Il tempo per una legge sull’Agricoltura Sociale nel Lazio non è più rimandabile

NewTuscia  VITERBO – Riceviamo e pubblichiamo da Giordano Sugaroni.

Andrea Spigoni (Alicenova, Viterbo), Salvatore Stingo ( Agricoltura Capodarco, Grottaferrata),  Alessandro Babolin, (il Trattore Roma),  Marco Carducci (Fattorie Solidali Viterbo),  Salvatore Carbone ( La nuova Arca Roma) Laura Ciacci  (Campagna Sabina Rieti),  Maurizio Ferraro ( Cooperativa Garibaldi, Roma), Mauro Giardini (Selva Grande Roma)
Carlo Patacconi  (Agricoltura Nuova Roma).  Donatella Scalzi (AAIS Onlus Impresa Sociale, Bracciano),  Maria Grazia Sgriccia (Parsec Roma), hanno controfirmato ed aderito questo vero e proprio “manifesto” in favore dell’agricoltura sociale : “Chissà che non sia arrivato il momento”, sottolineano,  di investire tutte le energie possibili per costruire un Paese solidale e più equo”. Questo l’auspicio che il mondo dell’Agricoltura Sociale ha rivolto nei giorni scorsi al Governo italiano in considerazione dell’emergenza nazionale Covid19.

Un appello che sentiamo profondamente nostro e che vogliamo rilanciare anche nella nostra regione. La Regione Lazio, pur avendo da oltre 10 anni una propria legge sulla diversificazione agricola, non ha riconosciuto fino ad oggi tra le attività integrate e complementari svolte nell’ambito dell’azienda agricola, agricoltura sociale. Soltanto con la recente legge regionale “Disposizioni per la semplificazione e lo sviluppo regionale” (Collegato 2018 alla Legge di Bilancio), che ha operato un parziale riordino del comparto della diversificazione agricola, l’agricoltura sociale è stata inserita tra quelle attività che la Regione promuove e sostiene attraverso la propria programmazione economica finanziaria.

Eppure il “mondo” dell’agricoltura sociale è popolato di aziende agricole, cooperative, imprese sociali, APS, botteghe dove si effettua la vendita diretta, agriturismi e agri-ristori la cui principale missione non è perseguire esclusivamente il profitto, ma fornire servizi alla collettività e alla persona come nel caso dell’inserimento lavorativo di persone fragili. Parliamo di una realtà in costante crescita, che al 2015 contava 96 aziende censite ufficialmente, un campione sicuramente significativo ma non pienamente rappresentativo del settore (Guida dell’Agricoltura Sociale – Lazio 2015) e che soltanto un percorso di pieno riconoscimento consentirebbe di valutare nella sua portata economica e sociale.

La forte attenzione per l’agricoltura sociale è dimostrata anche dal web. La ricerca delle parole chiave “agricoltura+sociale” su Google nel 2019 è più che raddoppiata rispetto a quattro anni prima, risultando maggiore nelle Regioni, come il Lazio, dove non risultano ancora disponibili elenchi regionali degli operatori di agricoltura sociale. (Rapporto ISMEA 2019). La grande vitalità di queste aziende, il fatto di essere in gran parte gestite da giovani e in molti casi da donne, l’attenzione alla sostenibilità ambientale unitamente a quella etica, la dimensione di relazione con le comunità in cui si trovano, il recupero di un patrimonio spesso afferente a proprietà pubbliche, statali, demaniali, beni comuni e anche beni confiscati alle mafie, le fa diventare luoghi di costruzione di paradigmi alternativi che sono e diverranno sempre più necessari per un rapporto più equilibrato con gli ecosistemi. La pandemia ha portato, secondo i produttori delle reti economiche solidali, un numero maggiore di persone a riconoscere il vantaggio di questi sistemi di produzione, che promuovono un approccio resiliente, agroecologico, attento al clima ed al paesaggio, rispettoso della legalità nei rapporti di lavoro.

Per questo riteniamo sia giunto il momento di riconoscere i soggetti dell’agricoltura sociale come presidi essenziali di comunità, anche in considerazione dell’emergenza sanitaria e del ruolo che questo mondo può svolgere per le persone più fragili nella FASE 2 e più in generale nella costruzione di un mondo più equo e più giusto. Attraverso questo appello chiediamo alla Regione Lazio di colmare il proprio vuoto normativo, definendo un percorso per arrivare rapidamente ad una legge regionale che dia dignità e valore all’Agricoltura Sociale, in linea con la Legge 18 agosto 2015, n.141 “Disposizioni in materia di agricoltura sociale”, definendo e riconoscendo i seguenti ambiti di intervento: A) attività di inserimento socio-lavorativo;B) prestazioni attività sociali e di servizi per le comunità locali;C) prestazioni e servizi che supportano ed affiancano le terapie mediche psicologiche e riabilitative; D) realizzazione di progetti finalizzati all’educazione ambientale, alimentare e alla salvaguardia della biodiversità. Il tempo per una legge sull’Agricoltura Sociale nel Lazio non è più rimandabile.