Le ragioni del Si e le ragioni del No al Referendum confermativo sulla riduzione del numero dei Parlamentari italiani

di Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – Domenica 20 e lunedì 21 settembre saremo chiamati ad esprimere il nostro voto sul referendum confermativo della Legge sulla riduzione del numero dei parlamentari italiani.

Dalle indicazioni del Ministero degli Interni e da fonti giornalistiche specializzate traiamo le notizie essenziali del voto referendario.

Il testo del quesito che gli elettori troveranno sulla propria scheda, è il seguente: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente “modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”.

È sufficiente la maggioranza dei sì, a prescindere dal numero dei votanti, perchè la modifica venga promulgata. In caso di prevalenza dei no invece, gli articoli 56, 57 e 59 rimarranno invariati.

In sintesi le ragioni del sì

I sostenitori del sì poggiano sui seguenti argomenti:

  • la riduzione dei costi della politica, per un risparmio complessivo di oltre 80 milioni di euro annui;
  • l’auspicata maggiore efficienza del funzionamento del parlamento, in ragione del minor numero di parlamentari.

In sintesi le ragioni del no

I sostenitori del no, ritengono che:

  • i benefici invocati sulla riduzione dei costi della politica sarebbero irrisori, incidendo per pochi euro all’anno per ciascun italiano;
  • il miglioramento dell’efficienza del parlamento non sarebbe un automatismo collegato al minor numero di parlamentari, quanto piuttosto una conseguenza dei meccanismi di formazione del processo legislativo che la riforma lascia invece intatti;
  • la riduzione del numero dei parlamentari creerebbe invece seri pericoli in ordine alla rappresentatività del popolo in parlamento. La drastica riduzione del numero dei senatori infatti, determinerebbe la mancanza di rappresentanti provenienti dai territori più piccoli. L’Italia avrebbe un deputato ogni 151 mila abitanti e un senatore ogni 302 mila abitanti (il testo originario della Costituzione prevedeva un deputato ogni 80 mila abitanti ed un senatore ogni 200 mila), con il numero più basso di parlamentari di tutti i grandi paesi d’ Il ruolo del Parlamento neresterebbe quindi complessivamente svilito ed indebolito.

Leggiamo insieme i testi ufficiali dei sostenitori del SI e del NO.

Istruzioni per l’espressione del voto: fonte Ministero Interno e sky tg24.

Il Manifesto Costitutivo del Comitato per il “SI” al referendum del 20 e 21settembre sul taglio dei parlamentari.

Il testo del Manifesto Costitutivo del Comitato per il Si alla riduzione del   numero  dei Parlamentari. “ Il SI al taglio dei parlamentari corrisponde alla natura della democrazia rappresentativa. Ne migliora il funzionamento e l’accettazione civica.

Per funzionare la democrazia rappresentativa affida al cittadino elettore la scelta degli indirizzi guida per i rappresentanti eletti che decidono in Parlamento. Le elezioni politiche non impongono a livello nazionale il programma di una coalizione o di un partito, ma danno al Parlamento un quadro di riferimento da adeguare al passar del tempo dibattendo le idee e i progetti sostenuti dai diversi rappresentanti.

Al centro del dibattito sono quelle idee e quei progetti, non il protagonismo di ciascuno dei rappresentanti. Ridurre il numero degli eletti rende più trasparenti e più comprensibili dibattiti e decisioni, senza sminuirne la qualità. Così, rende più agevole il giudizio dei cittadini, che è una fase decisiva del processo democratico.

L’ accettazione civica della democrazia rappresentativa si misura sul come i cittadini percepiscono il funzionamento delle istituzioni. Oggi – soprattutto per i 15 anni di campagne mediatiche contro la casta politica dei parlamentari più che contro il modo di governare privo di dibattiti e di progetti fuori del potere – l’autoriduzione della quantità di parlamentari significa tener conto delle critiche dei cittadini individui. Questa è l’importanza del taglio, non il trascurabile risparmio economico. Il taglio non mutila la democrazia e non aiuta l’antipolitica. Lascia il rapporto tra eletti ed elettori sopra la media occidentale. Ha evitato le solite dilazioni. Le eventuali carenze indotte nei meccanismi d’aula sono del tutto aggiustabili.

