“L’ultimo vagone” di Maria Grazia Mantovani

NewTuscia – Dopo aver esordito nel 2018 con Il sangue di Afrodite, Maria Grazia Mantovani è tornata da poco in libreria con un sorprendente romanzo giallo, L’ultimo vagone edito, come il precedente, dall’Erudita (del gruppo Perrone).

Con i suoi due romanzi, l’uno il sequel dell’altro, Maria Grazia Mantovani ha creato un universo composito e accattivante. Nella cornice del giallo classico, l’autrice ha messo in scena Paloma e il suo universo: estetista, due volte divorziata, trascorre le giornate nel suo centro estetico Afrodite. Tra ricordi, clienti, un recente segreto che coinvolge l’amica Catia, una storia d’amore nascente con Giorgio e un vicino di casa ambiguo, la donna si ritrova coinvolta nell’efferato omicidio proprio dell’amica ritrovata senza vita nel centro estetico. Intenzionata a fare luce sul crimine, Paloma chiede aiuto all’amico investigatore privato Donato che l’aiuterà a scoprire l’amara verità dei fatti.

L’ultimo vagone inizia esattamente dieci anni dopo la vicenda precedente. Paloma ha cambiato vita e città, ha un nuovo lavoro e nuove amicizie. Nel frattempo, ha avuto un figlio da Giorgio che l’ha lasciata portandole via il piccolo Pietro. Mentre nel primo romanzo l’intreccio poliziesco è filato liscio come l’olio senza esitare sui dettagli, qui la forza propulsiva è l’empatia tra i vari personaggi che, con diverse ma disgraziate vite, sembrano riconoscersi al primo sguardo. Nel bar dove lavora, Paloma conosce la giovane Bianca che si vende agli uomini di passaggio per estinguere un debito del fratello. Con intenzioni materne, la donna prende la ragazza sotto la sua ala protettiva ma, nonostante le buone intenzioni, Bianca sfugge al suo controllo e viene uccisa. La nuova inchiesta rimette in modo la tenacia di Paloma che, immediatamente scagionata da ogni sospetto, vuole fare luce sulla vicenda coinvolgendo di nuovo Donato, l’amico investigatore. Durante le indagini, scavando nella vita e nel passato della ragazza, Paloma ritrova, uno per uno, tutti i suoi demoni.

Tra i due romanzi è diversa la cornice ma non l’afflato che animala storia. Con una netta virata, l’autrice, ha saputo rendere il nuovo ambiente in cui si muove Paloma in tutte le sue peculiarità: la città borghese con le sue strette regole e abitudini ha lasciato il posto a una stazione di periferia popolata da spacciatori, viaggiatori di passaggio, protettori e prostitute.

La suspense percorre tutto il romanzo senza mai permettere al lettore di distrarsi dall’intreccio, vivace e imprevedibile. L’autrice non inciampa su frasi fatte o luoghi comuni, né su prototipi inflazionati. Così come era successo nel Sangue di Afrodite, fino alla fine i sospetti si spostano tra i vari personaggi che, inevitabilmente, hanno complicato l’intreccio. Nell’ultima parte la trama si fa più coinvolgente e, in conclusione, il lettore si congeda malvolentieri da Paloma che è pronta a voltare pagina ancora una volta.

Tre domande all’autrice.

  • Quando hai iniziato a scrivere?

Ho iniziato a scrivere all’età di quattordici anni in occasione di un concorso nazionale partecipando con una poesia e vincendo il terzo premio su quattro. Da quel momento ho scritto e partecipato ad altri concorsi, guadagnandomi altri premi. La scrittura mi ha accompagnato nei momenti bui e, strano ma vero, mi ha anche fatto capire molte cose di me e del mondo circostante. Poi nel 2018 ho pubblicato il mio primo romanzo.

  • Perché hai scelto il genere giallo?

Forse è lui che ha scelto me, perché inizialmente volevo scrivere una storia che rispecchiasse qualche aspetto della mia vita, poi la protagonista “mi ha chiesto” di rimanere coinvolta in un giallo: io l’ho “accontentata” e ho proseguito. Comunque, il giallo resta il mio genere preferito.

  • Seguirà un terzo libro?

Ho già scritto il primo capitolo del terzo romanzo: devo ancora chiarire a me stessa come evolverà la storia ma di Paloma se ne sentirà parlare ancora.