Tra arte e teatro, weekend di grandi numeri per Gubbio

Più di 350 ingressi al Palazzo dei Consoli, in 120 al Teatro Romano e in 130 ad ascoltare il professor De Marchi, a San Pietro

E lo studioso di Ottaviano Nelli lancia l’allarme: “Le condizioni degli affreschi di San Domenico sono un grido di dolore”

NewTuscia – GUBBIO – Un fine settimana all’insegna dei grandi numeri sul fronte del turismo e della cultura: Gubbio sempre più nel segno di una grande ripartenza, grazie anche alle proposte culturali che hanno caratterizzato il weekend. Oltre 120 gli spettatori seduti sui gradoni del Teatro Romano per godere, ieri sera, degli effetti speciali di “The tempest”, il terzo spettacolo della stagione estiva messo in scena dalla compagnia “Accademia Creativa”. Boom di biglietti staccati anche al Museo Civico del Palazzo dei Consoli, che ha registrato 350 ingressi solo tra sabato e domenica. Sono state invece 130 le persone che hanno scelto l’ “arte fiorita” di Ottaviano Nelli, seguendo l’intensa e interessante lezione del professor Andrea De Marchi, tenutasi ieri sera nel chiostro di San Pietro.

Parlando a un folto pubblico di esperti e curiosi, il professor De Marchi ha rilanciato ancora una volta il problema della conservazione degli affreschi della chiesa di San Domenico. “Tra mille particolari stilistici e iconografici rarissimi, e che dunque pongono queste opere all’attenzione degli storici dell’arte di mezzo mondo – ha sottolineato il professor De Marchi –  gli affreschi in San Domenico sono un vero e proprio museo d’arte locale al tempo della Gubbio sotto i Montefeltro, e trovano pochi paragoni. Risultano però, ad oggi, illeggibili, ed è assai preoccupante il loro stato di conservazione”.  De Marchi ha rilanciato con forza questo importante tema, definendolo un vero e proprio “grido di dolore” dell’arte, soprattutto in vista della grande mostra su Ottaviano Nelli prevista per  settembre 2021.

I curatori dell’evento proprio in questi giorni stanno svolgendo sopralluoghi su tutto il territorio dove Ottaviano e i suoi allievi hanno operato (Sant’Agostino, San Francesco, San Secondo, San Benedetto, eremo di S. Ambrogio ecc), nella prospettiva di vivere e far vivere anche al di fuori delle sedi museali canoniche un evento sul gotico internazionale che abbraccerà tutta l’Umbria e le Marche. “Il mancato restauro di tali opere – ha sottolineato il professore – potrebbe rendere addirittura futili tutti gli sforzi che si stanno facendo in vista di questa grande mostra”.