Innalzamento livello del mare, 23 milioni di persone esposte alle inondazioni costiere

Kateryna Palazzetti

NewTuscia – VITERBO – Secondo uno studio dell’Università di Melbourn, gli impatti combinati dell’innalzamento del livello dal mare causato dall’uomo, come le mareggiate e le alte maree, potrebbero esporre 23 milioni di persone a ripetute inondazioni costiere nei prossimi 30 anni, anche qualora si riuscissero a ridurre le emissioni di gas serra in maniera significativa.

Lo studio ha analizzato lo scenario peggiore, quello in cui le emissioni continuano ad aumentare all’attuale ritmo e non vengono compiuti gli sforzi necessari per adattarsi all’innalzamento del livello del mare a livello globale. È stato stimato che le risorse costiere per un valore di 14,2 trilioni di dollari (circa il 20% del PIL globale) potrebbe essere a rischio entro la fine del secolo.

Con il riscaldamento globale e il conseguente innalzamento del livello del mare causerebbero inondazioni costiere molto violente e molto più frequentemente, una ogni 10 anni invece di una ogni 100 come è stato finora stimato, arrivando a colpire il 4% della popolazione mondiale. Al giorno d’oggi circa 148 milioni persone sono esposte alle inondazioni ma qualora vi fosse un aumento moderato della temperatura (circa 1.8°C) entro la fine del secolo altri 54 milioni di persone saranno esposte coinvolgendo circa 10,2 trilioni di dollari di risorse costiere. Tuttavia se non verranno adottate delle misure preventive e la temperatura continuerà ad aumentare allora il le persone coinvolte saranno ben 77 milioni.

Le zone che secondo lo studio sono particolarmente a rischio sono la Cina sudorientale, il nord dell’Australia, il Bangladesh, il Gujarat in India, il Bengala occidentale, il Nord America e alcune zone dell’Europa come il Regno Unito, la Germania e la Francia settentrionale.

Un fatto particolarmente interessante dimostrato nello studio è come il rischio causato di danni causati dall’innalzamento del libello del mare e dalle mareggiate continuerà ad aumentare anche se le emissioni venissero ridotte ad un livello tale da riuscire a contenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2°C entro la fine del secolo.

Secondo i ricercatori quello che possiamo attualmente dare è adattarci all’innalzamento del livello del mare e ai cambiamenti climatici adottando delle strategie di mitigazione del rischio costruendo dighe, sistemi di previsione e allerte e trasferendo le comunità costiere a rischio in luoghi più sicuri.