Confagricoltura Viterbo-Rieti: “Non vogliamo la fine dei consorzi agrari”

NewTuscia – VITERBO – “Il Consorzio Agrario del Tirreno non deve perdere i suoi fini mutualistici prevalenti e di sostegno reciproco, in cui vige il concetto dell’aiuto a chi è in difficoltà senza l’assillo del profitto ad ogni costo” e’ quanto sostiene il Presidente Remo Parenti di Confagricoltura Viterbo-Rieti che solleva forti perplessità sul “progetto concepito da società finanziare e bancarie come Bonifiche Ferraresi, il cui fine è quello di realizzare profitti e che di mutualistico nel loro Dna hanno ben poco”.

“Il progetto, la cui finalità dovrebbe essere determinata da una presunta riorganizzazione dell’attività consortile, consiste nel conferimento di rami d’azienda; uno in una società immobiliare dove confluirà tutto il patrimonio immobiliare e l’altro nella Società Consorzi Agrari d’Italia S.r.l, che gestirà tutte le attività commerciali cedendo in cambio azioni.” Il presidente Parenti evidenzia poi che “questa operazione, molto delicata, è stata illustrata nell’ultimo CDA, convocato senza i dovuti allegati il venerdì di Pasqua.

Allegati, peraltro non completi, inviati per posta elettronica ai membri del consiglio di amministrazione del Consorzio Agrario del Tirreno solo 24 ore prima della seduta on line”, per cui non comprende “come un progetto di tale portata possa essere presentato con un solo giorno di anticipo, impedendo ai consiglieri di approfondire la proposta”.

“Da quanto appreso – dice ancora il presidente Parenti –  si è potuto comprendere come questa operazione trasformi il consorzio in una società finanziaria, perdendo completamente le finalità per le quali è stato costituito e soprattutto prevedendo la modifica del suo oggetto sociale. Poiché i fautori di questa operazione ne sostengono la necessità per ragioni economiche, che risulta non siano state neppure adeguatamente illustrate, dobbiamo tenere presente che una volta avvenuto il conferimento, il nostro Consorzio Agrario non sarà più in grado di produrre ricavi e reddito, eccetto ricevere gli utili o i dividendi delle partecipazioni societarie, la cui delibera è vincolata da Bonifiche Ferraresi, come previsto dai patti parasociali.

Ma davvero il Consorzio Agrario del Tirreno aveva necessità di confluire in una società nella quale partecipano consorzi fortemente indebitati, come emerge dai loro bilanci depositati nelle Camere di Commercio?

Si è consapevoli che così operando si toglie un elemento di forte sostegno agli agricoltori dei territori viterbesi e toscani verso i quali il consorzio ha sempre operato nel più puro spirito mutualistico?”