Continuano con successo le visite al Museo d’Arte Sacra, a Orte Sotterranea con le Colombaie, il Ninfeo rinascimentale e la città portuale romana sul Tevere

di Stefano Stefanini

NewTuscia – ORTE – In questo fine settimana di sabato   1  e domenica 2 agosto  continuano le visite guidate  ai siti archeologici, al Museo d’Arte Sacra e  al Museo delle Confraternite di Orte.

Gli studi condotti  dal Museo d’Arte Sacra di Orte, in particolare del direttore Abbondio Zuppante,  offrono l’opportunità di ammirare  la Madonna bizantina di Orte ricongiunta con il san Giuseppe custodito presso il Museo Puskin di Mosca e il Bambino delle Grotte Vaticane, frammenti di un rarissimo mosaico del secolo VIII, proveniente dall’Oratorio di Giovanni VII (705-707) incastonato nell’antica Basilica di San Pietro in Vaticano.

 “Il Museo darte sacra di Orte” il primo museo diocesano del Lazio, inaugurato nel 1967

La Madonna Bizantina è lopera più prestigiosa del  Museo dArte Sacra di Orte, collocato nella Chiesa di San Silvestro e nel Palazzo Vescovile, propone unofferta espositiva di oltre cinquanta dipinti collocandosi, per quantità e qualità delle opere esposte, ai vertici tra le pinacoteche dellAlto Lazio e dellUmbria meridionale.

Il muso d’Arte Sacra costituisce, con il Museo Civico e il Museo delle Confraternite, il trittico museale di Orte.

Nel Museo d’Arte Sacra  convergono i tesori accumulati per secoli nelle chiese e tra le mura della città e opere generosamente offerte al museo da altre località diocesane.

La Soprintendenza del Lazio ha seguito all’epoca i lavori di restauro del Museo e il progetto di valorizzazione. L’iniziativa di dotarlo di un nuovo catalogo rappresenta uno strumento didattico di insostituibile validità.

Ripercorriamo in sintesi l’origine e lo sviluppo del Museo d’Arte Sacra di Orte d’importanza diocesana, già Museo Diocesano: è stato inaugurato nel 1967 per iniziativa del vescovo Roberto Massimiliani che intese raccogliere, preservare ed esporre nella ex chiesa di San Silvestro le più preziose opere d’arte sacra esistenti in Orte e nella sua diocesi.

Quello ortano, oltre ad essere il primo museo diocesano sorto nel Lazio, ha il pregio di essere ospitato nell’edificio più antico della cittadina: la chiesa di San Silvestro, della metà dell’XI secolo, chiusa al culto dai primi del Novecento e restaurata nelle sue primitive forme romaniche negli anni Sessanta per ospitare la raccolta d’arte diocesana. La chiesa a navata unica, costruita quasi interamente in blocchi di tufo, presenta nella parete sud due grandi archi murati che in origine la collegavano a una navata laterale nella quale insisteva la base del pregevole campanile oggi isolato di fianco all’edificio religioso.

 

Le sedi della chiesa di San Silvestro e del Palazzo Vescovile.

Agli spazi espositivi della sede originaria, suggestivi per ambientazione ma non sufficientemente ampi, si è aggiunta di recente una sezione allestita nel vicino Palazzo Vescovile, residenza la cui origine è precedente al sec. XIII e che nel tempo ha subito varie ristrutturazioni e ampliamenti – tra i quali l’inglobamento nel sec. XVI dell’antica chiesa di San Lorenzo – fino a giungere alle attuali forme tardo-seicentesche.

Le due sezioni del museo si differenziano per la cronologia delle opere esposte: in San Silvestro prevalgono quelle relative ai secoli VIII-XVI, nel Palazzo Vescovile sono esposte invece tele dal secolo XVI al sec. XX, già conservate in quella sede e oggetto negli ultimi anni di un’azione di recupero e di restauro.

Con l’apertura alle visite della seconda sezione, il Museo d’arte sacra di Orte presenta un’offerta espositiva di oltre cinquanta dipinti – ai quali si aggiungono sculture lapidee e lignee, oreficerie, paramenti e arredi – collocandosi, per quantità e qualità delle opere esposte, ai vertici tra le pinacoteche dell’Alto Lazio e dell’Umbria meridionale, area nella quale Orte è collocata non soltanto dalla geografia ma anche dalle vie dell’arte.

D’eccezionale importanza il prezioso frammento di mosaico della “Madonna bizantina” (VIII sec.), proveniente dall’Oratorio di Giovanni VII (705-707) nella Basilica di San Pietro in Vaticano.

Aperti al pubblico  il Museo d’Arte i siti  di Orte Sotterranea le  Colombaie rupestri, il Ninfeo rinascimentale e la città portuale romana sul Tevere.

Il successo ottenuto con le aperture del Ninfeo e delle Colombaie rupestri, riprese dal 4 luglio scorso, ha incoraggiato – ha dichiarato l’Assessore al Turismo Claudia Paolessi – anche la riapertura dei cunicoli etrusco-romani, fondamentali nell’ottica di una ripresa del turismo e della valorizzazione del patrimonio culturale, storico, archeologico e artistico nonché delle attività commerciali”.

