Domani venerdì presentazione della Piattaforma di CGIL, CISL e UIL per il rilancio della Tuscia. Occorre un coeso impegno collettivo.

di Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – Domani venerdì  17 luglio a partire  dalle ore 9.30 presso la Sala Regia di Palazzo dei Priori le Confederazioni sindacali  con i  segretari di CGIL Stefania Pomante, della CISL, Fortunato Mannino e della UIL, Giancarlo Turchetti presenteranno al  Sindaco di Viterbo, Giovanni Arena al Presidente della Provincia, Pietro Nocchi, a tutti i politici del territorio, alle istituzioni, alle associazioni datoriali, al mondo universitario, ai media, la loro piattaforma programmatica per il rilancio della Tuscia dopo la grave crisi della pandemia, i cui rischi sanitari e socio economico  non appaiono ancora del tutto debellati .

Nel loro manifesto di presentazione del Rapporto Programmatico sindacale le Confederazioni Provinciali parlano di “ Un rilancio atteso da tempo per la Tuscia: la crisi economica del 2008 ha lasciato profonde ferite nel tessuto socio economico del territorio, ferite che la pandemia che stiamo drammaticamente vivendo rischia di aggravare ulteriormente. Questa drammatica vicenda deve essere vista come l’opportunità che ci porti a pensare un mondo inevitabilmente diverso ma auspicabilmente migliore.

E renderlo migliore spetta a ognuno di noi. CGIL CISL UIL intendono illustrare il percorso da loro definito per rilanciare la Tuscia.

Questo percorso parte dalla conoscenza del passato, delle criticità che hanno impedito uno sviluppo serio e a largo raggio, si basa sull’affrontare il presente per tamponare le problematiche più urgenti e si proietta in un futuro programmato per uno sviluppo economico, sociale, culturale finalmente credibile e sostenibile.

Dalle anticipazioni rese dai Sindacati Confederali,  i settori analizzati vanno dal turismo al  termalismo dalle infrastrutture ai centri storici, dallluniversità allagricoltura. Considerati ambiti fondamentali per una rinascita che, però, dovrà avvenire necessaria,ente  “in unottica green, ecosostenibile, basata su uneconomia circolare: aspetto che non potrà più essere demandato alle generazioni future ma deve essere affrontato nellimmediato.”

prosegue la presentazione del Convegno da parte dei Sindacati: “E’ ovvio che attuare un piano di sviluppo così importante richiede ingenti risorse di derivazione pubblica e di partnership pubblico-privato, fondi di garanzia regionali e nazionali, svincolo temporaneo dal patto di stabilità, politiche europee dal forte spirito finalmente solidale.

Importante sarebbe anche sviluppare un piano straordinario regionale che possa basarsi su risorse da destinare alle pmi, ai loro indotti, e su una possibile rimodulazione delle imposte locali.”

Quella offerta dai Sindacati della Tuscia sarà un’occasione di confronto operativo e di concreta considerazione orientata alle cose  da fare, delle reali esigenze che le nostre popolazioni vorrebbero essere realizzare per migliorare e sviluppare  la qualità della vita economico sociale di una provincia che deve ancora esprimere al meglio le proprie potenzialità .

Nell’augurare buon lavoro ai Convegnisti, anche come contributo al dibattito-confronto operativo che sorgerà sulle proposte della  Piattaforma Programmatica Dindacale, vorrei ribadire alcune emergenze sorte dal nostro “monitoraggio giornalistico” sul tessuto socio economico della Provincia di Viterbo,  su quanto si sta concretizzando e quanto ancora c’è da fare per l’affermazione di un reale concreto  modello di sviluppo della Tuscia.

La Provincia di Viterbo: fonte meteomarta.altervista.org

 “I Centri storici e le loro tipicità ambientali, culturali, ed eno-gastronomiche, un patrimonio da tutelare e valorizzare”.

Il collegamento inscindibile tra Agricoltura, Ambiente,  Paesaggio ed insediamenti urbani, intesa nel senso di una coerenza con il “genius loci” – con il quale si indica l’insieme delle caratteristiche socio-culturali, architettoniche, di linguaggio, di abitudini che caratterizzano un luogo, un ambiente, un territorio, una città – dovrà essere concretamente declinato come tutela delle peculiarità della Tuscia, nella sua  varietà di unicità ambientali. I nostri Centri storici sono caratteristici poiché sorti nei secoli dal mare ai laghi,  dalle colline  alla valle del Tevere, dall’archeologia ai luoghi suggestivi, di valore religioso e storico-ambientale che attraversano praticamente tutti i periodi storici, con testimonianze architettonico-monumentali e artistiche che spaziano dagli Etruschi e Romani, al Medioevo,  sino al Rinascimento e all’archeologia  agricolo-industriale (penso alle Stazioni dismesse delle linee ferroviarie o le Case cantoniere sorte sulle vie stradali)  di interessanti siti della produzione, delle reti viarie, dei trasporti e delle dimore storiche, realizzati  dal XVII al XX secolo.

