Il Comitato 10 Febbraio ricorda Nidia Cernecca, testimone delle foibe

Federici (C10 Viterbo) “le sue parole siano memoria per le generazioni future.”

NewTuscia – VITERBO – Il Comitato 10 Febbraio di Viterbo piange la scomparsa di Nidia Cernecca, esule istriana, che nella Città dei Papi organizzò mostre e conferenze sulle foibe e sull’esodo. Inoltre, a Viterbo presenziò alla cerimonia di intitolazione della piazza dedicata ai martiri delle foibe.

Nidia era una bambina quando, nel settembre 1943, i partigiani comunisti sequestrarono suo padre, impiegato comunale, uomo buono e stimato da tutti, gli legarono una catena al collo e lo obbligarono a trasportare un sacco pieno di pietre. Dopo un processo farsa, i suoi aguzzini lo legarono a un albero di ciliegio e lo lapidarono. Non contenti gli tagliarono la testa e la portarono da un orologiaio per estrarre dalla bocca due denti d’oro.

“Con la testa di mio padre i partigiani ci giocarono al calcio – ricordava con dolore Nidia Cernecca – il caporione della banda che lo ammazzò venne a casa nostra ad annunciare con fierezza la sua morte. Ricordo le sue minacce di morte se avessimo tentato di recuperare il corpo.”

“Ho ancora i brividi quando ripenso ai suoi racconti sulla morte del padre – dice Maurizio Federici – Nidia ha combattuto la giusta battaglia per la verità e la giustizia, girando l’Italia e raccontando ai giovani le violenze dei partigiani, le stragi contro gli italiani e l’esodo dei nostri 350mila connazionali. La città di Viterbo deve molto a persone come Nidia – conclude Federici – la sua testimonianza,  il suo impegno, hanno rotto il silenzio che era stato imposto anche nella Tuscia sulla tragedia delle foibe. Le sue parole, il suo esempio, siano memoria per le generazioni future.”

Nidia Cernecca nasce a Gimino d’Istria nel 1936, veronese d’adozione, vedova, madre di tre figli, manager in pensione, ex dirigente di un’importante ditta internazionale di prodotti per la casa, la famiglia e la bellezza. Costretta dalle violenze comuniste ad abbandonare la sua casa, esule in Patria, si iscrive alla facoltà di Matematica, si diploma in pianoforte al Conservatorio quando è già mamma di tre figli. Insegnante nelle scuole medie, lascia per la carriera nel mondo commerciale, ricoprendo importanti incarichi in Germania e Slovenia.

Alla guida dell’associazione nazionale congiunti dei deportati italiani in Jugoslavia infoibati, scomparsi e uccisi, ha visitato centinaia di istituto d’istruzione, portando agli alunni la verità sulle foibe e l’esodo. Ha scritto libri e rilasciato decine d’interviste ai giornali nazionali e locali.

Dopo la caduta del muro di Berlino individua i responsabili dell’assassinio del padre e di molte altre migliaia di Istriani. Inizia così una battaglia personale per la verità e la giustizia. È stata la promotrice del Processo delle Foibe, e con coraggio ha denunciato i crimini commessi dalle truppe di Tito sui confini orientali italiani.

Comitato 10 Febbraio – Viterbo