ISTAT Agenda 2030:  l’Italia è più sostenibile, ma esistono grandi differenze tra nord e sud

Simone Stefanini Conti

La strada verso la trasformazione sostenibile della nostra società, dell’economia e dell’ambiente si fa sempre più breve: l’Italia è nella giusta direzione. A dar l’annuncio l’Istat che in giugno ha pubblicato il rapporto DGS 2020 – Informazioni Statistiche per l’Agenda 2030 in Italia.

L’Istituto di statistica, prendendo come riferimento l’Agenda ONU 2030, coi suoi diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile e gli annessi 232 target specifici da raggiungere entro i prossimi dieci anni, è riuscita a segnalare un positivo andamento tendenziale dei 17 Goals a livello nazionale.

Si legge nel Rapporto  di ISTAT che  l’analisi condotta indica un mutamento delle abitudini tra i connazionali: più attenti alla battaglia contro il surriscaldamento globale, allenergia pulita, ai consumi sostenibili e alla lotta alle disuguaglianze.

Rispetto alle analisi  precedenti (dal 2010 al 2019), la quota di indicatori in positivo corrisponde al 61.1%.

L’Istituto Nazionale di Statistica riferisce nel Rapporto che  nella decade 2010–2018, c’è stato un miglioramento della qualità ambientale: merito dell’energia pulita e del consumo sostenibile. A passare sotto gli occhi degli esperti Istat, naturalmente, anche la crisi pandemica: se da un lato ha causato grandissime difficoltà economiche, dall’altro ha ridotto le emissioni di gas climalteranti e di Precursori dell’ozono troposferico (con punte fino al –4%).

Obiettivi raggiunti

Per quanto riguarda il primo Goal dellAgenda (Sconfiggere la povertà), stando ai dati dei rilevamenti passati, scende la quota di persone a rischio di povertà (tra cui, però, restano 350 mila minori italiani che rischiano la fame) o esclusione sociale nel Paese (− 1.6%). E i progressi si fanno sentire: l’indigenza assoluta, che attanaglia sia le famiglie che i singoli cittadini, è in calo (− 1.1%). Diminuisce l’insicurezza alimentare, in linea col secondo Goal, e aumenta l’attenzione verso l’agricoltura biologica (con numeri oltre il doppio della media Ue, che si ferma al 7.5%), cui Pianeta 2020 ha dedicato — insieme a La Lettura — un intervento di Carlo Triarico. Altre notizie rincuoranti: s’abbassa di 9 punti percentuali (in riferimento al 2017) l’uso di fitofarmaci – fortemente nocivi per gli ecosistemi – e s’arrestano le emissioni di ammoniaca dagli effluenti zootecnici. Bene anche per il sistema di distribuzione delle acque: il grado di efficienza delle reti italiane tocca punte del 62.7% (valeva due punti in meno, nel 2016). Proprio sul versante abitativo, gli italiani scelgono sempre di più le rinnovabili come fonti di energia (34.8% nel 2018).

Obiettivi ecologici ancora lontani. Restano, tuttavia, alcune anomalie. Accanto allaumento di coscienziosità degli italiani, hanno un’impennata, nel 2018, i sussidi alle fonti fossili. Che valgono ancora l1% del Prodotto Interno Lordo. Petrolio, carbone, costituiscono un rischio per il benessere degli ecosistemi terrestri e marini.

Proprio questi ultimi, in Italia, pagano il prezzo più alto dell’insostenibilità. Il Mediterraneo, contaminato dalle microplastiche, si sta spopolando, pare dire l’Istat: sistemi di pesca «a strascico», severamente banditi dalla Commissione Europea, hanno portato al sovrasfruttamento del mare (non rientrando per il 90.7% nei livelli biologicamente sostenibili). E se Atene piange, Sparta non ride. Perché anche la superficie terrestre e quella boschiva non se la cavano bene: schizza a 48 km/2 il numero di superfici asfaltate o cementificate nel 2018. Un grave danno per i terreni, che vengono così meno alle loro funzioni naturali: la conservazione della biodiversità e la tutela da frane e dissesti idrogeologici. Biodiversità assediata su due fronti: il primo, quello dell’habitat danneggiato, e il secondo, che riguarda l’introduzione di specie aliene e invasive. Circa il 30% delle specie terrestri di vertebrati e il 20% delle specie di insetti autoctoni rischiano l’estinzione, mentre – in sordina – continuano a diffondersi specie alloctone invasive (oltre 10 nuove specie vegetali e animali introdotte ogni anno, dal 2000 al 2017). Eppure cresce la superficie forestale italiana:

Regioni virtuose e regioni meno virtuose

I numeri non sono granitici, ma cambiano – in positivo o in negativo – a seconda della regione considerata e del parametro contestuale.

Situazioni di eccellenza, segnala il Report, si trovano nelle province autonome di Bolzano e Trento dove circa il 48% degli indicatori si colloca nella fascia dei best performer. Numeri ottimi pure in Valle d’Aosta (41.7%) e a seguire la Lombardia e le regioni del Nord-est. Male, invece, per il Sud: Campania, Sicilia, Calabria indossano la maglia nera della classifica.

Terre in cui il cammino verso uno sviluppo sostenibile è forse più accidentato, ma non impossibile.