“Valeva la pena per un Papa venire a Viterbo”: 100 anni dalla nascita di San Giovanni Paolo II

Stefano Stefanini

NewTuscia –  VITERBO – Oggi 18 maggio ricorrono i cento anni della nascita di san Giovanni Paolo II, un papa che ha lasciato un’impronta storica nel XX secolo, per il lungo  pontificato caratterizzato dalle vicende dell’attuazione del Concilio Vaticano II, della presenza della Chiesa nella società moderna, del contributo alla caduta del comunismo, dopo discriminazioni e persecuzioni nei confronti dei Cristiani  e nella proposta di un modello  socio-economico non individualista o capitalista, ma solidaristico, caratterizzato  da un umanesimo integrale materiale e spirituale, ispirazione riaffermata in continuità   dai successori  Benedetto XVI ( Enciclica Caritas in Veritate)  e Francesco (Enciclica Laudato Si)  in ecologia integrale come scala di valori interiori e di tutela della Casa comune e dei più beboli.

La memoria liturgica  di San Giovanni Paolo II e’ stata fissata da papa Francesco il 22 ottobre di ogni anno, giorno in cui nel 1978 Karol Wojtyla celebrò la messa di inizio pontificato e pronunciò la storica frase, divenuta il  motto dei suoi 27 anni di papato (1978-2005): “Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!”.

Papa Wojtyla si presentò al mondo il 22 ottobre 1978 con l’esortazione “Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!”.

Il 27 maggio 1984 a Viterbo di fronte al trasporto straordinario della Macchina di Santa Rosa: valeva davvero la pena per un papa venire a Viterbo”

 Giovanni Paolo II ha lasciato molte testimonianze a Viterbo e nella Tuscia, che ha visitato più volte: la visita che viene ricordata per lintensità dei contenuti espressi e la grande partecipazione di popolo è quella del 27 maggio 1984.

Tra i tanti discorsi pronunciati: ai cittadini e le autorità a piazza del Plebiscito, ai detenuti del carcere di Santa Maria in Gradi, alle suore nel santuario di Santa Rosa, ai parroci, agli ammalati ed ai giovani della comunità terapeutica per tossicodipendenti di San Crispino, sino alla celebre esclamazione: “valeva davvero la pena per un papa venire a Viterbo” pronunciata davanti al trasporto straordinario della macchina di Santa Rosa, ci sembra opportuno richiamare quello pronunciato agli studenti universitari ed ai professori della Facoltà di Agraria dell’Università della Tuscia . “Cari professori e studenti, attendendo al vostro lavoro di alta specializzazione e di grande importanza sociale, non dimenticate mai l’irrinunciabile finalità della scuola, di ogni scuola di qualsiasi ordine e grado: ogni scuola è, per definizione, centro di formazione e di educazione e, dunque, centro per la coltivazione di quei doni di Dio che sono – come dice il Concilio – di diversa natura, sono svariati e numerosi, e costituiscono le autentiche ricchezze dell’animo e del corpo. Giovanni Paolo II esortò poi i giovani “V’è ancora un terzo aspetto della novità di Cristo, che voi giovani siete chiamati a testimoniare di fronte al mondo: è quello di un nuovo rapporto con lambiente naturale che vi circonda. Luomo, soprattutto in questo ultimo secolo, ha fatto un uso delle realtà terrestri che in non pochi casi si è dimostrato irresponsabile: sono molte ormai le voci che denunciano la “crisi ecologica”, da cui è oggi minacciata l’umanità. Occorre imparare a guardare alla natura con occhi nuovi.

 

A Civita Castellana il 1 maggio 1988 S. Giuseppe artigiano, per la Festa del lavoro.

 Tra le altre visite pastorali di Papa Giovanni Paolo II a Viterbo ed alla sua provincia, ricordiamo – tra le altre, quelle nella diocesi di Civita Castellana in occasione del 1 maggio 1988 S. Giuseppe artigiano, Festa del lavoro e ad Orte, alla Virgo Prudentissima, Vergine Prudente della stazione autostradale: l’appuntamento del 17 settembre 1989, nel corso del quale il futuro santo espresse un insegnamento profondo che ancora oggi la chiesa diocesana evoca con commozione.

