Palazzo del Drago, dialogo tra musica e architettura

 Serena Biancherini

NewTuscia – BOLSENA –  Per arrivare fino al portone, il leggero vento serotino si deve  inerpicare tortuoso attraverso le siepi che segnano la striscia di strada dipartente dal cancello. I raggi tardivi del sole scendono rasenti le pareti e stagliano il Palazzo contro il cielo appena rasserenato. Scendono obliqui, i raggi, e sfiorano le finestre creando giochi di luce ed ombra nelle stanze del piano nobile percorse dagli ospiti al seguito della guida, finché, ormai deboli lasciano il posto alla luce artificiale che però non rovina la maestosa esibizione musicale posta a conclusione.

Il soprano Simonetta Chiaretti e il percussionista Andrea Piccioni hanno dato vita, al termine del tour, ad una performance, collocata nell’ambito di Canti a Palazzo, che ha riportato in vita, di canzone in canzone, l’atmosfera dei secoli XVI XVII e XVIII. Il tamburo del versatile musicista, definito a ragione uno dei massimi esponenti internaziomali nel suo ambito, e la voce meravigliosa della cantante, hanno restituito alla cornice che racchiude le molte opere di grande valore artistico e storico, la vita propria che nel corso dei secoli è andata sempre più scemando nella circostante modernità. Una fusione di note, il tamburo e il canto, per esercitare un incantesimo ammaliante. E improvvisamente non è più un palazzo arroccato sul borgo vecchio di un paese moderno, ma una dimora raffinata in cui si svolge una serata musicale in pieno barocco; il corno di narvalo che si credeva appartenente ad un unicorno, la pala d’altare in terracotta invetriata attribuita a Luca della Robbia, la cappella di Crispo che si affaccia su via delle Piagge e porta al castello, la pietra centinata dedicata alla protezione dei morti, passano davanti agli occhi con una luce nuova e palpitante di vita.

Le stanze visitate nel tour che ha aperto le porte della dimora storica sono quelle del primo piano, raccontate dalla voce di Maria Pace Guidotti e arricchite dai figuranti del corteo storico. È sufficiente alzare gli occhi al soffitto a cassettoni decorato, un’occhiata che abbracci i colori pietrosi e marmorei delle sale, i dipinti e gli arazzi alle pareti, per rimanere affascinati dal luogo. Lana, seta e fili d’oro catturano l’attenzione nella sala degli arazzi, il mobile in noce nazionale che viene da Villa Albani troneggia nella biblioteca, i busti romani come maschere cieche nella galleria; tutto mette in chiaro come l’arte risalti maggiormente ed acquisti bellezza se circondata dall’equilibrio che solo il buongusto può conferire.

Ci sono molte opere di grandi maestri italiani, ma quello che risulta affascinante, e le fa risaltare, è il modo in cui sono stati amalgamati nel palazzo pezzi risalenti ad epoche diverse, a famiglie, diverse.

Il Palazzo del Drago vanta cinquecento anni di storia in cui figurano importanti nomi di cardinali, nobili e condottieri, fino all’ultimo discendente dei Dragoni ostrogoti, il principe Ferdinando Fieschi Ravaschieri del Drago.

La sua casata lo possiede dal1894, ma fu costruito fra il 1533 e il 1561 per volontà di Tiberio Crispo, figlio di Silvia Ruffini, la famosa amante di Alessandro Farnese, più noto come Paolo III, il papa del Concilio di Trento. Ed è a lui che è dedicata la famosa loggia che si affaccia sul lago, quella con  una scalinata che conduce all’ingresso della romantica Via delle Piagge. Passò in seguito alla famiglia Spada per circa 224 anni, per arrivare ai del Drago.

Potrebbe essere stato presente forse l’ultimo principe? Se così fosse avrebbe visto il palazzo riprendere piano piano il consueto aspetto di dimora storica, ma per gli altri presenti l’ultima immagine è quella della soprano, Simonetta, con un lungo abito bianco antico e i capelli raccolti sulla nuca. L’ultimo suono, la sua voce appassionata e cristallina intrecciata in una sintonia  ammaliante al suono del tamburo. L’applauso finale dopo il bis, il fiume di congratulazioni per la professionalità e l’alto livello mostrati dai due artisti, e l’incantesimo si spezza.

Siamo fortunati ad avere nel territorio tanto patrimonio artistico, nella cui lista figura anche il talento di Simonetta Chiaretti, cittadina di Bolsena. L’intesa artistica con Andrea Piccioni è nata da circa un anno e il risultato vincente di cui hanno dato prova non sarà l’ultimo: la rassegna musicale prosegue sabato prossimo. Nel frattempo chi ha assistito alla performance, che la gentilezza del principe Ferdinando ha reso possibile con l’aprire le porte della sua dimora, può assaporarne il ricordo, riflettendo magari sul grande impegno e la predisposizione naturale di senso della ritmo e vocalità che sono alla base del grande successo ottenuto nella serata. Il modo in cui gli artisti hanno presentato al pubblico il risultato di ore e ore di prove, fa sembrare tutto semplice; non lascia capire come possa essere difficile e rischioso esporre, da una parte la propria voce senza una base musicale che aiuti a coprire eventuali opacità di tono su note molto alte, dell’altra il cosiddetto “orecchio” ad un ritardo ipotetico nell’accompagnare la voce con lo strumento. Il duo ha spiegato una sincronia magistrale.

Informazioni sugli artisti

Soprano Simonetta Chiaretti. Dopo aver conseguito il Diploma di Canto Lirico, si è perfezionata con i Maestri Lucia Vinardi, Renato Federighi, Lajos Kozma, Sergio Pezzetti, Katia Angeloni, Lino Puglisi, Antonio Juvarra. Nella sua carriera ha collaborato con il M. Carlo Felice Cillario, con il mezzo soprano Luciana Pieri Palombi, con l’attore Arnoldo Foà, l’artista Samuel Montealegre. Nella Tuscia ha partecipato a varie edizioni del Festival Barocco con i Maestri Zeno Scipioni e Piero Caraba e al Tuscia Opera Festival con il M. Stefano Vignati. In occasione del 150° anniversario della nascita del grande maestro lucchese è uscito il suo cd Puccini Album, edito da Masari Editore. E’ inoltre autrice di diverse pubblicazioni, tra cui il testo di educazione musicale La bottega dei suoni per Edital Vidi, e la raccolta di canti della tradizione popolare Rama de rosa e fronna de fior per Annulli Editore.

Percussionista Andrea Piccioni. Definito dalla rivista Musica Jazz come un Maestro assoluto dei tamburi a cornice, ha varcato con il suo stile i confini del jazz, della world e della musica classica. Ha collaborato con innumerevoli artisti tra i quali Bobby McFerrin, Paul McCandless, Les Haulz et Les Bas, Gianluigi Trovesi, Luciano Biondini, Basel Rajoub, ManfredLeuchter, Riccardo Tesi, Lucilla Galeazzi, Wu Man. E’ anche un apprezzato didatta nei più importanti festival, università e conservatori a livello globale, un ambasciatore degli strumenti a percussione tradizionali, italiani e del Mediterraneo in tutto il mondo.