Diritto in diretta. Coronavirus, canoni d’affitto di abitazioni e locali commerciali: quali agevolazioni sono previste?

A cura dell’Avv. Roberto Rossi

NewTuscia – L’emergenza sanitaria ha messo in difficoltà molti affittuari, siano essi conduttori di abitazioni che di locali commerciali. In mancanza di un provvedimento normativo che preveda uno sconto sugli affitti per il Coronavirus, sorgono conseguentemente alcune domande.

La legge prevede una riduzione dell’affitto?

Non c’è nessuna legge che riconosce un diritto per gli inquilini o un obbligo per

L'avvocato Roberto Rossi
L’avvocato Roberto Rossi

i proprietari di rivedere l’ammontare del canone. Tuttavia è il Codice Civile, con l’art. 1467 c.c., ad offrire un valido rimedio quando, a seguito di avvenimenti straordinari ed imprevedibili (come l’emergenza sanitaria in corso) la prestazione dovuta, appunto il pagamento del canone, diventa eccessivamente onerosa.Il minimo che legittimamente può richiedere il conduttore è di ritardare il pagamento rispetto alla scadenza prevista in contratto, trattandosi di un inadempimento incolpevole provocato da un’impossibilità sopravvenuta e temporanea (in quanto destinata a durare sino al termine dell’emergenza Coronavirus), il tutto senza addebito di interessi e/o di penali in genere art. 1256 2° co.c.c.

Se l’inquilino se ne vuole andare può dare disdetta per Coronavirus e il proprietario la deve accettare?

Se l’inquilino (sia esso un privato o un commerciante) non è più in condizione di pagare l’affitto avendo perso il reddito, può dare disdetta per giusta causa. Il contratto però va rispettato, per cui è dovuto comunque il pagamento del preavviso. Il proprietario non può opporsi alla disdetta, né avrebbe interesse a farlo dal momento che l’inquilino non è più in grado di pagare. Tuttavia le parti si possono accordare per utilizzare a questo scopo la somma versata a titolo di cauzione. In ogni caso è bene che ogni comunicazione venga fatta via pec, o altrimenti chiedendo conferma della ricezione della mail ordinaria.

E per gli studenti fuori sede?

Purtroppo non sono previsti sconti per i fuori sede tornati in famiglia. Può chiedere una riduzione solo lo studente che pagava l’affitto con il suo lavoro e lo ha perso (in tal caso si rientra nel concetto di giusta causa di cui si è detto sopra) o lo ha perso il genitore del quale è a carico. Il fatto di lasciare la casa vuota non ha nessuna rilevanza, dato che il canone è dovuto anche se non si usa l’appartamento. Possono invece chiedere la sospensione del pagamento gli studenti Erasmus richiamati nel loro Paese, dal momento che in questi casi non viene pagata la borsa di studio. Si potrà quindi prevedere il prolungamento della durata del contratto alla riapertura degli Atenei.

Esiste una normativa specifica per i locali commerciali?

Il decreto Cura Italia ha previsto un credito d’imposta del 60% del canone di locazione per gli inquilini che hanno in affitto locali accatastati C/1. Per ottenere il bonus è però necessario aver pagato il canone per intero, il che appare in contrasto con l’esigenza di “aiuto”. Per essere chiari si deve pagare il 100% del canone per ottenere un credito di imposta (si faccia attenzione, non un rimborso) del 60%. Il “sostegno” così strutturato non sembra efficace. Meglio sarebbe tentare un accordo con il proprietario e quindi mediare sulle rispettive posizioni, per concordare ad esempio una riduzione del canone, ovvero spalmare la morosità sui successivi pagamenti.

In caso di riduzione del canone esiste uno sconto sulle tasse per il proprietario?

Le imposte si pagano sull’importo dichiarato al momento della registrazione del contratto, quindi se si riduce l’ammontare del canone si deve comunicare il nuovo importo per evitare di pagare in più.Ciò vale sia per i contratti di locazione residenziali, sia per i commerciali. La registrazione del nuovo accordo è gratuita per legge e la circolare 12/2016 illustra le regole per effettuarla. In seguito alla chiusura degli uffici è indicata sul sito dell’Agenzia delle Entrate la possibilità di inviare i documenti via mail. Per la comunicazione si può comunque attendere il mese di giugno perché anche per questi atti (circolare n. 8) i termini sono sospesi.

Esistono aiuti economici da parte degli Enti Pubblici?

E’ stato deliberato da parte delle singole Regioni un contributo. La Regione Lazio ad esempio ha stanziato un fondo denominato “Fondo straordinario per il sostegno alla locazione 2020” di 43 milioni di euro per il pagamento dell’affitto: 22 milioni di euro per chi ha subìto un riduzione del 30% del reddito familiare nel periodo compreso tra il 23 febbraio ed il 31 maggio 2020 rispetto all’anno precedente (2019) e 21 milioni di euro per velocizzare l’erogazione di contributi già messi a bando per i Comuni.
Come riportato sul sito della Regione Lazio: “Con questa misura la Regione Lazio sostiene gli studenti e i lavoratori autonomi e dipendenti che hanno subito una contrazione di almeno il 30% del reddito del nucleo familiare a causa dell’emergenza Covid-19. Il contributo è destinato a tutte le persone con regolare contratto di affitto, che abbiano un reddito non superiore ai 7.000 euro trimestrali, ovvero circa 28.000 euro annui. Il contributo è pari al 40% fino a un massimo di tre mensilità del costo dell’affitto”.
Il contributo si può ottenere presentando un’autocertificazione della propria situazione economica nel trimestre indicato (23 febbraio al 31 maggio 2020) e facendo domanda al proprio Comune. Il Comune raccoglierà la documentazione e stilerà la graduatoria entro il termine di 45 giorni per poi assegnare direttamente le risorse.
La domanda per usufruire del contributo è editabile direttamente sul sito della Regione Lazio.

Chi usufruisce del reddito di cittadinanza può accedere al contributo per l’affitto?

Chi percepisce il reddito di cittadinanza nel quale è inclusa una quota destinata a coprire il costo di locazione può richiedere e ottenere il contributo all’affitto.
In base a quanto chiarito dal Ministero del Lavoro, la quota del reddito di cittadinanza dedicata al sostegno all’affitto è rivolta alle famiglie non proprietarie della casa di abitazione e l’eventuale contributo all’affitto erogato da Comuni e Regioni sono compatibili. Il Ministero del Lavoro ha infatti affermato che il diritto all’abitazione rientra nel novero dei diritti sociali fondamentali e benché non espressamente incluso nella Carta Costituzionale, deve essere incluso tra i diritti inviolabili e, quindi, deve considerarsi bene di primaria importanza. Ne consegue che anche chi beneficia già del reddito di cittadinanza può accedere alla domanda di erogazione del contributo per il pagamento del canone di affitto.