Della visita a Civita Castellana ricordiamo le parole ai lavoratori, riuniti nella palestra comunale, che si adattano anche a questo periodo di uscita dal coronavirus e di ripartenza: “Come ho detto nellenciclica Laborem Exercens, il lavoro è “una dimensione fondamentale dellesistenza umana sulla terra” Chi lavora si pone con ciò in sintonia con la propria vocazione di uomo e di donna; diventa, per così dire, più pienamente uomo e più pienamente donna. E contribuisce, in questo modo, allo sviluppo di ogni uomo e di tutti gli uomini.”

Se tale è la dignità del lavoro e del lavoratore possiamo capire quale grande male sia la disoccupazione, che oggi colpisce tanti uomini e donne, giovani soprattutto, che potrebbero e vorrebbero lavorare; e questo anche qui, tra voi, a Civita Castellana. Certo, la disoccupazione è un grande male, perché impedisce a chi non ha lavoro di guadagnarsi onestamente la vita; e così anche, al limite, di mangiare”, di formarsi una famiglia e di educare i figli. Quando la società e i poteri istituzionali non fanno quello che possono e debbono, per venire incontro alla crisi del lavoro nelle sue cause molteplici, un diritto viene negato: il diritto ad avere un lavoro. È il caso di ritornare su tali principi ancora una volta, in mezzo a voi, in questa celebrazione della vostra dignità, dal momento che tanti tra voi sono senza lavoro e non riescono a trovarlo, o vengono affidati alla cassa-integrazione, la quale non può mai essere una vera soluzione.

 La benedizione della Virgo Prudentissima” allo svincolo autostradale di Orte il 17 settembre 1989: la catechesi sulla Prudenza, dovere civico e virtù soprannaturale.

 Un’indimenticabile catechesi sulla Prudenza come dovere civico sulle strade e come virtù soprannaturale dell’animo umano fu tenuta il 17 settembre 1989 dal successore di Pietro, “venuto da lontano”, presso la stazione autostradale di Orte, agli operatori della Società Autostrade, alle forze di Polizia ed in modo particolare agli automobilisti che percorrono le strade spesso con eccessiva fretta. Loccasione della visita papale fu quella della benedizione della statua della Vergine Prudentissima, realizzata dallo scultore viterbese Roberto Joppolo, commissionata ed installata dalla Società Autostrade nei pressi dello svincolo di Orte a ricordo dellanno mariano, a metà del tragitto che collega Roma ad Assisi, percorso nel 1210 da San Francesco nel suo viaggio alla Sede apostolica. Giovanni Paolo II torna oggi a ripeterci: “ La vita di Maria fu più volte segnata dalle esigenze del cammino, Maria sa che cosa vuol dire camminare per le strade della terra, con tutti i pericoli e gli imprevisti che ciò comporta. Maria e Suo Figlio sono i modelli per lUomo contemporaneo, per aver percorso il cammino terreno con lo sguardo vigile alle necessità dei fratelli.”

La prudenza nella guida, si adatta anche al periodo attuale, pemsando a sanitari medici e volontari civili che mostrano: “lattenzione generosa ai compagni di viaggio portando  ad impegnarsi nel cammino perché “sereno sia il viaggio”, “ il percorso sia ricco di esperienze di umanità” , felice sia il ritorno”.

Giovanni Paolo II si rivolse poi alle comunità parrocchiali con le parole di significato profetico e orientato alla Resurrezione del Cristo ed alla fede operosa dei fedeli laici: “Il cammino umano è soprattutto Speranza” nel corso della benedizione della Chiesa di S. Maria della Strada, limitrofa alla stazione autostradale di Orte, che conserva ancora oggi tanti oggetti che ricordano la visita del papa tanto amato in vita per la sua grande umanità e vicinanza agli uomini.

 

La biografia e leredità spirituale.

Karol Wojtyla, papa dal 1978 al 2005 con il nome di Giovanni Paolo II, è stato il primo papa non italiano dopo quattro secoli. Grazie al suo carisma personale, ai viaggi e alla capacità di valersi dei moderni mass media, ha avuto un grandissimo seguito, specialmente tra i giovani. Ha riproposto con decisione la dottrina della Chiesa cattolica, ma ha sviluppato come mai prima il dialogo con le altre religioni. È stato il primo papa a entrare in una sinagoga e in una moschea.

