Diritto in diretta. Il rischio di perdere il mantenimento

A cura dell’Avv. Roberto Rossi

NewTuscia – Un imprenditore 50enne, già separato e divorziato, che aveva sempre ottemperato al suo dovere di mantenimento dell’ex coniuge, essendo cambiate alcune cose nella sua vita privata e in quella della sua ex moglie, ha deciso di presentare ricorso, ai sensi dell’art. 210 cpc, al Tribunale per vedersi ridotto l’importo di 800 euro che mensilmente versava.

L’uomo aveva intrapreso, da circa 3 anni, una nuova convivenza con la sua attuale compagna e tante cose erano cambiate negativamente, in ambito lavorativo, rispetto all’epoca del divorzio.

Anche la situazione della sua ex era cambiata. Apparentemente in meglio, rispetto a quella dell’ex marito.

Lavorava in nero e si era stabilmente fidanzata.

L'avvocato Roberto Rossi
L’avvocato Roberto Rossi
La donna, evidentemente timorosa di perdere il lauto mantenimento, aveva tentato però di tenere nascosti sia il proprio impiego, sia la relazione, limitandosi, tal fine, a vivere insieme al nuovo compagno soltanto 3 giorni a settimana.

Ad un certo punto è però accaduto che il figlio, che le parti avevano avuto nel corso del matrimonio, raccontasse  al padre, sia del lavoro in nero, sia della relazione della madre.

L’uomo, che come detto aveva visto peggiorati i propri redditi, ha così tentato di accordarsi con l’ex moglie per una riduzione concordata del mantenimento, ma senza riuscire nell’intento.

In tale contesto ha quindi deciso di ricorrere al Tribunale.

La causa intentata dall’uomo è stata quindi incentrata sull’acquisizione di una serie di atti ed elementi probatori, oltre alla richiesta di testimonianza del figlio.

La difesa della donna si è invece concentrata sulla minimizzazione della propria posizione, sia economica che sentimentale, con l’assunzione che sostanzialmente nulla era cambiato e che, conseguentemente, l’assegno non doveva essere ridotto.

La decisione del Giudice, giunta dopo una approfondita istruttoria, ha accolto in toto la richiesta dell’ex marito, disponendo che l’assegno della donna fosse diminuito da 800 a 200 euro mensili.

Forse un accordo sarebbe stato meno frustrante per l’ex moglie e magari la riduzione sarebbe stata meno importante, oltre a comportare un risparmio di spese.

Come dire: “oltre al danno pure la beffa”.