Rifiutiamo la farsa di chi ha votato sempre il taglio e poi ha fornito i senatori necessari per arrivare al quorum della richiesta ex art.138, affermando che è preferibile far scegliere ai cittadini. Tale argomento vanifica la radice della democrazia rappresentativa ed è un concetto tipico dei sovranisti.

Il Manifesto del Comitato per il “ Si”  così conclude: “Si  al taglio dei parlamentari, riempiamo le urne in coerenza alla democrazia rappresentativa.”

La Presidenza del Comitato per il Si: Federico Carli, Antonio Colantuoni, Giovanni Crea, Andrea Giovannelli, Raffaello Morelli, Alessandro Olmo, Pietro Paganini, Liberali Italiani. Hanno dato la loro adesione il Movimento Cinque Stelle ed il PD.

www.ilsidelleliberta.it

Un seggio elettorale: fonte Ministero Interno

Il testo integrale dell’appello “Noi per il NO” al referendum costituzionale del 20-21 settembre.

Questo l’appello del Comitato nazionale di “Noi per il NO” promosso da Rosy Bindi, Pietro Grasso, don Luigi Ciotti, Carla Nespolo, Susanna Camusso ed altre autorevoli figure della vita democratica.

L’incontro e’ stato aperto dalla lettura integrale dell’appello:

“Per difendere i principi della democrazia parlamentare, i valori della rappresentanza popolare e il libero confronto fra tutte le forze politiche

Respingere la riduzione dei parlamentari significa dire NO alle derive populiste e alle tentazioni decisioniste che si celano dietro una proposta semplicistica e solo apparentemente accattivante.

La proposta di tagliare drasticamente il numero dei deputati e dei senatori elettivi non rafforza affatto la nostra democrazia; anzi, la indebolisce parecchio, anche perche’ lascia intatti tutti i problemi dell’attuale sistema parlamentare.

In passato, ci siamo sempre dichiarati favorevoli alla riduzione del numero dei parlamentari nel quadro di un progetto complessivo di riforma costituzionale volta a rendere piu’ efficiente la democrazia parlamentare, anche superando il carattere perfetto del nostro bicameralismo, distinguendo le funzioni e le competenze della Camera dei deputati da quelle del Senato della Repubblica. Ma la revisione costituzionale sottoposta oggi a referendum non si propone affatto di rendere piu’ efficiente la nostra democrazia.

Chi sostiene la riduzione dei parlamentari infatti ha sempre guardato con scherno alla democrazia rappresentativa, illudendosi di poterla quasi integralmente sostituire con forme alternative di democrazia diretta.

Nelle grandi societa’ complesse dell’eta’ contemporanea la democrazia non puo’ che basarsi sulla rappresentanza e sulle formazioni sociali capaci di promuovere la partecipazione politica. Il combinarsi di rappresentanza e di partecipazione rende infatti possibili i momenti di dialogo e confronto, vero antidoto rispetto agli sterili conflitti frontali tipici di tutti i populismi.

La democrazia diretta puo’ soltanto affiancare, nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione, la democrazia rappresentativa, insostituibile testata d’angolo delle istituzioni repubblicane.

Se la democrazia e’ necessariamente rappresentativa, contrapporre corpo elettorale e parlamentari, rappresentati e rappresentanti – come si propongono di fare i sostenitori del si’ al referendum – costituisce un gioco estremamente pericoloso che soffia sul fuoco del populismo. La storia del nostro paese dovrebbe averci dolorosamente insegnato che la delegittimazione del Parlamento apre rapidamente la strada a soluzioni autoritarie, vale a dire alla morte della democrazia.

