidere l’economia.