Dopo il nubifragio di Milano i cambiamenti climatici e i rischi idrogeologici esigono un’Alleanza tra Regioni, Comuni, Governo e Unione Europea.

di Stefano Stefanini

La bomba d’acqua di Milano ripropone la necessità di misure di tutela del suolo, di prevenzione del dissesto idrogeologico e di resilienza delle nostre città a fenomeni naturali di particolare intensità.
L’aumento delle temperature è continuato in questi ultimi anni, assestandosi su oltre 1°C al di sopra del livello pre-industriale e l’intensificarsi di eventi climatici estremi come alluvioni, uragani e siccità ha colpito duramente la vita di milioni di persone in Asia, nelle Americhe e nelle Piccole Isole in Via di Sviluppo.
Sull’argomento si era svolta nel 2017 a Bonn la conferenza dei Paesi in Via di Sviluppo sul clima che dovrebbe aver impresso nuova spinta all’obiettivo di riduzione del surriscaldamento globale fissato a Parigi e confermato recentemente nella conferenza sul Cima di Catowice in Polonia.
Contenere l’aumento delle temperature ben al di sotto dei +2 °C, meglio se +1,5°C, richiede un rinnovato sforzo comune.

Il Ministero dell’Ambiente, con l’Impegno del ministro Costa, lavora in prima linea sulla strada segnata dall’Accordo di Parigi e sull’impegno, assunto dai Paesi Sviluppati di sostenere le nazioni in via di sviluppo nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione e adattamento fissati dai rispettivi Piani Nazionali (Nationally Determined Contributions) con un finanziamento congiunto di 100 miliardi l’anno fino al 2020, che dovrà essere rivisto al rialzo entro il 2025.
Dalla CopP 21 in poi, il Ministero dell’Ambiente ha firmato accordi bilaterali con 27 Paesi e 3 gruppi regionali per un totale di circa 70 milioni di euro e ha approvato 54 progetti, di cui 6 conclusi, per un valore complessivo di circa 38 milioni di euro.

Temi come utilizzo delle acque pubbliche, tipologia e qualifica di rifiuto, sperimentazione di iniziative di realizzazione dell’economia circolare in ambito regionale, di sistemi integrati e di riciclo dei rifiuti, problematiche dell’energia con il processo di decarbonizzazione. “Abbiamo aperto un positivo ciclo mensile di incontri con il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa e la Commissione Ambiente della Conferenza delle Regioni per affrontare le principali problematiche all’ordine del giorno e le questioni di prospettiva ”, dichiara Donatella Spano, Coordinatrice della Commissione Ambiente ed Energia della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e assessore della Regione Sardegna.

“Abbiamo, fra l’altro, sottolineato gli argomenti rappresentati ai deputati nel corso della recente audizione alla Camera sulle proposte di legge concernenti la gestione delle acque pubbliche. Argomenti contenuti in un documento al vaglio della Conferenza delle Regioni.

Testo che poi sarà consegnato al Governo in sede di Conferenza Stato-Regioni. È questo un tema importante in quanto si tratta di normative che regolamentano l’utilizzo delle acque pubbliche ed hanno un evidente impatto sociale.

Al Ministro sono state poi sottoposte le problematiche relative alla definizione della tipologia e qualifica di rifiuto. In particolare abbiamo chiesto che, in attesa di una normativa nazionale, ma potenziando i controlli, sia possibile continuare a livello regionale le iniziative di realizzazione dell’economia circolare, dei sistemi integrati e di riciclo, già attivate sul territorio.

Ricordiamo che l’economia circolare intende aiutare le imprese e i consumatori ad effettuare la transizione verso un’economia dove le risorse vengono utilizzate in modo più sostenibile. Attraverso un maggior ricorso al riciclaggio e al riutilizzo, le azioni di economia circolare costituiscono “l’anello mancante” nel ciclo di vita dei prodotti, a beneficio sia dell’ambiente che dell’economia.

Altra questione fondamentale posta all’attenzione è quella relativa all’esigenza di istituire una ‘cabina di regia’ sui rifiuti che veda la diretta partecipazione della Conferenza delle Regioni. Una ‘cabina di regia’ che si dovrà occupare, in particolare, proprio del sistema integrato dei rifiuti, dell’attuazione dell’economia circolare. In poche parole della sfida per la sostenibilità ambientale del Paese.

Insomma vogliamo portare avanti insieme azioni e strategie per migliorare il nostro sistema di gestione dei rifiuti. Tra l’altro – afferma Spano – abbiamo chiesto anche chiarimenti sulla tempistica e sulle modalità dei finanziamenti per i progetti di difesa del suolo e sull’attivazione delle risorse per quelli già approvati, in un’ottica di prosecuzione del lavoro già svolto in precedenza con il Piano nazionale Italia Sicura.

Le priorità strategiche toccano diversi settori, tra cui: energia rinnovabile, acqua, qualità dell’aria, climate smart agricolture, edilizia sostenibile, meccanismi di finanza verde, protezione delle aree costiere, gestione degli eventi estremi e allerta meteo, rifiuti, governance ambientale, foreste e protezione della biodiversità.
Molteplici sono anche i soggetti coinvolti nella realizzazione delle attività, quali: Amministrazioni pubbliche, imprese, centri di ricerca, università, Organizzazioni Internazionale e Organizzazioni Non Governative ed Enti Locali territoriali.
La sfida è raggiungere gli obiettivi di riduzione e adattamento e proteggere la salute umana, rendendo al tempo stesso l’ambiente un motore di sviluppo economico e catalizzando know how e ulteriori risorse economiche attorno alla leva dei finanziamenti pubblici.