Un Parlamento rimpicciolito risultera’ non soltanto piu’ inefficiente, ma anche meno rappresentativo, soprattutto delle aree periferiche e meno popolate del paese. Ancora, con l’attuale sistema elettorale, le forze politiche minori avranno piu’ difficolta’ a far sentire la propria voce nelle aule parlamentari, mentre i collegi uninominali diventeranno assai piu’ ampi, rendendo cosi’ piu’ dispendiose le campagne elettorali e attenuando il legame tra l’eletto e il territorio che l’ha espresso. Si rafforzera’ cosi’ il controllo oligarchico dei vertici dei partiti sulla scelta dei candidati e sull’individuazione degli eletti. Ridurre drasticamente il numero dei parlamentari senza introdurre una nuova legge elettorale piu’ rispettosa delle minoranze politiche costituisce un vero e proprio salto nel buio. Prima del referendum, ci sarebbe stato tutto il tempo per adottare una nuova legge elettorale che consentisse agli elettori di scegliere realmente i propri rappresentanti. E’ estremamente significativo che non si sia voluto procedere speditamente in tal senso.

Indebolire il Parlamento significa anche ritornare indietro, ancora una volta, rispetto alla parita’ fra i generi nella rappresentanza politica e alla partecipazione paritaria delle donne alle decisioni politiche fondamentali.

Inoltre il taglio dei parlamentari ridurra’ la rappresentanza degli italiani all’estero.

La situazione che stiamo vivendo negli ultimi mesi, cosi’ fortemente segnata dall’emergenza virale e dal conseguente massiccio ricorso ad atti normativi del Governo, richiede, per mantenere un equilibrio fra i poteri, un rafforzamento del ruolo parlamentare di indirizzo e di controllo; dunque un potenziamento dello stesso Parlamento.

Ridurre il numero dei parlamentari finisce invece per indebolire la capacita’ di lavoro delle Camere, non solo nelle rispettive aule, ma anche nelle commissioni, dove oggi si svolge tanta parte dell’attivita’ parlamentare.

Tanto piu’ che al taglio dei deputati e dei senatori non si accompagna l’introduzione di alcuna incompatibilita’ fra la carica parlamentare e quelle governative in specie e politiche in genere.

Di conseguenza, non pochi parlamentari continueranno a non poter partecipare attivamente ai lavori delle Camere, in quanto impegnati prevalentemente altrove.

Si finira’ cosi’ per rafforzare eccessivamente l’esecutivo, liberato dal controllo parlamentare, per inseguire sterili mitologie decisioniste.

Per quanto riguarda infine l’argomento piu’ demagogico proposto dai sostenitori del referendum, se il loro obiettivo fosse veramente quello di ridurre la spesa pubblica, ci sarebbero tante altre vie per conseguirlo, piu’ efficaci e tali da non danneggiare la nostra democrazia.

Tanto piu’ che i costi del Parlamento rappresentano una minima parte dei costi della politica. A tutto voler concedere, se proprio si volessero tagliare i costi del Parlamento, basterebbe ridurre i privilegi.

A ben vedere, la volonta’ di tagliare i costi della politica nasconde quella di ridurre i costi della democrazia e, per tal via, purtroppo, quest’ultima.

Tra i primi firmatari segnaliamo in particolare: Rosy Bindi, Pietro Grasso, Luigi Ciotti, Carla Federica Nespolo, Guido Bodrato, Marisa Rodano, Silvia Calamandrei, Marianna Scalfaro, Carlo Zaccagnini, Rossella Muroni, Susanna Camusso, Enzo Balboni, Matteo Cosulich, Giorgio Pagliari, Nando Dalla Chiesa, Livia Turco, Rosa Russo Jervolino, Giorgio Merlo, Silvia Prodi, Mario Primicerio, Luciano Silvestri, Nerina Dirindin, Luisa Bossa, Anna Margherita Miotto, Daniela Mazzuconi, Mario Pepe, Marina Magistrelli, Giampiero Scanu, Riccardo Rossi, Mimmo Luca’, Giuliano Pisapia .    Per approfondimenti: https://noiperilno.it