“Parlare oggi del trasporto della macchina di S. Rosa è da irresponsabili”

NewTuscia – VITERBO – Piangiamo ancora i tanti morti , abbiamo vivide le immagini della colonna di mezzi militari che porta via i feretri, le immagini degli ospedali affollati che non sono i grado di accogliere il grande numero dei malati, con operatori sanitari sfiniti di fronte ad una emergenza mai immaginata prima e il sacrificio  di tanti di loro.

E, mentre da ogni parte ci si appella al senso di responsabilità, qui a Viterbo qualcuno già sta progettando  il trasporto della macchina di S. Rosa.

Questo significa non aver rispetto per una comunità che è stata duramente  colpita, non aver rispetto delle misure di distanziamento ancora in atto,  ma soprattutto significa non aver imparato niente da quanto è successo.

Ripartire è giusto e sacrosanto ma la parola d’ordine è “con responsabilità”.

Paola Celletti
Paola Celletti

A Viterbo si sono già fatti gravi errori , come ospitare in piena pandemia il campionato nazionale di nuoto. Vogliamo continuare sulla stessa strada?

Credo che ognuno di noi, di questi tempi,  si sia reso conto  di quanto ci siano costati i tagli alla sanità, la chiusura degli ospedali di zona, il blocco delle assunzioni del personale sanitario ,  quindi, occorre invocare  la massima serietà e ripartire senza  creare aspettative premature e imprudenti .

Io, da credente, penso ai valori che  S. Rosa ci ha trasmesso con il suo esempio,  come il rispetto della vita e l’amore per i più fragili e credo che il compito di ognuno e quello della comunità intera consista nel difenderli e metterli in pratica.

Allora occorre, prima di tutto,  garantire l’incolumità , la sicurezza nei luoghi pubblici e nei posti di lavoro, le riaperture delle strutture sanitarie chiuse e le idonee assunzioni di personale sanitario.

E nel frattempo  cercare  di ripartire trasformando questa dolorosa vicenda in opportunità.

Pensando, per esempio, a valorizzare il pregio e la storia del nostro territorio in base ad un progetto di lungo respiro che non si esaurisca in una sola festa di due giorni ma in un programma che possa sviluppare lavoro  dignitoso, sostenendo chi si trova in difficoltà economica, non solo attraverso l’assistenziliasmo.

 Mi auguro che ognuno di noi in questa fase della vita così complicata, ne esca con maggiore consapevolezza e soprattutto  con la voglia e la tenacia di tornare ad una vita migliore anche a costo di rivalutare le priorità.

Per le feste e i festeggiamenti, anche questi essenziali e opportuni, abbiamo tempo per decidere.