Diritto in diretta. Prime decisioni dei Tribunali sull’emergenza coronavirus sul pagamento dei canoni di locazione durante il lockdown

L'avvocato Roberto Rossi
L’avvocato Roberto Rossi

A cura dell’Avv. Roberto Rossi 

NewTuscia – I Tribunali di Bologna e Venezia, su ricorso dei rispettivi conduttori di un Centro Estetico e di una Palestra, sono stati recentemente chiamati a pronunciarsi in merito alla richiesta di bloccare l’incasso di alcuni assegni bancari emessi in favore del proprietario a garanzia del pagamento dei canoni di affitto.

La titolare del centro Estetico di Bologna ha rappresentato ai Giudici l’impossibilità di procedere al pagamento a causa delle misure restrittive in vigore per il contrasto dell’epidemia da Covid-19 che l’hanno costretta alla chiusura del centro estetico da marzo a maggio. 

Il titolare della Palestra di Venezia ha ugualmente rappresentato l’impossibilità di onorare il pagamento degli assegni emessi a garanzia in conseguenza dell’improvvisa e prolungata chiusura dell’attività.

In entrambi i casi è stata comunque portata all’attenzione dei Tribunale la pendenza di trattative con la controparte proprietaria degli immobili per la pattuizione di una temporanea riduzione del canone locatizio. 

Le ragioni del ricorso ai Tribunali dei rispettivi luoghi di svolgimento dell’attività, da parte dei conduttori, hanno avuto origine dall’urgenza di scongiurare i potenziali effetti pregiudizievoli che avrebbe comportato l’incasso dei titoli dati a garanzia al proprietario che, in caso di presentazione allo sportello bancario, sarebbero rimasti non pagati per difetto di provvista, con conseguente automatica segnalazione al CAI (Centrale Allarme Interbancaria).

Dapprima il Tribunale veneto e poi quello emiliano, in accoglimento dell’istanza hanno ordinato ai  rispettivi proprietari dei locali concessi in affitto, ai sensi dell’art. 669-sexies, comma 2, c.p.c. (salva conferma o revoca con successiva ordinanza), di non mettere all’incasso i titoli.

Si tratta, con chiara evidenza, di provvedimenti adottati in conseguenza dello stato di emergenza sanitaria, che forniscono una prima indicativa applicazione da parte dei Giudici ai principi di “impossibilità sopravvenuta” (art.1256 c.c.) e “forza maggiore”. Ovvero a quei casi in cui “l’impedimento oggettivo, caratterizzato dalla non imputabilità (anche a titolo di colpa), inevitabilità ed imprevedibilità dell’evento” (come già sancito dalla Corte di Cassazione con Sentenze n.6213/20 – n.6076/17 – n.13148/16 e 25/16), inducono all’impossibilità della prestazione da parte del debitore, escludendone la responsabilità per ritardo (impossibilità temporanea) o impossibilità nell’adempimento dell’obbligazione.