La Festa della Madonna del Fiore di Acquapendente in virtuale

NewTuscia – ACQUAPENDENTE – Fede e laicità all’unisono più stupendamente insieme anche se solo unicamente virtualmente. Perché questi cupi giorni Conoravirus hanno cancellato definitivamente la Festa la Madonna del Fiore aquesiana. In attesa della presentazione ufficiale delle iniziative solo a carattere social-network di Pro Loco, Parrocchia Santo Sepolcro e Comune di Acquapendente che ci faranno compagnia fino a domenica 17 maggio, non si inchinano al Covid 19 il solito annuale caleidoscopio di emozioni.

A partire dal “primo polmone che respira origine miracolo” secondo una ritualità ben precisa . Che ci porta dietro nel tempo fino al 1166 quando il piccolo centro viveva sotto il dominio imperiale del Governatore di Federico Barbarossa. Desiderosi di ribellarsi ed affidarsi al dominio della Chiesa, trovarono il soccorso nella intercessione della Santa Vergine che si manifestò in un miracolo in un vigna fuori dall’allora Porta di Santa Vittoria. Dr fronte ad una cappella contenente l’Immagine Sacra, due lavoratori della terra nel discorrere sulla rivolta sottolineavano come la stessa sarebbe andata a buon fine, quanto il ciliegio secco davanti a loro fiorisca in quel mese di Maggio. Stupefatti di fronte all’avverarsi di tutto questo, narrarono dell’evento invitando il popolo a recarsi nel luogo per far voto di ribellione al tiranno e darsi in mano alla Chiesa. Poche ore dopo il miracolo la Santa Vergine venne in sogno all’eremita Alberto da Bretagna che dimorava nella Chiesa di Santa Vittoria. Su invito della Stessa, si recò a trovare Papa Alessandro Terzo, raccontando gli eventi accavallatisi nel giro di poche ore.

Il Santo Padre scrisse subito ai fuoriusciti da Siena,  di Lucca (Tolomei), di Pisa ed Orvieto per andare a liberare Acquapendente. Che con l’aiuto degli aquesiani portarono a termine la missione. Il popolo decise quindi di indire ogni anno una solenne Festa a metà Maggio, portando in processione “pungoli” ossia attrezzi di ferro simili alla spatola, infilati su un lungo bastone che gli fa da manico adornati di fiori. L’arnese che aveva il duplice scopo di ripulire l’aratro dalle incrostature di terra durante l’aratura e di punzecchiare i buoi per farli procedere speditamente nel lavoro, si trasformò nel primo ventennio dello scorso secolo in qualcosa di più laico : il “secondo polmone” chiamato Pugnalone. Ossia grandi quadri (mt 2.60 x mt 3.60) eseguiti ogni anno da gruppi di giovani su bozzetti di artisti locali con l’utilizzo di petali di fiore di ogni tonalità, foglie verdi e secche, aghi di pino, infiorescenze di noce ed altro materiale vegetale. Purtroppo non avverrà questo rituale anche in questo 2020  Ma forse con maggiore passione degli anni effettueremo ciò che il virus non può impedirci.

Grazie alla collaborazione del nostro corrispondente da Acquapendente Giordano Sugaroni, racconteremo la  dei Gruppi Acquaviva, Barbarossa, Corniolo, Corte Vecchia, Costa San Pietro, Porta della Ripa, Porta Romana, Rugarella, Sant’Anna, Santo Sepolcro, Torre Giulia de Jacopo, Torre San Marco, Via del Carmine, Via del Fiore, Via Francigena che non potranno scendere nell’agone gara.  A loro, unicamente a loro, a partire da oggi dedichiamo la rubrica “Per non dimenticare”. Buon Pugnaloni a tutti lo stesso.

 

 

 

 

 

 

Gaetano Alaimo

Giornalista iscritto all'Albo dal 2002. Ha collaborato al Messaggero di Viterbo per 4 anni. Ha diretto prima Ontuscia.it e dal 2008 dirige NewTuscia.it. A Tele Lazio Nord conduce "Luce Nuova sui fatti", trasmissione settimanale di approfondimento tematico in onda il giovedì alle 21