Diritto in diretta. Considerazioni sulla presunta illegittimità del DPCM del 10/4/20 per violazione degli artt. 1, 4, 16, 32, 35 e 41 della Costituzione (a cura dell’Avv. Roberto Rossi)

NewTuscia – VITERBO – Il DPCM del 10 aprile 2020 è un atto amministrativo del Presidente del Consiglio dei Ministri che, nel momento in cui impone la limitazione della libertà di circolazione delle persone, sulla base di un “contenimento universale” per esigenze sanitarie, si pone in contrasto con gli artt. 16 e 32 Costituzione, oltre ad impedire gravemente lo svolgimento dell’attività lavorativa e di iniziativa economica di cui agli artt. 1 – 4 – 35  e 41 della Costituzione stessa.

I precedenti DPCM resi per la situazione emergenziale della pandemia COVID 19 sono stati emanati dal Presidente del Consiglio in quanto a ciò autorizzato dal D.L. del 6 febbraio 2020 n. 6, poi abrogato e sostituito dal D.L. 19 del 25 marzo 2020, ma ancora in fase di conversione, che attribuisce al Presidente del Consiglio il potere di assumere provvedimenti limitativi le libertà personali.
La funzione legislativa a norma dell’art. 70 Costituzione è esercitata dal Parlamento anche se, a norma dell’art. 77, il Governo può adottare in casi di straordinaria necessità ed urgenza decreti aventi forza di legge  da sottoporre al Parlamento per la successiva conversione in legge.
Il problema che quindi si pone è quello di verificare se il dettato costituzionale viene ad esser rispettato nell’ipotesi in cui  il Governo  attribuisca,  con un decreto legge,  ad un proprio componente, il potere di limitare, con atti amministrativi, le libertà costituzionali.
La risposta non può che esser negativa in quanto il tenore letterale dell’art. 16 della Costituzione non ammette la possibilità di limitare la libertà di circolazione con un atto amministrativo, essendo riservata tale possibilità solo alla legge.

Il DPCM del 10 aprile 2020, appare quindi illegittimo perchè adottato in difetto di applicazione di norma presupposta che, appunto, dovrebbe attribuire il potere di emanazione delle restrizioni in capo al Presidente del Consiglio.

Ad onor del vero va detto però che il T.U. delle leggi sanitarie R.D. 1265/1934,Titolo V artt. 253 e ss., prevede la possibilità in capo al Ministro dell’Interno, sentito il Consiglio Superiore di Sanità,  di adottare misure opportune in caso di epidemie, così come l’art. 32 della L. 833/1978 riconosce tale potere, anche sull’intero territorio nazionale, al Ministro della Sanità.

Ciò detto il DCPM 10 aprile 2020 appare comunque essere stato adottato in difetto di legittimità, perché in  violazione di una norma presupposta e degli artt. 1, 4, 16, 32, 35 e 41 della Costituzione.
Comunque sia, il distanziamento sociale, ad oggi, è l’unica soluzione conosciuta per evitare il diffondersi della malattia e, quindi, rimanere a casa è un dovere di coscienza verso se stessi, le persone care e la comunità, che presuppone un senso civico indipendente dalla validità o meno degli atti governativi.
Quindi, solo per successivamente alla cessazione  dell’emergenza sanitaria, potrà essere valutata la legittimità delle sanzioni irrogate, oggi restiamo in casa quanto più possibile.