Con ordinanza n. 56 del 14 luglio 2020 abbiamo nuovamente  aperto tutti i siti archeologici del complesso di Orte Sotterranea”, ha comunicato il Sindaco di Orte, Angelo Giuliani.

Ogni visita potrà ospitare un numero massimo di 8 partecipanti, rendendo  necessario  l’obbligo di prenotazione. Nell’ambito del rispetto delle norme anti contagio sarà obbligo dei visitatori dichiarare le proprie generalità al momento dell’accesso e presentarsi muniti di dispositivi di protezione individuale.

Gli orari di apertura, al fine di consentire una corretta sanificazione dei locali, saranno ancora ridotti rispetto a quelli tradizionalmente in uso nella stagione estiva: la mattina sarà possibile visitare le strutture con partenze alle ore 9:00 -11:00,  mentre il pomeriggio alle ore 15:00 – 17:00.

Gli  orari di apertura saranno momentaneamente ridotti rispetto a quelli normalmente in uso in questa stagione: la mattina sarà possibile visitare le strutture con partenze alle ore 9:15 -11:00,  mentre il pomeriggio alle ore 15:00 – 17:00.

Il porto fluviale di Seripola sarà visitabile tutte le domeniche, con partenza unica alle ore 10:00 (obbligatoria la prenotazione).

La ripartenza è stata programmata a seguito degli adeguamenti alla normativa nazionale e regionale prevista per i musei e le aree archeologiche.

Epossibile reperire  tutte le regole e le modalità di prenotazione sul sito www.vistaorte.com.

Forniamo alcuni dettagli storico archeologico dei siti riaperti a pubblico

 

Colombaia rupestre

Colombaia (Foto Visitaorte)

La colombaia è un luogo utilizzato per l’allevamento del piccione a uso alimentare. Nel Medioevo questa attività è diffusa nel Lazio Settentrionale della Tuscia Viterbese. Nel borgo di Orte sono presenti su entrambi i versanti della rupe tufacea.

Le pareti della colombaia sono scavate da molteplici piccole nicchie disposte a file. L’allevamento dei piccioni era un mestiere che faceva guadagnare molto ed era praticato già in epoca romana. A Orte era un’attività produttiva sviluppata e sono tanti gli esempi di colombaie ben mantenute.

Unica nel suo genere la colombaia in via Solferino, forse del periodo etrusco-romano. Situata nella Contrada Porcini, sul lato settentrionale che si affaccia sul Tevere, è scavata su tre livelli differenti. Vicino a questa è presente anche l’articolata colombaia di via Magenta.

 

Ninfeo rupestre

Situato sotto il giardino-orto di via Belvedere, sul versante sud del colle tufaceo, il ninfeo rupestre rappresenta il fiore all’occhiello del sottosuolo ortano. Si tratta di un complesso ipogeo di fattura rinascimentale,realizzato tra la fine del XV e l’inizio del del XVI secolo , che faceva parte delle proprietà del monastero di clausura femminile di San Giorgio fino al 1518.Il piano superiore è costituito da un’ambiente ampio diviso da pilastri . Il secondo livello è di maggior complessità articolato in numerosi vani scavati nella roccia, tutti occupati da impianti idraulici alimentati dal cunicolo proveniente dalla fontana ipogea di Piazza della Liberta’.

 

La città portuale sul Tevere di Seripola

Con le attività connesse alla costruzione  dell’Autostrada del Sole sono venuti alla luce i primi resti del complesso portuale, indagato archeologicamente a più riprese tra il 1962 e il 1993, dislocati in un’area di fondovalle, in forte declivio verso il Tevere.

Gli edifici della città portuale sono organizzati ai lati di due assi viari di cui uno con orientamento est-ovest  ed uno con orientamento nord-sud che si intersecano ad angolo retto quasi al centro dell’insediamento portuale, dividendolo in quattro isolati. Il primo di questi, quello vicino alla banchina di attracco del fiume, è caratterizzato da una serie di strutture a carattere commerciale o di rimessaggio.

Il secondo isolato, nel settore nord-occidentale dell’area, è composto dalla presenza di tabernae e da strutture residenziali che hanno restituito materiale epigrafico di età augustea (27 a.C- 14 d.C). Il terzo isolato, delimitato dalle due strade, ospita l’impianto termale di età traianea (98 d.C-117 d.C) ed è sicuramente il settore più ricco e rilevante dal punto di vista turistico. A monte di questo settore sono conservate le cisterne, probabilmente alimentate da cunicoli scavati nel banco di tufo.

Il sito fu restaurato e reso fruibile nell’ambito del Progetto Etruschi della regione Lazio ( chi scrive ha promosso i lavori come assessore alla Cultura) nei primi anni 90 del 900, ha subito qualche anno addietro un periodo di inutilizzabilità a causa delle esondazioni del Tevere e recentemente e’ stato restituito alla fruibilità dei visitatori dall’attuale amministrazione.

Rimangono dunque aperti alle visite del pubblico il Museo d’Arte Sacra, presso la suggestiva Piazza Colonna e il Museo delle Confraternite presso il Complesso della Chiesa di Santa Croce, in Piazza del Popolo. Chiuso il Museo Civico archeologico.