Un legame diretto con i fedeli

Nato a Wadowice, in Polonia, nel 1920, e rimasto presto orfano di madre, Karol Wojtyla ha affrontato nella sua vita dapprima la guerra e l’occupazione nazista e in seguito il regime comunista. Per un certo periodo lavorò come operaio, venendo così a contatto con i problemi del mondo del lavoro. Scrisse poesie e opere teatrali e recitò come attore. Fu ordinato sacerdote nel 1946 e insegnò per alcuni anni filosofia morale. Nominato arcivescovo di Cracovia (1964) e poi creato cardinale (1967), partecipò al Concilio Vaticano II, interessandosi soprattutto al tema della libertà religiosa, che incontrava molti ostacoli nei regimi comunisti dell’Est europeo. Divenuto papa il 16 ottobre 1978, seppe stabilire ben presto un legame diretto con le masse dei fedeli, anche grazie alla sua capacità di usare con intelligenza i nuovi mezzi di comunicazione per parlare a tutta l’umanità. Il suo primo invito fu questo: “Aprite le porte a Cristo! Non abbiate paura!”. Il 13 maggio 1981 subì un grave attentato in piazza s. Pietro a opera del turco Alì Agca. Durante le giornate della gioventù e del grande giubileo del 2000 invitò i cattolici ad affermare con coraggio la propria identità, ma chiese anche perdono agli ebrei e ai seguaci di altre fedi religiose per le colpe commesse in passato dai cristiani. Questo papa, segnato negli ultimi anni dalla sofferenza fisica, ha lasciato alla Chiesa e alla società del terzo millennio un’eredità ricca e difficile. La sua morte, avvenuta il 2 aprile 2005, e i suoi funerali sono stati seguiti con grande partecipazione in tutto il mondo, anche da uomini che non condividevano la fede cristiana, ma che hanno apprezzato il suo coraggioso impegno per la dignità dell’uomo.

Il magistero e l’opera papale

La sua prima enciclica, intitolata Redemptor hominis (“Il redentore dell’uomo”, 1979), ribadì con forza che i veri valori umani sono riassunti nella figura di Cristo, “centro del cosmo e della storia”, il quale con la sua incarnazione “si è unito in un certo senso a ogni uomo”. Giovanni Paolo II favorì l’ecumenismo e il dialogo con gli esponenti delle altre religioni: il 13 aprile 1986 visitò la sinagoga di Roma e il 27 ottobre dello stesso anno organizzò un incontro di preghiera comune ad Assisi insieme a ebrei, musulmani, induisti e buddisti. Incoraggiò chi lottava per il riconoscimento della dignità umana e per la pace, e si oppose alle due guerre in Iraq, nel 1991 e nel 2003.

Ha combattuto la crisi dei principi morali e ha difeso con forza i valori della vita e della famiglia, condannando l’aborto, l’eutanasia, la tortura e le violazioni dei diritti dell’uomo da parte dei regimi totalitari. Nelle sue encicliche sociali ha riaffermato la dignità del lavoro e il diritto delle nazioni povere a partecipare in modo equo alla distribuzione delle ricchezze della Terra e a sviluppare la propria cultura. Inoltre egli ha condannato l’uso delle armi per risolvere i problemi internazionali. In questo modo si è guadagnato una grande stima anche tra i non credenti.

In altre importanti encicliche ha difeso la dottrina cattolica, affermando che essa non è in contrasto con la ragione umana e con le esigenze più profonde dell’uomo, di cui costituisce anzi il fondamento più solido. Nel 1992 ha approvato il nuovo Catechismo della Chiesa cattolica, che riassume i principi religiosi e morali del cristianesimo, tenendo conto delle nuove esigenze espresse dal Concilio Vaticano II. Con l’enciclica Mulieris dignitatem (“Sulla dignità della donna”, 1988), ha cercato di rispondere alle aspirazioni delle donne dei nostri tempi, che desiderano essere protagoniste della storia, condannando ogni forma di sfruttamento e di emarginazione, e ha ricordato loro che la vera liberazione consiste nel seguire Cristo e nel mettersi con amore al servizio dei fratelli.