“Il percorso delle aree non idonee alla geotermia in Toscana sembra chiudersi nel peggiore dei modi”

NewTuscia – Nella seduta del Consiglio Regionale del prossimo martedì 7 luglio sarà approvata la Proposta di Delibera della Giunta per la modifica del Piano Ambientale ed Energetico Regionale (PAER) contenente i criteri per l’individuazione della Aree Non Idonee all’insediamento di impianti geotermici.

Con questo atto si conclude un cammino che ha avuto origine nel 2017, anche se il Decreto Ministeriale che dettava le regole per tale individuazione risale addirittura al 2010: la Regione Toscana aveva già stabilito norme per gli altri tipi di impianti ad “energia rinnovabile” ma non lo aveva ancora fatto per la geotermia.

Il percorso si chiude nel peggiore dei modi: con un documento che, formalmente aperto all’esame ed al contributo di Enti, Comitati, Associazioni e semplici cittadini, non recepisce nessuna delle proposte di modifica (e pensare che ne sono pervenute oltre 900 al Garante per la Comunicazione!), segno di una volontà prevaricatrice e di una arroganza istituzionale degna di migliore causa da parte della Maggioranza.

Il contenuto della Delibera distorce in maniera palese le indicazioni del Decreto Ministeriale del 10/09/2010, secondo le quali l’individuazione deve rispondere a “criteri tecnici oggettivi”, quando consente la realizzazione di “impianti di piccola taglia” (dove per “piccola taglia” si intendono anche le centrali flash da 20 MW di Enel Green Power) all’interno di aree soggette ai vincoli del Codice del Paesaggio e quindi di fondamentale interesse pubblico, nonostante il parere negativo della Soprintendenza; impianti di questo tipo potranno anche essere ubicati all’interno dei Siti di Interesse Comunitario (SIC), delle Zone Speciali di Conservazione (ZSC), delle Zone di Protezione Speciale (ZPS), nelle Riserve naturali e nelle loro aree contigue, disconoscendo atti emanati dalla stessa Regione, come già avvenuto per la centrale Bagnore 4; all’interno di aree interessate da produzioni agricole di qualità (D.O.P., I.G.P., D.O.C. e D.O.C.G.), senza alcun riguardo per gli investimenti e per le scelte effettuate dagli operatori economici per lo sviluppo e la tutela di queste produzioni.

Particolarmente bizzarra è l’interpretazione del “progetto geotermico” che sarebbe limitato solo ai pozzi ed alla centrale, escludendo le infrastrutture di collegamento, come le strade, le linee elettriche ed i vapordotti, particolarmente impattanti, che potrebbero quindi essere realizzati dovunque.

Ritenevamo che fosse necessaria una maggiore tutela dei territori, a partire dalle zone di rispetto dei siti inseriti nella lista del patrimonio UNESCO, ma anche per quelli classificati “ad alta e media sismicità” (1a e 2a categoria), per quelli che vedono la presenza di importanti falde idropotabili o termali, per quelli interessati da “carenze dello stato di salute” della popolazione (come riportato nella sintesi dello studio della Fondazione Monasterio del CNR di Pisa redatta dall’ARS), in particolare l’area Amiata; ma non c’è stata alcuna volontà politica di rapportarsi con queste richieste: evidentemente la lobby geotermica sembra aver avuto il sopravvento, piegando alle sue pretese la Giunta Regionale: basti pensare alla  ulteriore eccezione alla “Non Idoneità’” per consentire la localizzazione di impianti “nei Comuni interessati dai progetti geotermici ammessi agli incentivi”!

Ci auguriamo che in sede di discussione nel Consiglio Regionale del 7 Luglio vi sia ancora la possibilità di accogliere le nostre proposte di emendamento, anche se ci sembra che la Maggioranza intenda blindare il disastroso testo proposto all’approvazione dalla Giunta.

In ogni caso non si facciano facili illusioni: siamo convinti e determinati a portare avanti la nostra battaglia, anche nelle sedi legali deputate.

Amiata – Val D’Orcia, 6 Luglio 2020

Ecosistema Val D’Orcia – Rete Nazionale NoGESI – S.O.S. Geotermia