Chi vuole il vero sviluppo della Tuscia deve essere cosciente che tutto questo patrimonio è a disposizione di privati, volontariato e  istituzioni  per coniugare la tradizione di mestieri con il lavoro agricolo,  artigianale e piccolo-industriale, con le eccellenze delle tipicità enogastronomiche e  la presenza agrituristica e termale, l’innovazione e la ricerca dell’Università della Tuscia,  i  Turismi di qualità, esclusività  e di innovazione.

“Le priorità infrastrutturale ed intermodali per uscire dall’isolamento”.

E’ determinante potenziare e ammodernare  il quadro della mobilità e dei trasporti in questo tratto di Italia centrale. Da qui l’idea di realizzare un collegamento ferroviario ad alta velocità in grado di collegare per la prima volta grandi realtà come Civitavecchia e Orvieto con Viterbo, attraverso il nodo intermodale di Orte, strategicamente rilevante per l’intero Paese ( lottare ulteriormente per l fermata dell’Alta Velocità alla stazione FFSS di Orte, i lavori della superstrada ne sono un esempio chiaro che andrebbe esteso per completare il quadro alle Vie Consolari ed alle ferrovie così dette  minori, anche con qualche decisione coraggiosa orientata alla finanza di progetto ed alle concessioni).  Senza un sistema infrastrutturale significativo questa provincia, ci è stato ripetuto sino all’inverosimile,  è destinata a un declino irreversibile, perdendo la possibilità di sfruttare le grandi risorse di cui dispone, come le bellezze storico-ambientali, la vocazione agricola, gli impianti termali.

Esigenza di coordinamento delle tante peculiarità “Il termalismo, l’artigianato artistico, il turismo congressuale, formativo-professionale, l’artigianato artistico, la piccola e media impresa  in collegamento con la Ricerca Universitaria e la sua rete diffusa nel territorio,  i percorsi ciclo-pedonabili e a cavallo come volani di crescita per la Tuscia”, 

Per valorizzare il termalismo della città di Viterbo, ma anche di tanti altri siti legati alle acque salubri di cui è ricchissimo il nostro territorio, l’artigianato artistico legato alle secolari tradizioni di laboriosità  delle comunità dell’area falisca di Civita Castellana, l’intermodalita’ e la logistica dei Trasporti di Orte, le strutture agrituristiche della Valle del Tevere, della costa e maremma Laziale, del comprensorio montano dei Cimini, dell’Alto Lazio legato alla Via Francigena e al percorso degli Etruschi, oltre alla città di Viterbo e dei suoi incantevoli dintorni con siti archeologici e dimore storiche,  il turismo congressuale, le città  ed i Poli del Teatro, dei Musei e della Musica degli Strumenti Antichi con stagioni concertistiche già di successo,  i Festival culturali di Viterbo,  i supporti delle Leggi regionali – Spettacoli dal vivo Reti commerciali di Strada   – con la fattiva collaborazione di Enti regionali e comunali, le Città sedi delle Rievocazioni Storiche Medievali e Rinascimentali, lo sviluppo del trekking, dello Spartan-rice e dei percorsi naturalistici percorribili a piedi, a cavallo, o attraverso piste ciclo-pedonabili sul Tevere), formativo-professionale in collegamento con la Città Universitaria e la sua rete diffusa ed a servizio dello sviluppo del territorio, dall’agricoltura al marketing territoriale, all’agricoltura alle costruzioni eco-compatibili.

Occorre offrire parallelamente a tutte queste peculiarità di cui e’ ricca la Tuscia una infrastruttura immateriale adeguata, una rete tecnologica capillare di telecomunicazioni avanzate a banda larga che renda il territorio attrattivo e globalmente connesso. 

Sul fronte del patrimonio artistico–culturale vanno agevolate con il concorso della Regione Lazio e dei Programmi Europei di Sviluppo Sostenibile  le azioni  più concrete di rigenerazione e rinnovamento, per ridare energia e vitalità ai centri storici, con l’attuazione di un processo di propagazione e dilatazione anche del polo universitario della Tuscia.. I nostri giovani, sostenuti dalla necessaria collaborazione intergenerazionale,  dovranno essere i protagonisti di questo Rinnovamento e Ripartenza.

Buon lavoro, occorrerà  essere “ tutti d’un sentimento” !