Analisi tattica Viterbese-Bari 0-3 : errori in impostazione, linea difensiva alta ma imbambolata.

NewTuscia – Viterbo – Consueto appuntamento con l’analisi del giorno dopo : Viterbese-Bari 0-3.

Paradossale.
E’ questo il termine più giusto per descrivere la sconfitta contro il Bari. Voi direte, perche?
Cosa c’è di paradossale nel perdere contro la squadra (probabilmente) più forte del campionato? Ora proveremo a spiegarlo.
Non è la sconfitta in se per se ad essere paradossale, ma il modus-operandi con la quale si è andati nello spogliatoio, a fine primo tempo, sotto di tre reti.
Partiamo dall’inizio. Il primo gol, preso dopo soli 4 minuti, ha pesato e non poco. Su un azione barese, Urso si è fatto superare in velocità da Ciofani che ha messo in mezzo, Mbende e De Santis combinano la frittata e Antenucci ne approfitta.
Da notare come “Ciccio” Salandria avesse già capito l’intenzione di Ciofani (indicando con il braccio di stare attento), ovvero quella di partire alle spalle di Urso per bruciarlo in velocità : detto, fatto.


Parte del paradosso comincia qui : sullo 0-0, contro una squadra nettamente più forte sulla carta (e non solo…), bastano due passaggi in verticale per sorprendere la fase difendente (non difensiva, in quanto coinvolge tutta la squadra) e portare in gol i galletti.
Qui emerge la parte “negativa” dell’idea, senz’altro nobile, di pressare alti ed essere “artefici del proprio destino”, Maurizi dixit.
Due attimi di ritardo nella scappata, per tagliare la difesa gialloblù come un coltello ardente taglia il burro.
Dopo una ventina di minuti ad armi pari, riemergono i difetti della difesa alta : un innocuo rilancio del portiere apre la difesa a 3 dei gialloblù, come le acque al passaggio di Mosè : per sfortuna degli ospiti, l’arbitro non si accorge di una parata di Daga fuori dalla sua zona di competenza e la sfera finisce in angolo.


Dopo lo 0-2, avvenuto a difesa schierata, con Di Cesare che salta troppo in alto per il diretto avversario, la partita finisce di fatto qui. Il Bari fa ciò che vuole e infila anche il terzo gol, in contropiede, sorprendendo ancora la difesa di casa.
Il secondo tempo è stato praticamente “nullo” sotto il profilo delle occasioni e spunti tattici.
Quello che ha colpito è stata la troppa facilità nel perdere palloni in zone delicate del campo, palesando alcuni problemi di impostazione evidenti, incluso il portiere Daga.

Intendiamoci, non è da condannare a priori, l’idea “affascinante” di partire dal basso e cercare di recuperare il pallone il più in fretta possibile, d’altronde è quel modo di giocare che ha portato la Viterbese a sfiorare l’impresa a Terni, in 10 vs 11.
Nonostante ciò, forse ieri si sarebbe potuto abbassare il baricentro, essere meno “presuntuosi” e far venire in orizzontale il Bari, per precludergli la profondità, che al contempo dovevano cercare Tounkara e soci.
E’ presto per tirare le somme, ma l’impressione è che, senza la sapiente regia di De Falco e Palermo, sia più idoneo andare “sul sodo” e cercare di avere più compattezza.
Per l’estetica c’è tempo. Quanto tempo?
Quello che separa il campo dalla buona condizione fisica dei nostri due pezzi da novanta.
Nel frattempo si potrebbe approfittare della “garra charrua” (non ce ne voglia il buon Vecino…) di Salandria, non credete ?

(Fonte foto : archivio immagini Facebook Us Viterbese 1908)