Leggendo l’Enciclica “Fratelli Tutti”

Stefano Stefanini

Per papa Francesco l’amicizia  sociale, l’arte dell’incontro e la fraternità universale sono gli strumenti per ricostruire su nuove positive basi il nostro Futuro.

NewTuscia – VITERBO – Riceviamo e pubblichiamo. Nella sua terza enciclica, “Fratelli tutti”, firmata  ad Assisi il 3 ottobre e diffusa il 4 ottobre, Memoria di San Francesco, Patrono d’Italia, Papa Francesco propone la terapia della fraternità ad un mondo malato, e non solo di Covid.

Il testo di riferimento è il documento di Abu Dhabi, il modello è quello del Buon Samaritano. Una “governance globale per le migrazioni”, la richiesta del quarto capitolo. Nel quinto, Bergoglio traccia l’identikit del “buon politico” e mette in guardia dal “populismo irresponsabile”.

“Il mercato da solo non risolve tutto”, scrive il Papa auspicando una riforma dell’Onu. “La Shoah non va dimenticata, mai più la guerra”. Cita una canzone di Vinicius de Moraes, per esortare alla gentilezza.

È possibile desiderare un pianeta che assicuri terra, casa e lavoro a tutti. Questa è la vera via della pace, e non la strategia stolta e miope di seminare timore e diffidenza nei confronti di minacce esterne”.

A garantirlo è il Papa, che nella sua terza enciclica, parla di “amicizia sociale” come via per “sognare e pensare ad un’altra umanità”, seguendo la logica della solidarietà e della sussidiarietà per superare l’”inequità” planetaria già denunciata nella Laudato si’.

La vita è larte dellincontro, anche se tanti scontri ci sono nella vita”.

Nella “Fratelli tutti”, il Papa cita una canzone di Vinicius de Moraes per riaffermare la sua concezione della società come “poliedro” ed esortare a riscoprire la virtù della gentilezza, simbolo della “cultura dell’incontro”.

“Il poliedro rappresenta una società in cui le differenze convivono integrandosi, arricchendosi e illuminandosi a vicenda, benché ciò comporti discussioni e diffidenze”, ricorda Francesco: “Riconoscere all’altro il diritto di essere sé stesso e di essere diverso”, è uno dei pilastri della “cultura dell’incontro”, senza il quale non è possibile “dar vita a un patto sociale” e si generano dorme “visibili” o “più subdole” di violenza. “Quando una parte della società pretende di godere di tutto ciò che il mondo offre, come se i poveri non esistessero, questo a un certo punto ha le sue conseguenze”, il monito del Papa: “Ignorare l’esistenza e i diritti degli altri, prima o poi provoca qualche forma di violenza, molte volte inaspettata”.

(Foto Vatican Media/SIR)

La pratica della gentilezza non è un particolare secondario né un atteggiamento superficiale o borghese”, puntualizza Francesco: Dal momento che presuppone stima e rispetto, quando si fa cultura in una società trasforma profondamente lo stile di vita, i rapporti sociali, il modo di dibattere e di confrontare le idee. Facilita la ricerca di consensi e apre strade là dove lesasperazione distrugge tutti i ponti”.

“Se si tratta di ricominciare, sarà sempre a partire dagli ultimi”, la ricetta per il mondo post-Covid. La terapia è la fratellanza, il testo di riferimento è il documento di Abu Dhabi e il modello è quello del Buon Samaritano, che prende su di sé “il dolore dei fallimenti, invece di fomentare odi e risentimenti”.

Il Coronavirus, che ha fatto irruzione in maniera improvvisa nelle nostre vite, ha messo in luce le nostre false sicurezze” e la nostra incapacità di vivere insieme”,denuncia Francesco sulla scorta del suo magistero durante la pandemia: Che non sia stato lennesimo grave evento storico da cui non siamo stati capaci di imparare”, lappello per il dopo-Covid: Che non ci dimentichiamo degli anziani morti per mancanza di respiratori. Che un così grande dolore non sia inutile. Che facciamo un salto verso un nuovo modo di vivere e scopriamo una volta per tutte che abbiamo bisogno e siamo debitori gli uni degli altri”. Siamo più soli che mai”, la constatazione di partenza.

Il razzismo che “si nasconde e riappare sempre di nuovo”; l’”ossessione di ridurre i costi del lavoro, senza rendersi conto delle gravi conseguenze che ciò provoca”, prima fra tutti l’aumentare della povertà.

Sono alcuni effetti della “cultura dello scarto”, stigmatizzata ancora una volta dal Papa. Vittime, in particolare, le donne, che con crimini come la tratta – insieme ai bambini – vengono “private della libertà e costrette a vivere in condizioni assimilabili a quelle della schiavitù”.

La connessione digitale non basta per gettare ponti, non è in grado di unire lumanità”,

il rimprovero al mondo della comunicazione in rete, dove pullulano “forme insolite di aggressività, di insulti, maltrattamenti, offese, sferzate verbali fino a demolire la figura dell’altro”.

I circuiti chiusi delle piattaforme, in cui ci si incontra solo tra simili con la logica dei like, “facilitano la diffusione di informazioni e notizie false, fomentando pregiudizi e odio”.

Cogliamo insieme l’obiettivo dell’Enciclica di papa Francesco: reagire con un nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale che non si limiti alle parole”.

Bisogna sognare insieme”, perché “da soli si rischia di avere dei miraggi”.

“In questo tempo che ci è dato di vivere, riconoscendo la dignità di ogni persona umana, possiamo far rinascere tra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità”, questo l’incoraggiamento di Francesco per sconfiggere i mali dei tempi presente.