Ervin di Maulo su dichiarazione di “antifascismo” per accedere a spazi pubblici

NewTuscia – VALLERANO – Quello che sta avvenendo in diversi Comuni italiani, a guida centrosinistra, ha del paradossale. In barba a dei veri principi costituzionali, sanciti dall’ art 2 e dall’art 21, si sta obbligando cittadini ed associazioni a sottoscrivere una dichiarazione di “antifascismo” per ottenere spazi pubblici.
Tutto questo lo si fa, ignorantemente, appellandosi alla Costituzione, la quale parla di fascismo solo in una sua disposizione transitoria e finale in cui vieta la ricostituzione del disciolto partito nazionale fascista. Su questo vigila la magistratura attraverso delle leggi ad hoc del codice penale. Per inciso, la Legge non vieta ai fascisti di fare politica. Basti pensare che il Movimento Sociale Italiano, erede diretto della RSI è stato in Parlamento per decenni senza essere sciolto, così come il movimento di cui faccio parte esiste dal 2003 senza che mai un giudice abbia sentenziato in merito. Appare chiaro quindi, che queste mozioni e queste richieste non siano affatto basate su di un principio universale (l’antifascismo non è nemmeno un principio costituzionale figuriamoci universale) ma su di un pretesto ideologico ed arbitrario. Il fatto che per più di 70 anni nessuno si sia mai sognato di richiedere in Italia il “certificato di antifascismo” dovrebbe far capire a tutti come stanno veramente le cose. Solo oggi questo capriccio viene sbandierato da una sinistra in caduta libera ed in vertiginosa perdita di consenso, sempre più staccata dai bisogni degli italiani. Un capriccio a cui aggrapparsi nel vuoto più cosmico, nulla di più, non suffragato da alcun principio superiore.
Peccato che proprio la sinistra, che usa spesso la Costituzione come grimaldello politico ricordandosene solo quando c’è da distorcere la 12a disposizione transitoria, abbia completamente disconosciuto i dettami costituzionali, quelli veri ed in continuità anche con il ventennio precedente, che parlano di Sovranità, di difesa della Patria, di Lavoro e di partecipazione dei lavoratori agli utili d’impresa (retaggio del corporativismo) oltre che di partecipazione dello Stato all’interno dei processi economici, soprattutto quelli strategici.
Oggi ha deciso di abbracciare la strada del liberismo in salsa progressista minando la sovranità della nostra Nazione, cedendola pezzo per pezzo a poteri privati extranazionali ed andando quindi proprio contro quei dettami costituzionali che se ne pongono a difesa
La Costituzione nacque al culmine di una guerra (anche) civile molto dura, ed i Padri Costituenti non vollero darne una versione inconciliante e divisiva che avrebbe portato di lì a poco ad una nuova guerra bensì inclusiva ed equilibrata ed in alcuni punti, soprattutto quelli economici, in forte continuità con il periodo storico appena concluso. Basti pensare che la parola “antifascismo” non compare mai sulla Carta.
Per concludere mai i Padri Costituenti si sarebbero aspettati che addirittura 72 anni dopo dei loro epigoni avrebbero usato strumentalmente ed arbitrariamente la loro Carta per zittire l’avversario politico.
Ervin Di Maulo, 
portavoce CasaPound Viterbo