Un procedimento d’infrazione nei confronti dell’Italia a causa delle condizioni di salute del Lago di Vico

NewTuscia – ROMA – Riceviamo e pubblichiamo. L’associazione Accademia Kronos per decenni si è sempre battuta per la tutela delle acque del lago di Vico minacciate da sostanze inquinanti letali, quali: pesticidi, diserbanti e fertilizzanti chimici, organizzando campagne di sensibilizzazione e producendo documentazioni scientifiche relative al problema dell’inquinamento ed eutrofizzazione del lago.  Successivamente si è aggiunta l’Università della Tuscia che, attraverso il prof. Giuseppe Nascetti, ha avvalorato quanto denunciato da Accademia Kronos negli anni, aggiungendo uno studio, portato avanti con altri docenti dell’università, relativamente alle sostanze fertilizzanti abbondantemente date nei noccioleti che alla fine, percolando fino al lago, hanno comportato un aumento preoccupante  del cianobatterio Plankthotrix rubescens, denominato comunemente alga rossa, che  produce una microcistina dannosa per la salute umana e animale. Ma tutto questo è risultato inutile: si è continuato in maniera imperterrita a far arrivare nel lago sostanze chimiche devastanti.

Recentemente l’ISS ( Istituto superiore di sanità) insieme all’ente spaziale europeo (ESA) a ad Accademia Kronos hanno, con la collaborazione di alcuni satelliti, dotati di strumenti per l’esame spettrometrico,  monitorato alcuni laghi dell‘Italia Centrale (2018 -2019).   Il 21 maggio dello scorso anno al CNR di Roma sono stati presentati al pubblico i dati di questa indagine satellitare(progetto “Cyanoalert”).  Dallo studio dei dati raccolti è risultato che le acque dei laghi di Castel Gandolfo e di Vico  non godono di buona salute. In particolare si è evidenziato  che le acque del lago di Vico contengono  un carico eccessivo di contaminanti chimici derivati dalle colture dei noccioleti.  Ma mentre l’ISS, l’Università della Tuscia, Lega Ambiente, Accademia Kronos ed altre organizzazioni ambientaliste si sono limitate a rendere edotto il pubblico sullo stato di salute del lago di Vico;  l’associazione ISDE (medici per l’ambiente) ha continuato per conto suo, con coraggio, a denunciare la situazione del lago di Vico a tutte le autorità non solo locali, non cedendo alle varie minacce degli inquinatori, fino a coinvolgere direttamente il Ministero dell’Ambiente e a Bruxelles le stesse commissioni europee  ambiente e agricoltura.

Visti gli studi, le relazioni e le analisi varie compiute sul lago di Vico, inevitabile è stata la decisione dell’UE di avviare nei confronti dello Stato Italiano una procedura d’infrazione.

Un colpo pesante per il turismo locale, che  si è sempre basato sul paesaggio e sulla qualità delle acque del bacino del lago di Vico. Una figuraccia soprattutto degli amministratori del comune di  Caprarola e non solo nei confronti  dei cittadini del viterbese, ma soprattutto a livello europeo e nazionale.

Tutto questo non sarebbe accaduto se le antiche e recenti preoccupazioni delle organizzazioni ambientaliste e della stessa Università della Tuscia fossero state recepite. Invece  e soprattutto da parte del sindaco di Caprarola, sono state sempre polemicamente respinte. Soluzioni che gli scienziati ed altri studiosi proponevano per superare il problema inquinamento e nel contempo non penalizzare la produzione delle  nocciole.

“Mea culpa” e chiedere scusa ai cittadini di Caprarola e di Ronciglione e di tutto il viterbese ora dovrebbe farla il sindaco di Caprarola Stelliferi che ha sempre osteggiato chi invece intendeva salvaguardare le acque del lago dai veleni chimici “regalati” dalla nocciolicoltura intorno al lago. Stelliferi ha sempre preferito “laissez-faire “ e, anzi, difendere a spada tratta gli agricoltori della valle di Vico che, alla luce delle ultime indagini scientifiche, sono i veri responsabili dello stato di degrado delle acque del lago di Vico. Cosa più grave, ogni volta che ambientalisti e scienziati si permettevano di denunciare la situazione, questi venivano dal sindaco minacciati “di essere portati in Tribunale” perché con le loro “false” preoccupazioni ecologiste avrebbero danneggiavano il turismo locale.

E guarda caso ora che l’immagine di un ambiente lacustre sano è stato compromesso proprio dai difensori dell’agricoltura chimizzata, determinando così un significativo danno al turismo locale, cosa si intende rispondere? Forse si vorrà portare in Tribunale anche la Comunità Europea?