I rischi ambientali e sanitari del territorio della Tuscia e il nuovo modello di sviluppo del dopo Coronavirus

di Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – Sul modello socio economico ambientale da concretizzarsi dopo il coronavirus abbiamo intervistato con il collega Gaetano Alaimo, nella nostra trasmissione Fatti e Commenti, la dott.ssa Antonella  Litta di Medici per l’ Ambiente ISDE e  responsabile nazionale della stessa per il settore delle acque e dell’inquinamento aereo.

Un suggestivo panorama del lago di Vico

Con il medico esperto  di medicina ambientale abbiamo approfondito la situazione socio sanitaria del Lazio e della nostra provincia in particolare, in questo periodo di post coronavirus, con uno specifico riferimento alla salute pubblica da tutelare dall’abuso di inquinamento, dall’ utilizzo  eccessivo della chimica in agricoltura e  nell’industria, in relazione a scelte spesso solo di mercato e non di tutela della salute e del benessere della collettività .

Sono stati individuati i rischi ambientali e sanitari del territorio della Tuscia, analizzando le pratiche, le sostanze e gli atteggiamenti che inquinano l’aria, l’acqua ed il cibo e fanno perdere le caratteristiche preziose delle biodiversità dei nostri territori.

Edovere dei responsabili pubblici di adottare misure preventive mirate a prevenire rischi e danno concreti che rischiano di compromettere la salute e vita dei  cittadini specie di anziani e bambini oltre, addirittura, di mamme e di figli in arrivo.

La dott.ssa Litta ha ricordato le conclusioni del  convegno  “Sostenibilità  ambientale e sociale, la sfida della nocciola per il viterbese. Le problematiche, le soluzioni ed esperienze da altri territori” ,a cui ha partecipato  quale referente dell’Associazione medici per l’ambiente – Isde (International society of doctors for the environment) e nel cui ambito sviluppò l’intervento così riassumibile:

Bosco monumentale del Sasseto  di Torre Alfina.

“La parola greca Bìos significa vita e allora un biodistretto deve essere un territorio dove, e a maggior ragione, si mettono in atto interventi ed azioni a tutela della vita, della salute delle persone e della salute dell’ambiente nel suo complesso, nel rispetto dell’articolo 32  della Carta costituzionale (Salute come diritto fondamentale del cittadino e della collettività) e, aggiungiamo noi, in applicazione del principio di precauzione che fa obbligo alle autorità competenti di adottare provvedimenti appropriati al fine di prevenire taluni rischi potenziali per la sanità pubblica, per la sicurezza e per lambiente, facendo prevalere le esigenze connesse alla protezione di tali interessi sugli interessi economici.

La dottoressa Antonella Litta ha avuto modo di ribadire  come  anche le drammatiche quanto emblematiche storie di molti bacini lacustri tra cui anche quello di Vico, evidenziano la necessità di un rapido abbandono dell’agricoltura intensiva e chimica in favore di una agricoltura più sana, naturale, ecologica, rispettosa cioè della composizione e della vitalità dei suoli, della biodiversità e non asservita alle monocolture, che non inquini l’aria, l’acqua e quindi il cibo; una agricoltura che sappia riappropriarsi delle conoscenze e dei saperi acquisiti nel corso dei millenni di storia umana, ricominciando a produrre rispettando i naturali cicli della terra e insieme la dignità del lavoro, tutelando così l’ambiente e la salute di tutti a cominciare proprio da quella degli agricoltori e delle loro famiglie.

Sia impegno di amministratori pubblici, produttori e cittadini preservare la salute pubblica e l’integrità dei luoghi in cui viviamo, per qualificare la vita nel presente e soprattutto per le generazioni future !