Mauro Belli (ADOC): “Ricominciamo cambiando, ma a quali costi?”

NewTuscia – VITERBO – I consumi, sono calati a marzo di circa il 30% eccetto il settore alimentare, dovuti alla perdita di reddito e soprattutto al blocco del lavoro di milioni di persone, alle chiusure di milioni di aziende, di negozi, di botteghe e di varie attività professionali e di servizi. Famiglie, esercenti ed imprenditori, che poi sono tutti consumatori, sono ormai alla” canna di fucile”. Attualmente si parla della riapertura che per molti vuol dire ricominciare. In questi due mesi noi tutti, cittadini-consumatori, abbiamo cambiato modo di vivere, di lavorare e direi meglio, per tantissimi, di non lavorare. Il Governo sta ormai pensando alla così detta fase 2, mettendo giustamente al centro la sicurezza, ma il tutto, come sarà messo in pratica?

I lavoratori e le imprese, dovranno cambiare tutto ed i consumatori si dovranno adattare.

Nei posti di lavoro si praticherà la sanificazione, il distanziamento sociale e l’utilizzo obbligatorio dei mezzi di protezione (mascherine, guanti, occhiali, ecc.).

I locali pubblici (bar, ristoranti, cinema, teatri, uffici, stabilimenti balneari ecc.) vedranno così diminuire almeno del 50% i posti, rinunciando di conseguenza alla metà dei propri guadagni.

Diminuendo gli introiti e crescendo i costi, dovuti alla ristrutturazione (divisori in plexiglas, arredi specifici, camminamenti, prodotti di sanificazione e di protezione, ecc.), molte aziende, saranno costrette, per cercare di non chiudere o fallire, ad aumentare i prezzi ed a licenziare alcuni dipendenti.

Tutto ciò, diminuirà la capacità di spesa delle famiglie e quindi contrarrà ancora di più i consumi.

Le associazioni dei consumatori e di categoria, credono che questi costi ricadano, come sempre, sui cittadini-consumatori, sui commercianti, sugli artigiani e sulle PMI.

Per scongiurare ciò, i consumatori e gli imprenditori, vogliono partecipare, stando tutti i giorni sul campo, alla progettazione, nel rispetto delle norme, per la ristrutturazione delle loro attività, anche a livello provinciale e comunale, costituendo dei gruppi di lavoro specifici.

Questi costi, per la messa a norma, dovranno essere devoluti a fondo perduto, come stanno facendo la Francia, la Germania e gli Stati Uniti, con accrediti diretti in banca a famiglie ed imprese e magari, a seguito di finanziamenti solidali concessi dall’Europa, se questa vorrà ancora esistere.

Bisogna fare presto, per essere pronti alla riapertura, speriamo, il 4 maggio.

Abbiamo solo pochi giorni, per lavorare tutti insieme e ritornare gradualmente a lavorare e vivere.

Mauro Belli